S&P indica la via di uscita dalla crisi

di Roberto R Commenta

Standard & Poor’s ha diramato alcune importanti considerazioni su quanto potrebbe accadere in caso di mancato apporto di nuovi capitali alla finanza internazionale, prevedendo uno scenario estremamente negativo se nel corso dei prossimi quattro anni non arriveranno almeno 46 trilioni di dollari, di cui 30 per rifinanziare i bond in scadenza e i prestiti erogati nel periodo pre crisi, e 13-16 trilioni di finanziamento della crescita.

Secondo l’agenzia di rating, pertanto, il peggio della crisi finanziaria potrebbe non essere ancora alle spalle, anzi. Entro i prossimi quattro anni la tanto temuta tempesta perfetta sui mercati finanziari potrebbe realmente avverarsi, spazzando via ogni minima certezza. A meno che, ovviamente, non si intervenga con l’unica cura che Standard & Poor’s riesce a delineare: nuovi capitali, ripatrimonializzazione delle banche, crescita economica USA e in Eurozona.

Più nel dettaglio, secondo Standard & Poor’s le società avranno bisogno di almeno 30 trilioni di dollari nel breve termine, oltre ai già ricordati 13-16 trilioni di finanziamento e supporto alla crescita. Dei 46 trilioni di dollari totali, più di 8 serviranno agli Stati Uniti per i soli rifinanziamenti, cui aggiungere 3 trilioni per la crescita. In Europa per la crescita verranno invece spesi 2,3 trilioni di dollari, mentre in Giappone i fondi serviranno per i debiti in scadenza (5,5 trilioni di dollari).

STANDARD AND POOR’S AFFONDA LA GRECIA

Brutte notizie anche per la Cina. Il gigante asiatico ha debiti in scadenza tollerabili per le sue dimensioni (7,5 trilioni di dollari), ma ha bisogno di quasi 10 trilioni di dollari per supportare la sua crescita. Le difficoltà stimate nel reperire tali nuovi capitali fanno pensare a Standard & Poor’s che la crescita cinese subirà un nuovo rallentamento nel breve termine, ponendo a serio rischio le possibilità di ripresa dell’economia mondiale.

Banche e mercati dei capitali dovrebbero essere in grado di rifinanziare il debito. A preoccupare sono soprattutto i nuovi finanziamenti alla crescita.

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