Processo Kerviel per buco SocGen

 Ha preso il via pochi giorni fa il processo d’appello nei confronti dell’ex trader francese di Societe Generale, Jerome Kerviel, che in primo grado era stato condannato a tre anni di carcere per il buco da 5 miliardi di euro generato in capo alla propria società di riferimento. Uno scandalo finanziario di straordinaria entità, il più grande gap negativo nella storia francese, generato da una serie di transazioni rappresentate da rischiose scommesse sui derivati, senza adeguata copertura.

Il trader si è difeso, ribadendo dinanzi ai giudici di non essere “responsabile per nessuna di queste perdite”, in quanto avrebbe “sempre agito seguendo le regole decise dai superiori”. Una tesi che cerca di invertire la tendenza del primo grado, quando i giudici assolsero da ogni responsabilità la banca francese, che in seguito alla maxi perdita fu costretta a ricapitalizzare il proprio patrimonio.

“Il mio mandato era fare soldi per la banca” – ha poi ribadito Kerviel, che ha spiegato come il suo desk superava regolarmente il limite di 125 milioni di euro per operazione.

Il legale della società francese ha invece insistito affermando che il ruolo di ogni trader era regolarmente definito con l’obbligo di non sforare i limiti decisi dalla banca. Un processo, quello in corso d’appello, che rischia di avere delle ripercussioni molto importanti anche sul fronte politico. La sentenza di secondo grado è attesa dopo l’estate, e potrebbe generare maggiore fiducia alle politiche del neopresidente socialista Francois Hollande, che insiste per poter giungere a una separazione tra il settore retail e quello degli investimenti a rischio. Una riforma che viene tuttavia contestata dalle banche, che asseriscono come le proprie politiche siano comunque improntate a non correre rischi eccessivi.

SOCIETE GENERALE: UTILE CROLLA DEL 30%

L’esito del caso Kerviel potrebbe però giocare un ruolo decisivo in questa vicenda, complice anche il recente buco da tre miliardi di dollari per JpMorgan.

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