Non si guarda certo alla scaramanzia, di questi tempi i pensieri sono ben altri: l’ITForum è ormai giunto alla sua tredicesima edizione, ma mai come quest’anno si attendeva questo evento per avere una maggiore comprensione in merito ai mercati finanziari in tempo di crisi. Il forum in questione, il quale ha trovato la sua collocazione ideale presso il Palacongressi di Rimini (una struttura nuova di zecca) è tra le più importanti manifestazioni di questo tipo, con due ulteriori vantaggi, vale a dire quello della completa gratuità e quello dell’indipendenza. L’obiettivo sarà ancora una volta quello di agevolare le movimentazioni nei vari segmenti finanziari.
Dimissioni manager JpMorgan
Dopo lo scandalo finanziario che ha condotto JpMorgan, la principale banca d’affari statunitense, a cedere oltre 2 miliardi di dollari di perdite in sole sei settimane (con il risultato negativo di periodo che dovrebbe raggiungere il picco dei 3 miliardi di dollari entro la fine del mese di giugno), iniziano a saltare le prime teste tra i top manager.
A far maggiore scalpore è la scelta dell’amministratore delegato Jamie Dimon di accettare le dimissioni del proprio braccio destro, Ina Drew, responsabile degli investimenti della banca d’affari, che appena scoppiato il caso, alla fine del mese di aprile, aveva avanzato proposta di dimissioni, puntualmente respinta dal consiglio di amministrazione. Ora, tuttavia, Dimon sembra essere più convinto dell’offerta di dimissioni della Drew, orientandosi verso la conferma della rottura del rapporto di lavoro.
Maxi perdita per Tepco
Divenuta improvvisamente famosa in tutto il mondo per il disastro nucleare di Fukushima, la Tepco – Tokyo electric power co. – compagine amministratrice dell’impianto colpito dallo tsunami conseguente al terremo dell’11 marzo 2011 che ha colpito l’arcipelago nipponico, è stata costretta a chiudere il bilancio fiscale 2011 / 2012 con risultati estremamente negativi, diretta conseguenza dei fatti tristemente famosi, che hanno catalizzato l’attenzione di tutto il Pianeta.
La Tepco ha così annunciato perdite annuali per 781 miliardi di yen, pari a poco più di 9,75 miliardi di dollari al cambio attuale. Un risultato che, come si potrà intuire, è straordinariamente negativo, e va perfino al di là delle nere previsioni degli osservatori internazionali, che attendevano perdite ingenti, ma non certo ammontanti all’incredibile risultato netto negativo conseguito dall’azienda.
Banca Sella apre il primo convegno dedicato ai trader
Banca Sella fa parlare ancora una volta di sé per una iniziativa molto interessante che è destinata a tutti i trader del nostro paese: l’istituto di credito piemontese ha infatti promosso l’iniziativa che è intitolata non a caso “Grandi eventi per il trader”. Di cosa si tratta esattamente? Entrando maggiormente nel dettaglio, c’è da dire che l’evento in questione consiste in un ciclo di tre incontri da svolgersi entro l’anno che sono stati progettati e ideati in collaborazione con Borsa Italiana. Chiunque parteciperà a questa sorta di seminari, oltre ovviamente ai relatori, avranno la possibilità di dar vita a un confronto costruttivo sulle tecniche operative, sul funzionamento dell’analisi di mercato e sugli strumenti nuovi e innovativi che sempre più stanno caratterizzando il trading online. Nello specifico, i meeting in questione saranno svolti all’interno di Palazzo Mezzanotte a Milano, la sede della nostra borsa valori per l’appunto.
A Treviso il decimo convegno sulla materia antitrust
La città di Treviso è pronta ad accogliere domani e dopodomani la due giorni della decima edizione del convegno “Antitrust fra diritto nazionale e diritto dell’Unione Europea”: si tratta di un appuntamento ormai immancabile e che ormai esiste da ben due decenni, con l’intero universo antitrust che ha l’occasione di fare il punto sulla situazione interna e su quella internazionale. La prima organizzazione, infatti, risale al lontano 1992 e si tiene ogni due anni grazie allo Studio Legale Rucellai e Raffaelli, oltre ad altri importanti patrocini. Solo per citarne alcuni, si possono annoverare l’Associazione Italiana Giuristi d’Impresa (meglio nota con l’acronimo Aigi), l’Associazione Antitrust Italiana (Aai) e la Fondazione Cassamarca.
