Fmi, debito globale molto alto: attenzione ai tassi

Il Fondo Monetario Internazionale non lancia un vero e proprio allarme ma allo stesso tempo non nasconde le sue preoccupazioni: il debito globale è schizzato in alto a causa della pandemia di coronavirus toccando i 226.000 miliardi dollari nel 2020 e non si può far finta che questo non porti a conseguenze sul lungo periodo in termini di sostenibilità.

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Grecia, affare per Goldman Sachs

Mentre la Grecia sta iniziando a respirare in seguito al successo dell’operazione di ristrutturazione del suo debito, un’inchiesta pubblicata da Bloomberg rivela un episodio cruciale del naufragio greco.

Queste rivelazioni sono state rese possibili dalle prime testimonianze pubbliche di due figure chiave della transazione che ha permesso alla Grecia di nascondere la verità sui propri conti pubblici, dissimulando la realtà sull’ampiezza dell’indebitamento del paese: si tratta di Christoforos Sardelis, responsabile della gestione del debito di Atene tra il 1999 e il 2004, e Spyros Papanicolaou, suo successore dal 2005 al 2010.

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Italia, debito record dal 1996

Un po’ di conforto per Mario Monti e, probabilmente, un incoraggiamento a proseguire sulla strada tracciata. Secondo le statistiche rilasciate dall’Istat, l’Istituto Italiano di Statistica, l’Italia è riuscita a portare il disavanzo pubblico al 3,9% del PIL lo scorso anno contro il 4,6% nel 2010. Un livello incoraggiante in quanto, dopo tutto, si pone in linea, e persino leggermente al di sopra della previsione ufficiale del governo (3,8%).  Nel 2011 il PIL ai prezzi di mercato ha toccato quota 1.580.220 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Ma la medaglia ha due facce e, secondo i dati Istat, il debito del paese nel 2011 era al suo livello più alto dal 1996: lo scorso anno ha raggiunto il 120,1% del PIL , contro il 118, 7% nel 2010.

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Grecia, riunione segreta sui CDS

Un gruppo segreto di rappresentanti provenienti da 15 grandi banche, fondi d’investimento e hedge fund si è riunito Giovedì per decidere se la ristrutturazione del debito della Grecia debba far scattare dei pagamenti per i possessori di titoli di derivati ​​CDS, strumenti finanziari che agiscono come assicurazione in caso di default. La questione, detta in altri termini, è la seguente: la ristrutturazione del debito della Grecia può innescare un “credit event”  e far scattare i Cds, per cui i maggiori detentori (banche tedesche soprattutto) si troverebbero costretti a pagare tali assicurazioni per un ammontare di 3,25 miliardi dollari del debito della nazione?

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Grecia ottiene salvataggio ma perde sovranità

Con il nuovo piano di aiuti, la Grecia è davvero salva?

Dopo un’estenuante seduta-maratona di negoziati e trattative, è stato raggiunto l’accordo  per salvare la Grecia dalla bancarotta. Il secondo piano di salvataggio, il cui ammontare è pari a 237 miliardi di euro, al paese porta a più di 350 miliardi di euro in aiuti ad Atene, da quando la crisi è iniziata, due anni or sono. Chi paga?E che cosa? Ma soprattutto, quali sono le probabilità di successo di questa nuova operazione di salvataggio?

La prima parte del piano firmato Martedì mattina prevede un aiuto pubblico di 130 miliardi di euro principalmente sotto forma di prestiti. I paesi della zona euro saranno i principali contribuenti. Anche l’FMI ​​dovrebbe metter mano al proprio portafoglio, ma deciderà l’ammontare dell’importo solo a metà marzo. In ogni caso, non dovrebbe essere superiore a 13 miliardi di euro, contro i 30 miliardi stanziati nel maggio 2010.

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Standard & Poor’s mette in guardia il Giappone

Standard & Poor’s ha confermato il rating AA- del debito a lungo termine del Giappone mantenendo tuttavia il suo outlook negativo. Si tratta di una mossa che lascia il primo ministro Yoshihiko Noda sotto pressione affinché provveda a migliorare la precaria situazione fiscale del paese, implementando un robusto e sostenibile consolidamento, e che sottende la minaccia di un prossimo downgrade.

I rating sovrani del Giappone sono supportati dall’ampia posizione del paese verso l’estero in attivo, da un sistema finanziario relativamente forte e da un’economia diversificata, ha reso noto S&P in un comunicato. “Inoltre, lo yen è una fondamentale valuta di riserva internazionale”.

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Grecia verso una soluzione?

