Milleproroghe, corsa contro il tempo

di Valentina Cervelli Commenta

È una corsa contro il tempo quella che coinvolge il Milleproroghe e il nuovo governo Draghi appena insediatosi: i tempi sono ristretti e per il primo di marzo l’esame del provvedimento dovrà essere concluso. Il problema? Decidere cosa lasciare all’interno del decreto e cosa eliminare.

Ridurre emendamenti per andare più veloci

Decisioni che, in tempo di pandemia, risultano essere ancora più difficili che nel corso di una normale annualità: le conseguenze dell’emergenza coronavirus ancora si fanno sentire in molte fasce della popolazione e la politica è chiamata a ridurre gli emendamenti e a decidere su come gestire tutte le criticità che si sono presentate in questi mesi, in aggiunta a quelle presenti da tempo.

Il fatto che il governo Conte sia caduto e ci sia stato bisogno di “perdere tempo” a crearne un altro, ha fatto perdere ore di discussioni utili sugli emendamenti del Milleproroghe il quale dovrà approvare ciò che l’Esecutivo considera come necessario per la ripresa nel paese. Tutto mentre i partiti cercano un accordo sui nuovi sottosegretari: un passaggio indispensabile ed urgente per poter far lavorare le due Camere a pieno regime. Il lavoro delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio riprendono oggi e questo, perlomeno, significa che il Parlamento può ricominciare a impegnarsi nella risoluzione dei problemi.

Le scelte più probabili dell’Esecutivo

Tra le questioni più spinose che dovranno essere risolte con la conversione in legge del Milleproroghe, il prossimo primo marzo, vi è senza dubbio quella del blocco degli sfratti, delle integrazioni salariali per i lavoratori dell’Ilva e quella delle cartelle esattoriali: un vero e proprio dramma per molte persone che risentono ancora degli effetti della crisi legata al coronavirus. Un periodo difficile e non ancora finito che, se non caleranno i contagi, potrebbe causare ancora più danni a diverse categorie.

La bozza approvata dal vecchio esecutivo ha prolungato al 30 giugno 2021 il blocco degli sfratti per gli inquilini morosi: un provvedimento che non è stato accolto in modo positivo da Confedilizia, la quale lamenta il disappunto dei proprietari in crisi. Si fa questo esempio perché tra le norme che il Milleproroghe dovrebbe confermare è quella più combattuta tra le varie forze politiche che propongono ognuna una soluzione diversa.

Per ciò che concerne le cartelle esattoriali, invece, sembra esservi unanimità nel sostenere una sorta di sospensione ponte fino al 30 Aprile, mentre per ciò che riguarda l’Ilva i commissari straordinari hanno autorizzato un anticipo di 200 euro ai lavoratori di Taranto in cassa integrazione che ne faranno richiesta: si tratta di parte dell’integrazione salariale stabilita proprio dal decreto.

 

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