Il debito pubblico italiano sembra essere in mano agli stranieri in quota rilevante. E’ qualcosa che ci si può ritorcere contro? Cerchiamo di scoprirlo.

Chi detiene il debito pubblico italiano
Il debito pubblico continua a rappresentare uno dei principali problemi strutturali dell’economia nazionale. Nel 2025 il suo rapporto con il prodotto interno lordo si è attestato al 137,1%, tra i livelli più elevati dell’area euro. Secondo le previsioni ufficiali, il rapporto debito-Pil è destinato a salire ancora nel 2026, prima di iniziare gradualmente a ridursi negli anni successivi.
Ma chi possiede concretamente questo enorme debito? Una parte significativa è nelle mani di investitori stranieri. È importante sottolineare che gli stranieri non possiedono la maggioranza del debito pubblico italiano. Secondo i dati disponibili più recenti sulla composizione dei titoli di Stato, gli investitori non residenti rappresentavano circa il 34-35% del totale.
Nel frattempo, la loro presenza è aumentata, mentre quella della Banca d’Italia e dell’Eurosistema è diminuita dopo la fine degli acquisti straordinari di titoli legati alle politiche monetarie degli anni precedenti.
Per capire perché tanti stranieri comprino il debito italiano bisogna ricordare come funziona il finanziamento dello Stato. Quando il Tesoro ha bisogno di denaro, emette titoli come Btp e Bot. Chi li acquista presta di fatto denaro allo Stato, ricevendo in cambio interessi e la restituzione del capitale alla scadenza. Questi titoli vengono scambiati sui mercati internazionali e possono essere acquistati da banche, fondi di investimento, assicurazioni, fondi pensione e altri grandi investitori.
Titoli italiani convengono

L’Italia offre un mercato particolarmente ampio e liquido. I titoli di Stato italiani sono numerosi, vengono emessi con scadenze diverse e possono garantire rendimenti interessanti rispetto a quelli di altri Paesi considerati affidabili. Per un investitore internazionale, inoltre, comprare titoli di diversi Stati permette di distribuire il rischio e non concentrare tutto il patrimonio in un solo mercato.
C’è poi un altro motivo. Negli ultimi anni la Banca centrale europea ha ridotto progressivamente il proprio portafoglio di titoli acquistati durante la fase del quantitative easing. Questo ha lasciato una maggiore parte del finanziamento del debito al mercato. Gli investitori esteri hanno contribuito a colmare questo spazio, aumentando la loro presenza nei titoli italiani.
Il fenomeno ha ovviamente vantaggi e rischi. La presenza di molti investitori stranieri amplia la platea di chi finanzia lo Stato e può rendere più facile collocare i nuovi titoli. D’altra parte, gli investitori internazionali possono essere più sensibili ai cambiamenti delle condizioni economiche e politiche.
Il vero problema, quindi, non è che una parte del debito sia posseduta dagli stranieri. È che il debito complessivo è molto elevato e deve essere continuamente rinnovato. Più alto è il debito, maggiore è l’importanza della fiducia dei mercati e più pesano gli interessi sul bilancio pubblico. Nel 2025 la spesa per interessi è arrivata al 3,8% del Pil, un valore particolarmente elevato nel confronto europeo. Siamo in grado di gestire ogni evenienza?