I partner della Grecia in seno alla zona euro si riuniscono oggi, Lunedì 20 febbraio con l’obiettivo di concordare una soluzione per evitare il default del paese, anche se i termini e le modalità del piano di aiuti non sono ancora chiaramente definiti. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier italiano Mario Monti e il Primo ministro greco Lucas Papademos, riunitisi in conference call nella giornata di Venerdì, si sono mostrati fiduciosi del fatto che Lunedì l’Eurogruppo possa raggiungere un accordo sulla Grecia.

Il piano di aiuti include due componenti correlate: una cancellazione di 100 miliardi di euro del debito greco da parte dei creditori privati ​​di Atene, e un nuovo salvataggio pari a 130 miliardi di euro da parte dei creditori pubblici.  Il via libera alla cancellazione parziale del debito privato, già in gran parte completa, sembra sulla buona strada e, in ogni caso, non può attendere oltre: se la questione non sarà gestita nei prossimi giorni, e dunque conclusa entro il termine perentorio del 20 marzo, data-mannaia entro cui la Grecia dovrà rimborsare qualcosa come 14,5 miliardi di euro di debito, il paese si troverà in default di pagamento.

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La Grecia si salverà dal default?

La Grecia ha compiuto un timido passo in avanti, lungo la strada per garantirsi altri (vitali) fondi di salvataggio: i suoi leader politici hanno concordato una nuova serie di misure di austerità. A questo punto gli osservatori di mercato si stanno probabilmente chiedendo “La Grecia si salverà così da un default? Quali sono le prospettive per l’economia del Paese?

Ecco alcuni aspetti fondamentali della vicenda greca

1. Più austerità significa più “costi sociali”.
Con la proposta del governo di Atene di ridurre drasticamente il salario minimo del 22% e licenziare i lavoratori del settore più pubblico, come parte delle misure imposte, non sorprende la notizia delle manifestazioni di protese di migliaia di greci che hanno marciato per le strade. Pensandoci bene, il tasso di disoccupazione greco ha già raggiunto il livello record del 20,9% a novembre dello scorso anno, mentre la Grecia ha vissuto il suo quinto anno consecutivo in recessione. La nuova serie di misure di austerità, che è stata chiesta dalla troika dei creditori internazionali (UE, FMI e BCE) quale conditio sine qua non per il rilascio un’altra tranche di fondi di salvataggio, comporterebbe sacrifici (sociali ed economici) maggiori e ancora più dolorosi per i greci.

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Kodak in bancarotta, finisce un’epoca

Eastman Kodak, pioniere della pellicola fotografica che ha regalato al mondo le prime foto della luna, altresì simbolo del capitalismo americano, ha presentato istanza di fallimento. La società ultracentenaria con sede a Rochester, a nord dello stato di New York, si è affacciata al nuovo millennio ma ha perso il suo appuntamento più importante: quello con il cambiamento tecnologico e il passaggio al digitale. Kodak, che non registra profitti dal 2007, aveva recentemente cercato di ristrutturarsi, adottando una strategia di diversificazione.

La caduta di Kodak, una notizia che non sorprende ma che tocca soprattutto i nostalgici e gli appassionati della macchina fotografica a pellicola, è iniziata negli anni ’80. Kodak non ha saputo cogliere la sfida (e l’opportunità) della svolta digitale. Un ritardo, e un gap, che Kodak non ha mai saputo recuperare e colmare.

Nel concreto, Kodak e le sue controllate statunitensi, cercheranno di beneficiare della protezione del Capitolo 11 della legge sui fallimenti, davanti al tribunale di New York.  Il crollo di Kodak ha già raggiunto la città di Rochester, New York, dove il gruppo ha sede. Al tempo del suo splendore, Kodak contava più di 60.000 persone. Oggi, i dipendenti sono solo poco più di 7000. Dal 2003, 13 stabilimenti e 130 laboratori sono stati rimossi.

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Contenere il debito è una priorità per Dubai

E’ stato presentano nei giorni scorsi il bilancio 2012 di Dubai, all’insegna di un atteggiamento sostanzialmente prudente, nonostante negli ultimi mesi si sia più volte premuto a fondo il pedale dell’ottimismo, evocando ripetutamente l’avvento della ripresa.
Osservando il bilancio, ci si accorge invece dell’atteggiamento cauto assunto dalle autorità dell’emirato: prova ne sia la revisione – e il sostanziale ridimensionamento – degli investimenti, portati a 6,83 miliardi di euro.

La manovra posta in essere dalle autorità appare sostanziosa, pur lasciando in parte intatti i dubbi sulla effettiva capacità, di coprire i 12 miliardi di debiti previsti per il 2012 che ne portano l’ammontare complessivo a 93.

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