Gli italiani risparmiano di più per paura della crisi

Italiani formichine o dalle mani bucate? Dalle ultime analisi pare proprio un popolo di risparmiatori. Nell’ultimo anno gli italiani hanno speso molto di meno e hanno lasciato in banca ben 45 miliardi di euro in più. I motivi di questa tendenza? La paura della crisi, della recessione e di nuove possibili tasse.

La paura per la crisi e la pressione fiscale ha fatto diventare gli italiani tante piccole formichine; basti pensare che a giugno 2013 sono aumentati di 44,6 miliardi i risparmi degli italiani, con una crescita del 5,55 per cento rispetto all’anno scorso. A rivelarlo è un’indagine condotta dal Centro studi Unimpresa che ha messo in evidenza la tendenza al risparmio di famiglie, imprese e intermediari finanziari in Italia.

Secondo lo studio di Unimpresa, basato sui dati della Banca d’Italia, i depositi bancari sono cresciuti del 7,16 per cento tra giugno 2012 e giugno 2013; l’aumento è stato registrato per tutte le categorie di depositanti, sia quelle delle aziende che delle imprese famigliari. Leggermente in calo, invece, le riserve delle organizzazioni senza fini di lucro, ossia le onlus, mentre sono aumentati del 23 per cento i depositi di assicurazioni e fondi pensioni.

I motivi di questa tendenza al risparmio, secondo gli esperti, è da ricercarsi nella paura degli italiani della crisi e dei contraccolpi economici, nonché della possibilità di nuove tasse, come spiega il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi:

È evidente che gli italiani, in particolare le famiglie, subiscono pesantemente i contraccolpi della crisi e la stanno pagando soprattutto in termini di crollo della fiducia. È proprio la paura di nuovi scossoni e l’incertezza sul futuro a frenare la spesa e quindi i consumi. Ma le famiglie e le imprese temono pure altre stangate fiscali.

Nonostante l’Imu sia stata ufficialmente cancellata, fra un po’ ci sarà da affrontare la questione Iva, con un possibile aumento dell’aliquota dal 21 al 22 per cento. Un nuovo inasprimento dell’imposta sul valore aggiunto, infatti, darebbe il colpo di grazia sui consumi già adesso sempre più limitati.

 

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