Riscossione crediti verso pubbliche amministrazioni

 Negli ultimi giorni abbiamo parlato dell’importanza di sbloccare l’enorme ammontare di crediti che le piccole e medie imprese vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Diverse decine di miliardi di euro che contribuirebbero – se terminate congruamente nelle casse delle imprese – a rilanciare l’economia e l’occupazione. Ma in che modo avverrebbe il pagamento dei crediti?

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Ancora dubbi sulla cessione e quotazione di BSI

 Negli scorsi mesi si era parlato con insistenza della possibile cessione della Banca della Svizzera Italiana. Si tratta, nello specifico, dell’istituto di credito più antico del Canton Ticino (la sua fondazione risale al 1873), il quale è specializzato soprattutto nella gestione del patrimonio e nei servizi alla clientela privata e ai gestori esterni. Da almeno quindici anni, inoltre, questa banca fa capo al Gruppo Generali. Ora stanno sorgendo dei dubbi e delle perplessità proprio in merito alla vendita. Per quale motivo?

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Remunerazione manager Intesa Sanpaolo

 Intesa Sanpaolo ha retribuito “generosamente” i propri manager. In particolar modo – ricordava in ampio spazio Il Fatto Quotidiano – ad Enrico Cucchiani, amministratore delegato del gruppo, sarebbero andati 3,037 milioni di euro di compensi come direttore generale e chief executive officer, oltre ad ulteriori integrazioni per totali 4,47 milioni di euro. L’ex direttore generale, indagato per il caso Mps dalla procura di Siena (ricorda ancora il giornale), lascia Cà de Sass con 2,85 milioni.

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Mark Kurtser, il ginecologo divenuto miliardario

 Mark Kurtser non è più un semplice ginecologo russo, ma un nuovo miliardario che ha potuto sfruttare l’attuale situazione economica di Cipro: in effetti, i titoli azionari della sua MD Medical Group Investment Plc, principale compagnia di Russia per quel che riguarda la cura di donne e bambini, sono riusciti ad aumentare di ben quarantadue punti percentuali negli ultimi cinque mesi. Kurtser è infatti il numero uno di tale azienda e controlla il 68% delle operazioni attraverso un veicolo finanziario che si trova proprio nella piccola isola del Mediterraneo, la MD Medical Holding.

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Il titolo Nike sale fino ai livelli del 2011

 Il baffo della Nike è ben arricciato e svetta verso l’alto: il colosso americano dei prodotti sportivi, ha fatto registrare il suo rialzo azionario più consistente dal 2011, dopo ben venti mesi per la precisione. La compagnia di Beaverton è riuscita a tranquillizzare dunque gli investitori, preoccupati per il fatto che business e profittabilità fossero in pericoloso ribasso in territorio cinese. Nel dettaglio, le azioni della multinazionale statunitense sono aumentate di ben 9,5 punti percentuali, attestandosi a quota 58,69 dollari presso il New York Stock Exchange. Si tratta del maggior incremento in assoluto (il cosiddetto intraday per intenderci) dal 28 luglio di due anni fa.

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Rating Cipro ridotto a CCC

 Notizie negative, ma ampiamente attese, per Cipro. Standard & Poor’s ha infatti deciso di tagliare il rating del Paese, attualmente impegnato in un complesso e faticoso processo di salvataggio. Il nuovo rating dell’isola è infatti pari a CCC, contro il precedente CCC+, e l’ulteriore outlook negativo sembra suggerire future notizie altrettanto negative. A penalizzare il Paese, l’incremento del rischio default e i problemi del settore bancario.

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Ferragamo cede la sua quota nella joint venture con Zegna

 Salvatore Ferragamo Spa, celebre azienda fiorentina attiva nel settore della moda, ha chiuso il 2012 all’insegna della crescita del fatturato e della redditività. Il commento positivo da parte del gruppo toscano ha i suoi motivi, visto che i conti presentati ieri hanno messo in luce un utile netto pari a 106 milioni di euro, vale a dire trenta punti percentuali in più rispetto al 2011. In aggiunta, i ricavi consolidati si sono attestati a quota 1,15 miliardi di euro, grazie soprattutto al traino di tutte le aree geografiche. Il dividendo che è stato proposto dall’assemblea dei soci è stato inoltre in linea con le attese, vale a dire trentatré centesimi di euro, cinque in più rispetto a quello di un anno fa.

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Il numero sempre più basso di proposte lavorative

 Il 2011 può sembrare un anno lontano dai giorni che stiamo vivendo, ma analizzarlo consente di capire che cosa non andava e ancora non va a livello economico nel nostro paese. Due anni fa, infatti, solamente l’8% delle persone che ha cercato un lavoro ha poi ricevuto una proposta nel corso dell’ultimo mese: rispetto a tre anni prima, il 2008 quindi, si è scesi di ben sei punti percentuali. Il 44% di questi “fortunati”, inoltre, ha accettato l’occupazione proposta (sempre nel 2008 tale percentuale era pari al 40% per la precisione). Si tratta di cifre e dati che sono stati resi notti oggi da una interessante indagine condotta dall’Isfol, l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori.

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Cassa Depositi e Prestiti chiude 2012 in utile

 Cassa Depositi e Prestiti ha chiuso il 2012 in utile, con una crescita dei profitti a quota 2,85 miliardi di euro, il 77 per cento in più rispetto a quanto realizzato nel 2011. In particolare, Cdp avrebbe registrato una plusvalenza di 485 milioni di euro derivante dalla cessione parziale delle quote di azioni Eni: tuttavia, anche detraendo dal totale questa voce positiva, l’utile sarebbe cresciuto comunque del 50 per cento, grazie al miglior andamento del costo della raccolta e del rendimento degli impieghi, in grado di trainare il margine di interesse da 2,3 a 3,5 miliardi di euro in soli 12 mesi.

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Un 2012 in chiaroscuro per il turismo internazionale dell’Italia

 Il turismo internazionale che proviene e arriva in Italia non è andato affatto bene: come è stato rilevato dalla Banca d’Italia, infatti, si è registrato un incremento annuo pari a 0,6 punti percentuali per quel che concerne gli stranieri, ma bisogna anche tenere conto del -0,1% dei pernottamenti complessivi, non certo un dato incoraggiante. In aggiunta, la spesa è aumentata di quasi quattro punti percentuali. Se poi si tiene conto del fatto che lo scorso anno il turismo internazionale ha messo a segno una crescita di arrivi (+3,8% per la precisione), questo vuol dire che il nostro paese ha perso delle importanti quote di mercato, quantificabili in 3,2 punti percentuali.

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