McDonald’s riduce i menù per risollevare le vendite

 McDonald’s, la più celebre e affermata catena di fast-food al mondo, sta considerando seriamente di rivedere i propri menù in territorio americano. Diversi panini, la Ceasar salad, i burrito, ma anche i biscotti e le bistecche potrebbero ora scomparire, alla luce delle complicazioni per la salute dei consumatori, ma anche dell’eccessivo numero di piatti. In effetti, dal 2007 a oggi si è registrato un aumento in questo senso pari al 70%, per un totale di 145 diverse specialità, una scelta davvero difficile per la clientela. L’azienda ha precisato che simili modifiche si verificano e succedono da anni, se non decenni, ma intanto la sfida delle vendite è una delle principali priorità per il colosso di Oak Brook.

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L’Italia è il terzo paese europeo per l’economia sommersa

 Al nostro paese “piace” primeggiare nelle peggiori classifiche: ne è una chiara testimonianza l’ultima ricerca che è stata diffusa da Visa in merito alla cosiddetta economia sommersa. Stando infatti ai numeri diffusi dal colosso americano delle carte di credito, l’Italia sarebbe il terzo posto in cui il “nero” trionfa maggiormente a livello europeo, un podio di cui francamente avremmo fatto a meno. Il problema è più che mai attuale, visto che si tratta di dati relativi al 2013. Il sommerso italiano è pari a 333 miliardi di euro, oltre un quinto del nostro prodotto interno lordo.

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La Cisl auspica un modello duale per le Poste

 C’è un modello ben preciso a cui ispirarsi per rivoluzionare il servizio universale delle nostre Poste ed è quello suggerito da Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl (Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori): si tratta dell’esempio seguito dai tedeschi, il cosiddetto modello duale. Il pensiero è stato espresso dallo stesso Bonanni nel corso del Congresso Nazionale della Cisl Poste. Il sindacato in questione è pronto ad affrontare il problema nella maniera più attiva possibile, non soltanto ai fini della partecipazione agli utili, ma anche e soprattutto per ottenere una vera democrazia dal punto di vista economico.

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Confermata l’ammenda contro Eni per l’intesa sulle gomme sintetiche

 Per l’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) la giornata odierna non è cominciata nel migliore dei modi: in effetti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso di respingere in maniera integrale una impugnazione dell’aziende del “cane a sei zampe” riguardo una precedente sentenza ai suoi danni (vedi anche L’Ue è pronta a sanzionare nuovamente Eni e Versalis). Nel dettaglio, si tratta della condanna al versamento di una sanzione pecuniaria piuttosto pesante, vale a dire 181,50 milioni di euro.

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Il cda Piaggio approva la prima relazione trimestrale del 2013

 La giornata odierna è stata scelta dal celebre gruppo Piaggio per la riunione del proprio consiglio di amministrazione: oggi a Mantova, la spa di Pontedera ha beneficiato della presidenza di Roberto Colaninno, una presenza fondamentale per esaminare nel dettaglio e approvare la relazione del primo trimestre di quest’anno, dunque quella relativa al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo scorsi. Tra i dati più significati vanno sottolineati senza dubbio i ricavi consolidati in diminuzione di quaranta milioni di euro (nel raffronto con il primo trimestre del 2012), il lieve ribasso del margine operativo lordo e del risultato operativo, come è anche accaduto al risultato ante imposte e all’utile netto (da 3,2 a 1,1 milioni).

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La Germania e la popolarità dell’euro

 Nessuno ha mai chiesto ai cittadini tedeschi se l’euro fosse di loro gradimento. Ora, quasi quindici anni dopo che l’Europa ha introdotto la sua moneta unica, un nuovo partito politico è in ascesa e fa parlare di sé per le sue posizioni sfavorevoli alla divisa in questione, premendo per il ritorno al marco. Dunque, la domanda sorge spontanea: la Germania ha intenzione di mettere da parte l’euro? La risposta non è affatto semplice, anche perché si sta parlando della principale economia dell’eurozona, la cui centralità fa dipendere molte conseguenze sugli altri paesi.

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La Spagna ha il maggior deficit di bilancio dell’Ue

 Il deficit di bilancio della Spagna è stato il più vasto di tutta l’Unione Europea nel 2012. La sfida che sta affrontando il primo ministro della nazione iberica, Mariano Rajoy, è dunque complicata, visto che sta preparando nel dettaglio un nuovo piano per tentare di far ripartire l’economia. L’Eurostat ha diffuso oggi questi dati allarmanti, mettendo in luce come il deficit spagnolo sia aumentato fino al 10,6% del prodotto interno lordo, soprattutto a causa dei costi sostenuti per il salvataggio del settore bancario. Nel 2011, il valore in questione si era fermato al 9,4%, mentre un anno fa è stato peggiore addirittura di quello della Grecia (10%).

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Le scarse informazioni dei mercati rionali italiani

 Sono davvero scarse le informazioni con cui si trovano a che fare i consumatori italiani presso i vari mercati rionali. Si tratta di un interessante, ma anche preoccupante rapporto che è stato messo in luce dal Movimento Difesa del Cittadino, vale a dire quello sulle etichette del settore ortofrutticolo e dei prodotti ittici. L’indagine in questione ha evidenziato come in appena due banchi su dieci di tali mercati vi sia una etichettatura regolare. Per quel che riguarda i prodotti ittici la situazione è decisamente migliore, visto che il 45% del campione esaminato non ha presentato alcun problema dal punto di vista normativo.

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A marzo vendite in calo per H&M

 Hennes & Mauritz, l’azienda di abbigliamento svedese che è meglio nota con la sigla H&M, deve fare i conti con numeri non proprio positivi per quel che riguarda le proprie vendite. In effetti, il gruppo di Stoccolma ha fatto registrare un calo in tal senso pari a quattro punti percentuali, una differenza piuttosto netta rispetto a quanto avvenuto un anno fa (a marzo del 2012, infatti, si annunciò trionfalmente un balzo in avanti del 26%). Tra l’altro, questa contrazione diventa ancora più preoccupante se si prendono in considerazione i negozi che sono stati aperti da almeno 365 giorni, vale a dire l’analisi su base comparabile.

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Le remunerazioni dei manager Pirelli nel 2012

 Poco più di tre milioni di euro: è questo l’importo della remunerazione ricevuta lo scorso anno da Marco Tronchetti Provera, numero uno e amministratore delegato di Pirelli. I 3,083 milioni a cui si sta facendo riferimento non sono altro che quanto pagato dalla società milanese per le due importanti cariche ricoperte: per una larghissima fetta (la quasi totalità per la precisione), si sta parlando di compensi fissi. Le altre retribuzioni dei top manager sono piuttosto lontane da tale cifra, visto che Vittorio Malacalza e Alberto Pirelli, entrambi vicepresidenti del gruppo lombardo, hanno ottenuto rispettivamente 431mila e 952mila euro.

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