BMW: utile in calo ma outlook confermato

di Roberto R Commenta

 Nel secondo trimestre del 2012, la casa automobilistica BMW ha realizzato un utile netto di gruppo in calo del 28,1%, fino a 1,3 miliardi di euro (1,94 euro per azione). Nonostante l’attuale congiuntura economico-finanzaria, il gruppo ha confermato il suo outlook per l’anno 2012. Gli analisti avevano previsto un calo dell’utile netto leggermente meno pronunciato, pari al 24%, fino a 1,4 miliardi di euro.

Il risultato operativo (EBIT) si è attestato al 19%, a 2,3 miliardi di euro, pari a un margine dell’ 11,8% contro il 15,7%. A gravare sui risultati, comunque in linea con le aspettative, i costi più elevati per il personale, per la tecnologia e per lo sviluppo di nuovi veicoli, unitamente all’intensificarsi della concorrenza di mercato e alla debolezza della domanda europea.

Nel corso del primo semestre, le vendite sono comuqnue aumentate del 10,5%, impennandosi a 37,5 miliardi di euro. BMW ha confermato la sua precedente stima, pur sottolineando che la crisi del debito in Europa potrebbe portarsi per la seconda parte dell’anno, gettando ulteriori ombre sul contesto macroeconomico.

“Ci aspettiamo ancora (nel 2012) di vendere più veicoli e realizzare un profitto ante imposte superiore a quello del 2011″, ha riferito Norbert Reithofer, CEO del gruppo.  BMW mantiene inoltre il suo obiettivo annuale per il margine operativo della divisione auto in un range compreso tra l’8 e il 10%.

Il fatturato di BMW è comunque aumentato del 7%, spingendosi a 19,2 miliardi di euro nello stesso periodo, e conformandosi alle aspettative degli analisti. Il produttore tedesco di auto di lusso, Rolls-Royce ma anche di City car, è riuscito a incrementare le proprie vendite del 5,4% nel secondo trimestre, a quota 475.011 veicoli.

Il mercato europeo dell’auto è in piena crisi. Nel mese di giungo le vendite di auto nell‘Unione Europea sono precipitate del 2,8% su base annua, secondo i dati resi noti dall’associazione dei costruttori europei, sebbene con differenze significative.

Alcuni produttori infatti – tedeschi in primis – sembrano fare meglio degli altri. Come si spiega? In effetti, i gruppi presenti sui mercati più redditizi, quali USA, Cina, la stessa Russia, Brasile e altri, quindi soprattutto al di fuori dell’Europa, si comportano decisamente meglio rispetto a coloro che concentrano le proprie vendite in Europa. I mercati globali sono in aumento e i produttori europei che sono presenti in queelle aree che beneficiano di un notevole margine di crescita ed espansione, riescono a compensare le perdite accusate nel Vecchio Continente, su cui incide considerevolmente la crisi economica. Se il mercato passa da 15 a 12 milioni in un anno, ovviamente alcuni produttori hanno problemi di sovraccapacità.

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