La delusione del flop dell’Ipo Facebook proprio non è andata giù agli investitori che hanno creduto al successo finanziario (poi, smentito) del social network più famoso del mondo. Quotata a 38 dollari, balzata rapidamente a oltre 42 dollari, il titolo ha poi intrapreso una lunga e ripida strada di deprezzamento che ha coinvolto l’intera prima settimana di negoziazione post – prima offerta pubblica. E, nell’occhio del ciclone, è finita Morgan Stanley.
La banca d’affari americana ha infatti guidato l’intero processo di quotazione di Facebook, presentando agli investitori una società solida e in crescita. Peccato che, nel contempo, un suo analista pubblicasse una revisione sulle stime dei ricavi (al ribasso, da più di 5 miliardi di dollari, a circa 4,85 miliardi di dollari per l’intero 2012). Quanto basta per far scattare le indagini da parte della Financial Industry Regulatory Authority, che vuole accertare se la banca d’affari abbia “selettivamente” scelto i clienti da informare sulle reali condizioni previsionali di Facebook.
Banche europee a rischio? La risposta è positiva, secondo il Wall Street Journal, tanto che all’interno dell’Unione Europea starebbero considerando l’introduzione di un piano comunitario di garanzie sui depositi, che si andrebbe a sommare a quelli nazionali già esistenti. “Non è ancora chiaro quanto sia stato sviluppato il piano” per offrire garanzie ai depositi, ha riportato il quotidiano finanziario americano tra le sue pagine.