Confermata l’ammenda contro Eni per l’intesa sulle gomme sintetiche

di Simone Commenta

Per l’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) la giornata odierna non è cominciata nel migliore dei modi: in effetti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso di respingere in maniera integrale una impugnazione dell’aziende del “cane a sei zampe” riguardo una precedente sentenza ai suoi danni (vedi anche L’Ue è pronta a sanzionare nuovamente Eni e Versalis). Nel dettaglio, si tratta della condanna al versamento di una sanzione pecuniaria piuttosto pesante, vale a dire 181,50 milioni di euro.

La colpa della spa fondata da Enrico Mattei è quella di aver partecipato a una intesa restrittiva della concorrenza in relazione al mercato delle gomme sintetiche. Tutto è cominciato esattamente sette anni fa. In effetti, nel 2006 la Commissione Europea decise di infliggere delle multe, per un ammontare complessivo di 519 milioni di euro, a ben tredici società, dato che avevano partecipato, anche se in periodi diversi (tra il 1996 e il 2002 per la precisione) a questo accordo: i prodotti che sono stati protagonisti delle scorrettezze commerciali in questione sono la gomma butadiene e quella stirene e butadiene del tipo emulsione. Queste ultime sono di tipo sintetico e vengono di solito usate per produrre i pneumatici dei veicoli, ma anche per beni di consumo di diverso tipo (in primis i rivestimenti destinati ai pavimenti e le palline da golf).

Nel 2002, infatti, la Bayer aveva richiesto espressamente l’introduzione di apposite misure di clemenza. Ogni azienda coinvolta ha fissato degli obiettivi di prezzo, oltre ad aver ripartito i clienti attraverso i cosiddetti “accordi di non aggressione”, e allo scambio di informazioni riservate su tariffe, concorrenza e clientela. L’Eni ha partecipato all’intesa tramite una sua controllata, la Polimeri Europa spa, la quale si è poi trasformata in Versalis. La scelta di Bruxelles è stata quella di sanzionare e di aumentare di altri cinquanta punti percentuali tale somma: l’ammenda iniziale era superiore ai 272 milioni di euro, poi scesi ai già citati 181,50.

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