La Ducati divisa tra la vendita e la quotazione a Hong Kong

di Simone Commenta

La Ducati Motor Holding spa è ufficialmente in vendita dopo ben ottantasei anni di onorata storia: l’alternativa sarebbe quella di quotare ufficialmente la compagnia di Borgo Panigale a Hong Kong, per un valore complessivo di un miliardo di euro. Secondo le indiscrezioni più accreditate, la gestione di questa offerta pubblica iniziale dovrebbe andare appannaggio di due istituti di credito molto importanti, vale a dire Deutsche Bank e Goldman Sachs, con la tempistica che parla chiaramente del prossimo mese di giugno come il più papabile in questo senso. Inoltre, anche Intesa Sanpaolo potrebbe ricoprire un ruolo importante nell’operazione. Tra l’altro, bisogna ricordare come la stessa Ducati abbia subito il delisting da Borsa Italiana quasi quattro anni fa, quindi la sua esperienza borsistica era terminata da diverso tempo ormai. Ma la notizia che fa più scalpore è la possibile vendita del gruppo emiliano, con la società controllante, Investindustrial spa, che sta considerando seriamente questa opzione, più precisamente nei confronti di un partner industriale.

Vi sono diverse aziende, sia in Europa che negli Stati Uniti, che si sono dette pronte e interessate a questo rilevamento della casa celebre per le sue moto, come confermato appena due giorni fa anche dal presidente di Investindustrial, Andrea Bonomi. Nel dettaglio, Volkswagen e Bmw sembrano le due acquirenti con le maggiori possibilità di successo, ma una buona impressione è stata destata anche nei vertici di Harley-Davidson.

Per il momento, però, sono giunte solamente delle smentite o dei rifiuti per quel che concerne qualsiasi commento della vicenda. Intanto, si discute anche della nuova sede del gruppo: in questo caso, è stata ribadita la necessità e l’opportunità di rimanere a Borgo Panigale e di mantenere quindi questo stretto rapporto col territorio. Lo stabilimento in questione sarà essenziale senza dubbio per la produzione nazionale, cercando di soddisfare tutte le necessità imposte dall’occupazione (gli impegni esistono già da tempo), dalla progettualità e dall’innovazione.

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