Decisiva l’attività di Fincantieri nella costruzione del Ponte di Genova

di Clara S. Commenta

“Il miracolo non è stato fare bene il ponte, ma farlo rapidamente, senza per questo venir meno agli standard di qualità e di sicurezza. È stato necessario semplificare le procedure ordinarie e affidarsi a una azienda solida come la nostra, che ha un patrimonio di risorse gestionali, ingegneristiche e tecnologiche in grado di sostenere questa e altre responsabilità. La costruzione di navi non lascia spazio a nemmeno un giorno di ritardo”. Sono le parole dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, subito dopo che è stata posizionata l’ultima campata d’acciaio del nuovo viadotto di Genova.

Le due parti della Val Polcevera sono di nuovo unite e il nuovo ponte si avvia verso il completamento definitivo. Alla cerimonia di posizionamento dell’ultima campata in acciaio erano presenti i vertici delle istituzioni nazionali e locali e i vertici del gruppo Fincantieri, a cui è stata affidata – insieme a Salini Impregilo – la costruzione e progettazione del ponte.

Nell’intervista rilasciata al “Il Secolo XIX”, Giuseppe Bono ricorda che, a proposito della costruzione di navi consegnate tutte senza un giorno di ritardo, Fincantieri solo nel 2019 ha consegnato “26 navi, tra cui 8 tra navi da crociera ed expedition cruise, e 3 navi militari, oltre ad averne varate altrettante per la nostra Marina. Questi standard operativi traslati nella realizzazione del ponte hanno fatto gridare al miracolo in un paese abituato ad aspettare anni e anni per il compimento di infrastrutture strategiche”.

La realizzazione del viadotto è stata certamente complessa come conferma l’AD, ma non “ci sono stati aspetti – ha detto – che ci hanno messo in difficoltà”.

“Abbiamo fatto fronte – ha proseguito – a imprevisti e rallentamenti esogeni, dall’attesa delle aree dove è stato demolito quel che rimaneva del Morandi al maltempo, che talvolta ha impedito di effettuare determinate lavorazioni o ha influenzato il ritmo dei trasporti via mare dallo stabilimento di Stabia e, non ultima, l’emergenza pandemica. In ogni caso, ogni giorno, si è lavorato per far sì che nessuno di questi elementi incidesse sui tempi di realizzazione”.

Ed ora il ponte di Genova può essere considerato un modello, un esempio da applicare per la realizzazione di altre opere che attendono di ripartire.

“Le regole – ha osservato Bono – , nella maggior parte dei casi, nascono con un buon intento. Tutte devono però confrontarsi con la realtà su cui vanno a incidere. Guardiamo alla disciplina europea sulla concorrenza: quand’è nata era ispirata a principi condivisibili, ora rischia di essere un ostacolo alla nascita dei campioni industriali europei, un handicap sul piano geo-economico per l’intero continente”.

“Quello che stiamo vivendo in queste settimane – ha aggiunto – ci ha insegnato cosa significa per un paese la mancanza di produzioni strategiche. Il modello Genova è stato testato sul campo, in condizioni straordinarie, e indica la strada da seguire per semplificare, anche in situazioni più ordinarie”.

La navalmeccanica non è il solo settore in cui Fincantieri si sta affermando. Bono risponde così a questa affermazione: “Se un gruppo industriale solido come il nostro sviluppa con serietà e competenza nuove tecnologie, ha poi la possibilità di esportarle in altri settori. E’ quello che abbiamo fatto con l’acciaio, dalle navi alle infrastrutture, e anche con le tecnologie del ponte: sensori, robotica per la manutenzione, pannelli fotovoltaici che lo alimentano, tutti sistemi sviluppati a chilometro zero dalle nostre controllate genovesi Seastema e Cetena”.

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