Criptovalute: l’Italia vuole una sua legge contro le truffe

di Daniele Pace Commenta

 Le criptovalute sono sempre nell’occhio del ciclone, per le truffe che sono state perpetrate ai danni di alcuni investitori. Chiaramente non è la criptovaluta in sé, come idea, ad essere una truffa, ma come spesso accade, l’uso che se ne fa. Un po’ è stato fatto a livello europeo, portando la leva finanziaria a uno, ma l’Europa non ha ancora un orientamento condiviso. I rischi maggiori vengono dalle Ico, le Initial coin offerings, che servono a finanziare nuove idee. Un’ottima soluzione, per le start-up con un vero progetto dietro, ma purtroppo molti furbetti hanno approfittato dello straordinario exploit di alcune Ico per creare delle operazioni a schema Ponzi.

Truffe e non truffe. Serve una nuova legge?

Con le Ico si finanziano progetti imprenditoriali, grazie all’offerta di token. Senza entrare nello specifico tecnico, basta dire che i token non sono considerati “strumenti finanziari”. Sfuggono quindi ai controlli obbligatori delle autorità borsistiche, e questo li rende vulnerabili alle truffe da parte dei male intenzionati.

Le Ico sono altamente rischiose dunque, e vanno valutate attentamente. Per l’Esma, l’organizzazione delle authority di mercato europea, più del 60% delle Ico sono truffe.

Per questo la Consob ha iniziato le consultazioni per affrontare la tematica. Per il momento si tratta solo di una discussione si quattro temi: il fenomeno in sé stesso, gli aspetti giuridici, la disciplina delle piattaforme e i sistemi di scambio e negoziazione. La Consob ha già preso 22 provvedimenti, ma alla fine servirà una legge.

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