Standard Chartered: crolla in Borsa per scandalo Iran

di Roberto R Commenta

E’ l’estate degli scandali nel settore bancario britannico. Dopo Barclays, accusata di manipolare il Libor e HSBC, che avrebbe ciclato denaro, è il turno di Standard Chartered. La banca è stata accusata dagli Stati Uniti di nascondere transazioni con l’Iran per circa $ 250 miliardi (201 miliardi di euro) attraverso la sua filiale di New York. Accuse categoricamente smentite dalla banca britannica che intende ora difendersi in tribunale. L’effetto sul mercato azionario è devastante: l’azione di Standard Chartered crolla del 18,42%, precipitando a 1199 penny. La banca registra così il più grande calo dell’indice FTSE 100. Secondo lo Stato di New York, queste operazioni avrebbero consentito alla banca britannica di guadagnare centinaia di milioni di dollari in commissioni.Il Department of Financial Services (DFS) di New York ha di fatto accusato la banca di aver percepito centinaia di milioni di dollari di commissioni (…) per almeno dieci anni ed “esposto il sistema finanziario degli Stati Uniti” a terroristi, trafficanti d’armi, trafficanti di droga e regimi corrotti.

Il DFS cita in particolare 60.000 dollari (circa) di pagamenti effettuati tra gennaio 2001 e il 2007 attraverso la controllata newyorkese della banca. I dipendenti della banca falsificavano le transazioni ricorrendo a dei prestanome e sembra venissero persino approntati manuali ad hoc, con indicazioni sul modo in cui nascondere i nomi dei clienti e nascondere le prove del riciclaggio di denaro.

L’accusa del Diaprtimento americano poggia su oltre 30.000 pagine di documenti, comprese e-mail interne alla SCB, che descrivono le infrazioni “deliberate e riprovevoli”, come precisa lo stesso DFS. Standard Chartered, che concentra la propria attività in Asia e nei paesi emergenti, ha risposto pubblicando una smentita categorica.

“Il gruppo ha respinto la posizione o la descrizione dei fatti, come illustrate nel provvedimento rilasciato dalla DFS”, ha detto in una dichiarazione un portavoce della banca, Annemarie Durbin. Standard Chartered Bank ha inoltre precisato che il “99,9%” di pagamenti legati all’Iran era in conformità con le normative. La banca ha annunciato l’intenzione di trascinare in tribunale il regolatore degli Stati Uniti, precisando di aver già avviato trattative con le autorità federali al riguardo.

Standard Chartered è nata nel 1969 dalla fusione di due banche fondate nel XIX secolo, la Chartered Bank e la Standard Bank, entrambe specializzate nel commercio con le colonie britanniche. Nel 2011, l’istituto ha conseguito un utile netto record pari a  4,75 miliardi dollari, in crescita del 12% rispetto al 2010. Standard Chartered genera il 90% del suo fatturato in Asia, Africa e Medio Oriente.

Ma un’altra banca britannica è stata presa di mira dalle autorità statunitensi: HSBC, accusata di non aver vigilato su eventuali operazioni di riciclaggio. Secondo un rapporto del Senato degli Stati Uniti, HBUS (controllata americana di HSBC) ha raccolto 16 miliardi di dollari in sei anni conducendo operazioni segrete con l’Iran, mentre la sua controllata messicana avrebbe trasferito 7 miliardi di dollari verso HBUS tra il 2007 e il 2008, soldi che potrebbero essere stati destinati ai cartelli della droga messicani.

Su Standard Chartered gravano sette capi d’accusa, tra cui la falsificazione di documenti finanziari,  l’aver ostacolato l’azione governativa e l’aver omesso di informare il dipartimento in modo tempestivo, anche per evitare sanzioni federali.

Il dipartimento dei servizi finanziari minaccia di revocare la licenza a Standard Chartered Bank, la divisione americana del gruppo. Queste accuse potrebbero essere molto dannose per la banca, che dovrà preparsi ad affrontare tempi piuttosto duri. Intanto il 15 agosto il management dell’istituto dovrà fornire spiegazioni  (molto convincenti) circa le evidenti violazioni, spiegando “il motivo per cui la licenza nello Stato di New York non deve essere revocata”.

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