Cresce la fiducia sulla crescita economica statunitense. Una fiducia che incrementa la propria proporzione man mano che peggiora la situazione della crisi del debito europeo. Lo scenario che si sta venendo a creare non è certo una coincidenza: gli osservatori macroeconomici internazionali sono infatti convinti che l’estremo rallentamento dello sviluppo produttivo del vecchio Continente (che rischia una recessione duratura) porterà benefici all’economia statunitense, che si potrà così avvantaggiare del crollo competitivo del partner – avversario europeo.
La divergenza (già visibile oggi) tra l’andamento dell’economia statunitense e quello dell’economia europea, diventerà così ben più significativa nel corso del 2012, quando i 17 Paesi dell’area euro dovranno fare i conti con una presumibile recessione (certa per una parte di loro) e per un raffreddamento della propria competitività su scala internazionale, oltre al timore mai sopito di un possibile default di sistema nell’area territoriale di riferimento.
Il nuovo primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato un corposo piano di riduzione del deficit per circa 14,9 miliardi di euro: un provvedimento che l’esecutivo ha affermato essere frutto della drammatica situazione nella quale vertono le finanze nazionali, e che dovrebbe permettere al Paese di compiere i primi, importanti passi verso un riequilibrio dei conti pubblici, che sono finiti ben al di là dei confini ammessi dalle previsioni dell’Unione Europea.
Movimenti di fine e inizio anno nel mondo bancario russo. Secondo quanto afferma Il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Carlo Festa, infatti, il gigante russo Sberbank vorrebbe puntare ad acquistare la quota di controllo della Alior Bank di Romain Zaleski, per una fetta pari al 30 per cento, ancora nel portafoglio della banca polacca dopo la conclusione del processo di quotazione.
Il nuovo governo spagnolo guidato dal premier Rajoy (di cui abbiamo parlato pochi giorni fa circa la volontà di accorpare le giornate di feste infrasettimanali al weekend) ha dichiarato ai sindacati di voler di fatto congelare i salari minimi per il 2012, lasciandoli a quota 641 euro: si tratta di una delle tante azioni che l’esecutivo iberico sta cercando di licenziare al fine di tagliare spese e gestire in tal modo l’elevatissimo deficit che rischia di compromettere in maniera definitiva le finanze pubbliche del Paese.