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Inflazione 2026, le aspettative

L’inflazione è tornata a occupare un posto centrale tra le preoccupazioni di cittadini e istituzioni. Quali sono le aspettative per i prossimi mesi? Cerchiamo di fare due calcoli.

Come si sta comportando l’inflazione

Dopo il forte aumento dei prezzi registrato negli anni successivi alla pandemia, la situazione sembrava essersi gradualmente stabilizzata. In Italia, però, gli ultimi dati mostrano una nuova accelerazione, legata soprattutto al costo dell’energia.

Secondo i dati definitivi dell’Istat, ad agosto 2026 i prezzi al consumo sono aumentati del 3,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, contro il 2,9% registrato a luglio. L’aumento è stato determinato soprattutto dai beni energetici: i prezzi degli energetici non regolamentati sono cresciuti del 17%, mentre quelli regolamentati hanno segnato un aumento del 18,6%. Anche alcuni beni durevoli e gli alimentari non lavorati hanno contribuito alla crescita.

Il quadro appare essere più eterogeneo di quanto suggerisca il dato generale. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi e permette di osservare meglio le pressioni più persistenti sui prezzi, è scesa dall’1,6% all’1,5%.

Anche il cosiddetto carrello della spesa ha rallentato, passando dall’1% allo 0,9%. Questo significa che l’accelerazione attuale dipende in larga misura da alcuni fattori specifici, soprattutto dall’energia, e non da un aumento generalizzato di tutte le categorie di beni e servizi.

Perché l’energia sta pesando così tanto? Uno dei principali fattori è rappresentato dalle tensioni geopolitiche e dalle loro conseguenze sui mercati internazionali. I conflitti possono provocare problemi nelle forniture, aumentare l’incertezza e far salire il prezzo di petrolio, gas e altre materie prime.

Fare attenzione a energia

L’aumento dei costi energetici può poi trasferirsi, almeno in parte, sui prezzi dei prodotti e dei servizi, perché l’energia è utilizzata per produrre, trasportare e distribuire praticamente ogni bene. Anche la Banca centrale europea considera l’energia e gli effetti delle tensioni geopolitiche tra i principali rischi per l’andamento dell’inflazione nell’area euro.

Lo scenario per i prossimi mesi? Rimane incerto. La Bce prevede che lo shock energetico possa mantenere l’inflazione sopra l’obiettivo del 2% nel breve periodo, mentre gli effetti indiretti sui prezzi dovrebbero essere più contenuti rispetto a quelli osservati durante la precedente grande ondata inflazionistica. Le previsioni sono comunque condizionate dall’evoluzione dei conflitti e dei prezzi dell’energia.

Per le famiglie questo significa che un ritorno immediato a una crescita dei prezzi molto bassa non è scontato. Se i costi energetici dovessero stabilizzarsi, le pressioni inflazionistiche potrebbero gradualmente attenuarsi.

Se invece le tensioni internazionali provocassero nuovi aumenti delle materie prime, l’inflazione potrebbe rimanere elevata più a lungo. Nei prossimi mesi saranno quindi soprattutto energia, alimentari, salari e andamento della domanda a determinare cosa accadrà.