Smart Working: datore di lavoro deve contribuire alle spese?

Il datore di lavoro deve iniziare a contribuire alle spese di coloro impiegati in smart working? In Italia ancora no, ma in Svizzera una sentenza ha aperto quella che si rivelerà senza dubbio un discorso che, complice la pandemia di Coronavirus in atto, dovrà essere affrontato anche dall’Unione Europea.

Datore di lavoro chiamato a contribuire alle spese

Il lavoratore che lavora in smart working da casa, infatti, si trova ad avere a suo carico una serie di oneri che il datore di lavoro non contribuisce ad affrontare: in Svizzera il tribunale ha deciso che  il proprietario dell’azienda per il quale si lavora deve partecipare al pagamento dell’affitto di casa, del consumo elettrico e della connessione internet. La sentenza è stata emessa a Zurigo e non prevede appello. Non solo, stabilisce che i costi di produzione devono restare a carico del datore di lavoro anche se il dipendente lavora da casa, qualcosa di impensabile per l’economia italiana.

Sebbene la notizia sia stata resa nota solo nelle scorse ore, la sentenza risale al 2019 e riguarda un impiegata che lavorando da casa ha richiesto di avere il riconoscimento delle spese derivanti dall’avere destinato a ufficio una parte della casa dovuto al fatto che non vi era spazio all’interno della sede dell’azienda di una postazione personale di cui usufruire. Il ricorso alle toghe è avvenuto dopo che l’azienda di cui la donna era dipendente aveva in un primo momento rifiutato di “collaborare“.  Il tribunale federale, ascoltate le parti, ha dato ragione alla dipendente, stabilendo un indennizzo mensile di 150 franchi svizzeri. Soldi destinati sia alla manutenzione dell’angolo ufficio della donna, sia alle spese vive necessarie per portare a termine il lavoro.

Smart working regolato come normale lavoro dipendente

Una sentenza, come già anticipato, che fa discutere in questo momento proprio perché resa attuale dalla pandemia di Coronavirus e alla necessità delle persone di lavorare da casa. Essenzialmente in tutta Europa migliaia di dipendenti sono stati costretti a trasformare la propria casa in un ufficio occupandosi direttamente dei costi. L’azienda deve collaborare, a prescindere dall’aver fornito al proprio dipendente un computer o uno smartphone per lavorare.

Pensando a una applicazione più ampia rispetto al caso singolo specifico,  il datore dovrebbe avere, nel caso di smart working, di partecipare  quelle che sono le spese maggiori per il dipendente che si trova a lavorare da casa concordando individualmente o collettivamente in quale modo e quantità.

Il lavoro da casa potrebbe diventare qualcosa di strutturale, portando risparmio per l’azienda e per il lavoratore stesso a parte che sia concordato in modo corretto e contrattualmente importante.

 

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