Dazi sulla birra canadese? Ecco le conseguenze dell’ultima mossa decisa da Donald Trump contro i canadesi. Azione che potrebbe portare ad alcuni cambiamenti anche a livello internazionale.

Conseguenze dei dazi sulla birra
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada è arrivata anche davanti al bancone del bar. La birra, insieme ad altre bevande alcoliche, è diventata infatti uno dei prodotti simbolo dello scontro tra Washington e Ottawa. La decisione dell’amministrazione di Donald Trump di colpire le importazioni canadesi con nuovi dazi rischia di avere conseguenze. E non soltanto per i produttori, ma anche per distributori, locali e consumatori americani.
Il passaggio più importante è arrivato in queste ultime settimane quando Trump ha annunciato dazi del 50% su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada. Includendo anche le bevande alcoliche. La misura è stata presentata dalla Casa Bianca come una risposta alle politiche commerciali canadesi considerate penalizzanti per gli Stati Uniti, comprese le restrizioni adottate da alcune province nei confronti dell’alcol americano.
Per una birra prodotta in Canada e venduta negli Stati Uniti, un dazio del 50% significa un forte aumento del costo all’ingresso. Il produttore o l’importatore può decidere di assorbire una parte della spesa, riducendo i propri margini, oppure trasferirla lungo la catena commerciale. Il prezzo finale quindi può aumentare e rendere la birra canadese meno competitiva rispetto ai prodotti statunitensi o a quelli provenienti da altri Paesi.
La situazione si è ulteriormente aggravata lo scorso 8 settembre quando Donald Trump ha annunciato il divieto di importazione negli Stati Uniti della maggior parte delle bevande alcoliche canadesi, compresa la birra, con entrata in vigore prevista per il 29 settembre. Non si tratta quindi più soltanto di rendere un prodotto più costoso attraverso un dazio: per le categorie interessate significa impedire completamente l’accesso al mercato americano.
Il Canada ha risposto in modo simile

La risposta canadese non si è fatta attendere. Ottawa ha introdotto nuovi dazi su una serie di prodotti statunitensi, in una misura che arriva fino al 50% per alcune categorie. Il rischio è quello di una spirale di ritorsioni nella quale produttori e consumatori di entrambi i Paesi finiscono per pagare il prezzo delle tensioni politiche.
In questo scenario è interessante anche il caso di Sapporo, storico produttore giapponese di birra. L’azienda possiede infatti la canadese Sleeman Breweries e il Canada rappresenta più della metà delle sue vendite di birra all’estero. La società ha valutato la possibilità di trasferire negli Stati Uniti una parte limitata della produzione di bevande analcoliche realizzata in Canada, proprio per ridurre l’esposizione ai nuovi dazi. Reuters
Il caso Sapporo dimostra come la questione non riguardi soltanto i produttori canadesi. Le catene produttive sono ormai internazionali e un’azienda giapponese può ritrovarsi coinvolta in una disputa commerciale tra Stati Uniti e Canada. Anche per la bevanda al luppolo quindi la guerra dei dazi rischia di trasformarsi in una questione di prezzi, produzione e strategie industriali che il cliente finale si troverà a subire.