Unicredit apre pratica per acquisto parte buona MPS

di Valentina Cervelli Commenta

Unicredit apre ufficialmente la pratica di acquisto della “parte buona” di Monte Paschi di Siena. Nonostante quello che è stato detto negli scorsi mesi non sarà possibile, con molta probabilità, evitare quello spezzatino che si sarebbe voluto evitare in merito alla banca senese.

Rischio effetto spezzatino nell’acquisizione

Questo perché l’istituto guidato da Andrea Orcel si impegna a valutare l’acquisizione di alcuni asset e non di tutto il pacchetto. Insomma, in qualche modo questo matrimonio tanto annunciato e mai eseguito tra Unicredit e Monte Paschi di Siena starebbe prendendo forma ma a determinate condizioni, almeno leggendo ciò che è stato pubblicato sul sito della prima dove si specifica che il Ministero dell’Economia, in qualità di azionista di maggioranza di MPS, ha trovato insieme a Unicredit i presupposti per una potenziale operazione di acquisizione delle attività commerciali di MPS. Qualcosa che avverrà attraverso la definizione di un perimetro selezionato e di misura dei quadri di mitigazione del rischio.

Nel testo viene sottolineato come verranno avviate le interlocuzioni del caso, in esclusiva, per verificare che l’operazione sia fattibile: se questo avvenisse infatti il gruppo di Unicredit potrebbe accelerare i piani di crescita organica già in cantiere e agevolare un certo guadagno di ritorno.

Dal CEO di Unicredit viene sottolineato che tutti i non performing loans rimarranno indietro e che la banca arriverà nelle mani di Unicredit senza questo particolare tipo di debito. Solo in questo modo sarà possibile assicurare la mancanza di effetti negativi legati all’acquisto di MPS. Il bancario ha inoltre sottolineato che al momento Unicredit non è impegnata in nessuna transazione ma in negoziazioni e in una due diligence.

MPS utile a Unicredit

Monte Paschi di Siena sarebbe utile per Unicredit al fine di rafforzare il posizionamento competitivo nella penisola e in particolare nel centro nord, dove sono presenti almeno il 77% degli sportelli della banca senese. Ovviamente il contributo del Ministero delle Finanze è basilare: dobbiamo ricordare che deve cedere la sua quota entro l’inizio del 2022 per rispettare gli accordi presi con Bruxelles che hanno reso possibile il salvataggio dell’istituto.

Va detto che questa unione è stata ricercata per molto tempo, nel corso degli anni, e non è un caso che l’operazione abbia subito un certo passo in avanti nel momento in cui alla presidenza della banca è arrivato Pier Carlo Padoan, il ministro dell’Economia ai tempi del salvataggio della banca toscana.

Va sottolineato, ancora una volta, che non si tratta per il momento di una procedura di acquisizione ma che è partita quella fase di valutazione che consentirà alle parti di comprendere la fattibilità dell’operazione.

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