Alitalia, niente di fatto prima del voto

di Valentina Cervelli Commenta

Se c’era qualcuno convinto che si potesse mettere la parola fine al problema Alitalia prima del voto di certo sbagliava di grosso, almeno stando alle parole sul tema del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, il quale sostiene che sia impossibile trovare un accordo prima del 4 marzo.

A quanto pare la ragione di tutto ciò consterebbe nel fatto che nessuno dei partecipanti alle trattative vuole firmare prima di sapere come si evolverà la questione “governo” nel nostro paese. E come dare loro torto? Si sa che l’incertezza politica possa avere un impatto importante sugli investimenti. Ha spiegato il ministro:

 

I commissari mi hanno confermato che non ritengono di poter concludere prima del 4 marzo, in quanto i pretendenti di Alitalia vogliono aspettare che ci siano le elezioni. Però andiamo avanti a lavorare e non commento sulle cordate.

E per quanto il segreto sulle cordate voglia essere rispettato, ciò che emerge dai vari movimenti di mercato è che sembra che stia prendendo sempre più piede la cordata a 4 di Air France, EasyJet, Delta e Cerberus  per sfidare Lufthansa nell’acquisto di Alitalia. I vettori, tra l’altro, avrebbero già chiesto un incontro con i commissari straordinari per la prossima settimana, a prescindere dal fatto che la potenziale offerta potrebbe arrivare direttamente dopo il voto. Su un fattore sono tutti d’accordo: le trattative saranno concluse nel momento in cui arriverà un’offerta all’altezza di Alitalia accompagnata da prospettive di sviluppo.

Il problema attuale? Secondo alcune indiscrezioni l’offerta di Lufthansa sarebbe non adeguata: si parla di un investimento di 300 milioni e circa 2 mila esuberi. Un po’ deludente.

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