General Motors: conti a rischio per crisi Europa

di Roberto R Commenta

General Motors Co. (GM), il più grande produttore di auto del mondo, è preoccupato che la debolezza economica dell’Europa possa influenzare la seconda metà del 2012, ripercuotendosi negativamente sui risultati operativi e gestionali del gruppo.

Per il Chief Executive Officer Dan Akerson, se ci fosse un crollo della zona euro – eventualità ritenuta poco probabile –  potrebbe esserci un impatto anche negli Stati Uniti e in Cina. L’onda d’urto di una frattura in Europa non tarderebbe a scuotere le due potenze.Akerson, che ha accompagnato GM alla riconquista del titolo di maggiore produttore automobilistico del mondo nel 2011, lo stesso anno in cui il gruppo ha registrato un utile da record di 9,19 miliardi di dollari, sta spingendo l’azienda a migliorare i margini operativi e ad aggiustare le sue operazioni europee. La casa americana, ha perso 16,4 miliardi di dollari dal 1999.

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GM, con sede a Detroit, ha riferito piani per migliorare i risultati nel Vecchio continente, inclusa la proposta di chiudere uno stabilimento a Bochum, in Germania, entro la fine del 2016, e la formazione di una partnership strategica con PSA Peugeot Citroen. La casa automobilistica è in trattative con i sindacati tedeschi per la chiusura dell’impianto. di produzione, la prima di un grande impianto automobilistico in Germania dalla seconda guerra mondiale, e per il ritardo degli aumenti retributivi.

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Il business plan di GM, che si snoda fino al 2016, dovrebbe assestare un “buon colpo” alla redditività della compagnia. Il piano è stato formalmente approvato dal Consiglio di Sorveglianza della sua Ruesselsheim, l’unità Opel con sede in Germania e prevede massicci investimenti nella gamma di prodotto, un ridisegno della strategia del brand, un incremento dell’export, tagli di costi sui materiali, l’engeneering e lo sviluppo, cui si aggiungono i risparmi previsti dall’alleanza con Peugeout.

Akerson ha anche tagliato le sue previsioni di vendita per la commercializzazione della vettura ibrida Chevrolet Volt: per quest’anno non è previsto il raggiungimento dell’obiettivo di 60.000 unità vendute su scala mondiale (tra vendite nazionali e da esportazione), di cui 45.000 dovrebbero essere consegnate negli USA.  Nei primi cinque mesi del 2102, GM ha infatti venduto 7.057 di auto negli Stati Uniti. Verosimilmente il gruppo raggiungerà un traguardo compreso tra le 35.000 e le 40.000 unità, entro la fine dell’anno. Akerson ha anche parlato al pubblico circa gli sforzi di GM per cambiare la cultura aziendale della società.

Il gruppo GM, dopo la bancarotta  pilotata del 2009, aveva avviato un rapido processo di ristrutturazione con il contributo del governo USA di 30 miliardi di dollari, sotto la supervisione del tribunale fallimentare di Manhattan. General motors aveva saputo risollevarsi dal fallimento  solo grazie all’aiuto della stato, che ancora detiene una quota pari al  32% del gruppo automobilistico.

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