Facebook da una parte, Yelp dall’altra: saranno le due corporate della net-economy a rinvigorire un mercato borsistico che pare affievolirsi, schiacciato dalla crisi del debito d’oltre Oceano. Entrambe le società dovrebbero infatti sbarcare sul mercato regolamentato entro la prima parte del prossimo anno, concretizzando – con le rispettive offerte pubbliche iniziali – l’anno più importante per le compagnie del web dal 1999.
Su Facebook abbiamo parlato diverse volte anche nel passato. La società dovrebbe sbarcare sul mercato di Borsa statunitense con la più grande IPO del web: a far compagnia al social network di Mark Zuckerberg saranno tuttavia anche altre 11 compagnie che del business online hanno fatto i propri principali affari di riferimento, portando il controvalore stimato delle offerte pubbliche iniziali intorno alla straordinaria cifra di 11 miliardi di dollari, seconda solamente ai 18,5 miliardi di dollari del 1999, anno precedente alla esplosione della bolla della new economy o, per lo meno, soprattutto della sua sezione dot-com.
Il nuovo governo spagnolo guidato dal premier Rajoy (di cui abbiamo parlato pochi giorni fa circa la volontà di accorpare le giornate di feste infrasettimanali al weekend) ha dichiarato ai sindacati di voler di fatto congelare i salari minimi per il 2012, lasciandoli a quota 641 euro: si tratta di una delle tante azioni che l’esecutivo iberico sta cercando di licenziare al fine di tagliare spese e gestire in tal modo l’elevatissimo deficit che rischia di compromettere in maniera definitiva le finanze pubbliche del Paese.
E’ uno dei grattacieli più noti di tutto il mondo, e sta per finire in Borsa. Protagonista della vicenda è l’americanissimo Empire State Building, la cui terrazza (riporta il sito web de La Repubblica, che a sua volta cita i dati del New York Times) sarebbe stata visitata da oltre quattro milioni di persone nel solo 2010, per un volume d’affari che – limitatamente a questo piccolo segmento di business dell’edificio – si aggira intorno ai 6 milioni di dollari.
C’era una volta la RIM (Research In Motion), società canadese tanto cara ai possessori degli smartphone BlackBerry, che proprio del cellulare smart aveva fatto il proprio simbolo, e determinante dei propri successi. Poi, l’incapacità di rispondere adeguatamente alle sfide lanciate dai concorrenti (Apple in primis), ha portato la casa americana in secondo piano, con una perdita di quote di mercato che sembra inarrestabile.
Quello degli alberi di Natale è stato, per lungo tempo, un business fortemente profittevole per le aziende canadesi. Le società nord Americane, infatti, producevano forti quantità di abeti, da rivendere al Paese principale importatore, i “vicini” Stati Uniti d’America. Un business che è andato avanti per decenni, e che invece ora sembra subire gli effetti della crisi finanziaria internazionale, considerando che il trend delle vendite si sta rapidamente deprezzando, con previsioni ancora peggiori per quanto concerne i prossimi esercizi solari.