La lentezza degli ispettori italiani del Fisco

di Simone Commenta

 Se l’evasione fiscale non viene sconfitta ancora in maniera definitiva, la colpa è delle poche verifiche tributarie che sono condotte nel nostro paese: secondo quanto accertato dalla società Krls Network of Business Ethics per conto del magazine del celebre portale Contribuenti.it, i primi otto mesi di quest’anno sono stati caratterizzati da pochi controlli sostanziali, visto che sono andati a riguardare poco meno dell’8% degli evasori potenziali (lo scorso anno tale percentuale era pari al 9,2% per la precisione), senza dimenticare che i grandi contribuenti solo raramente sono sfiorati, quando invece una grossa fetta dell’evasione è da imputare proprio a loro.

Questo vuol dire che gli evasori italiani possono dormire sonni tranquilli, in quanto la probabilità di incontrare un ispettore dell’Agenzia delle Entrate si verifica solamente ogni 12,6 anni. Non è un caso, quindi, se si è incapaci di sostenere i ritmi di questi furbetti del Fisco, con il Belpaese che continua purtroppo a confermarsi il primo posto del continente europeo per quel che concerne tale fenomeno (l’economia sommersa rappresenta inoltre più di un quinto dell’intero prodotto interno lordo). Sempre secondo Contribuenti.it, poi, le imposte e le tasse che sono nascoste alle casse statali ammontano a poco meno di 181 miliardi di euro ogni anno, prendendo in considerazione sia quelle dirette che quelle indirette.

L’indagine a cui si sta facendo riferimento non è altro che il risultato dell’elaborazione di diversi dati forniti dai ministeri, dagli istituti di credito centrali, ma anche dagli istituti statistici e dalle polizie tributarie che sono attive nei vari paesi del Vecchio Continente. L’economia sommersa italiana riesce ad essere addirittura superiore a quella della Grecia (20,8% del Pil), della Romania (19,1%) e della Bulgaria (18,7%); al contrario, gli ispettori fiscali più rapidi sono senza dubbio quelli danesi (soltanto 1,1 anni), norvegesi (1,2 anni) e Svedesi (1,3 anni), a conferma del fatto che in Scandinavia c’è un profondo virtuosismo tributario.

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