Profitti deludenti per Panasonic
Panasonic, una delle società giapponesi più note sul fronte dell’elettronica di consumo, ha pubblicato dei dati di periodo particolarmente deludenti se confrontati con le attese degli analisti. L’anno fiscale 2011 / 2012 (che per la compagnia nipponica si è concluso il 31 marzo), trascina al ribasso i principali valori di conto economico per l’azienda di Osaka, che ha dovuto affrontare dei trimestri non proprio agevoli.
Ne consegue che i profitti netti dovrebbero probabilmente abbassarsi a quota 50 miliardi di yen (circa 627 milioni di dollari), contro previsioni dei principali osservatori di mercato che stimavano intorno a 106 miliardi di yen (più del doppio) il volume degli stessi profitti. Il risultato è ad ogni modo sensibilmente migliore di quello riscontrato nell’anno precedente, quando il colosso tecnologico affrontò una perdita record di 772 miliardi di yen.
Nomisma smentisce la doppia velocità nei prezzi dei carburanti
Nomisma, la società consulenza fondata nel 1981 e attiva nell’ambito dell’economia applicata, ha provveduto a esaminare anche il settore dei carburanti: in particolare, secondo gli studi effettuati a Bologna è emerso come non esista affatto una doppia velocità per quel che riguarda le tariffe di benzina e gasolio. Che cosa vuol dire tutto questo? Tutto dipende dal collegamento che esiste tra le quotazioni a livello globale e i prezzi alla pompa, oltre a quello che percepiscono i consumatori e gli automobilisti. La ricerca in questione è stata condotta dalla divisione Energia di Nomisma, la quale ha smentito la doppia velocità, ma allo stesso tempo ha messo in luce come la tassazione sui carburanti sia difficilmente sopportabile, tanto che il prezzo medio di benzina e gasolio del nostro paes risulta essere il più alto del continente europeo.
Liquidazione coatta amministrativa per Banca Network
Sono ore davvero drammatiche quelle che sta vivendo Banca Network in questo momento: qualcuno aveva anche previsto il destino attuale, ma l’istituto milanese deve ora far fronte a una realtà a dir poco complicata, vale a dire quella della liquidazione coatta. Come è noto, si tratta di una delle procedure concorsuali con cui si può avere a che fare e che si verifica quando sussiste un grave stato di insolvenza, oltre che un pericolo per le attività economiche. Ora, però, sono soprattutto quei soggetti che hanno investito energie e risorse in tale progetto a rimetterci maggiormente, il tutto per colpa di una gestione sbagliata. D’altronde, non ci si poteva attendere nulla di meglio dopo le fallite offerte che erano state avanzate da altri gruppi piuttosto importanti, vale a dire Banca Fideraum e Banca Popolare di Vicenza, come anche non bisogna dimenticare le trattative che facevano capo a Consulntinvest e che sono anch’esse fallite.
S&P indica la via di uscita dalla crisi
Standard & Poor’s ha diramato alcune importanti considerazioni su quanto potrebbe accadere in caso di mancato apporto di nuovi capitali alla finanza internazionale, prevedendo uno scenario estremamente negativo se nel corso dei prossimi quattro anni non arriveranno almeno 46 trilioni di dollari, di cui 30 per rifinanziare i bond in scadenza e i prestiti erogati nel periodo pre crisi, e 13-16 trilioni di finanziamento della crescita.
Secondo l’agenzia di rating, pertanto, il peggio della crisi finanziaria potrebbe non essere ancora alle spalle, anzi. Entro i prossimi quattro anni la tanto temuta tempesta perfetta sui mercati finanziari potrebbe realmente avverarsi, spazzando via ogni minima certezza. A meno che, ovviamente, non si intervenga con l’unica cura che Standard & Poor’s riesce a delineare: nuovi capitali, ripatrimonializzazione delle banche, crescita economica USA e in Eurozona.
JpMorgan perde 2 miliardi di dollari
Nelle sole ultime sei settimane JpMorgan, una delle banche d’affari più importanti al mondo, ha perso più di 2 miliardi di dollari. Un vero e proprio smacco per un istituto di credito che era riuscito a destreggiarsi all’interno del mare della crisi finanziaria internazionale meglio dei principali concorrenti, e che pone a serio rischio la stabilità dell’immagine della struttura organizzativa e, in particolar modo, del numero 1 della banca, Jamie Dimon.
La causa di queste gravi perdite è infatti da ricondursi allo straordinario impatto negativo generato dalle politiche di copertura della banca attraverso i cds (i credit default swap, una sorta di contratto assicurativo di protezione contro i default di enti e società emittenti), impieghi che si sono rivelati, per dirla con le parole di Dimon, “un investimento più rischioso, volatile e meno efficace di quanto previsto”.