Inflazione in calo, a gennaio 1,6% con il cambio del paniere Istat e la BCE lascia il costo del denaro al 2%

di Redazione Commenta

https://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/02/inflazione-in-calo-a-gennaio-16-con-il-cambio-del-paniere-istat-e-la-bce-lascia-il-costo-del-denaro-al-2.jpgROMA – L’inflazione a gennaio è scesa all’ 1,6%, rispetto al 2,2% dello scorso dicembre. I livelli dell’inflazione sono tornati a quelli dell’ agosto 2007. Lo ha comunicato l’ Istat sulla base delle prime stime, sottolineando che anche i prezzi su base mensile sono scesi dello 0,1%. Tuttavia, bisogna considerare che questo risultato è stato ottenuto in conseguenza del cambio del calcolo del paniere Istat. Nel frattempo, da Francoforte arriva la notizia che la Banca centrale europea ha lasciato invariato al 2% il costo del denaro in Europa.

I TASSI DI INTERESSE IN EUROPA
I tassi di interesse in Europa rimangono comunque al minimo storico, toccato il 5 giugno del 2003. Alla luce della decisione della Bce, il tasso sui depositi resta invariato all’1% e quello marginale al 3%. Il differenziale fra il costo del denaro negli Stati Uniti e quello nell’ area dell’ Euro rimane sul 2%, tenuto conto che la Fed ha praticamente azzerato il tasso sui Fed Funds fissando un range compreso tra zero e 0,25%.

CAMBIA IL PANIERE ISTAT PER IL CALCOLO DELL’ INFLAZIONE
Cambia, come ogni anno, il paniere dell’Istat per il calcolo dell’inflazione. Nel 2009 non si registrano uscite di posizioni già esistenti, ma entrano quattro nuove voci: la pasta base per pizze, rustici e dolci, il mais in confezione, la chiave usb e i film in dvd.

All’ interno di posizioni già esistenti vengono poi inseriti nuovi prodotti come le tariffe dsl e il netbook. I prodotti, i beni e servizi inclusi nel nuovo paniere salgono così a quota 1.143, contro i 1.099 del 2008.

Si registra, infine, un incremento del peso di cinque capitoli: abbigliamento e calzature, abitazione, acqua, elettricità e combustibili, mobili, articoli e servizi per la casa, comunicazioni e servizi ricettivi e di ristorazione; diminuisce, invece, il capitolo trasporti.

I Comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo dell’indice nazionale restano 84, ma la copertura in termini di popolazione scende leggermente e passa all’86,6% a causa dell’uscita di Salerno e dell’ingresso di Teramo.

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