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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; debito pubblico Italia</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Ocse: l&#8217;Italia faccia attenzione al debito</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 09:35:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La ripresa dell&#8217;economia mondiale sta divenendo piu&#8217; generale e in grado di sostenersi da sola tuttavia restano dei rischi potenziali e la crescita mostra due velocita&#8217; fra i paesi emergenti [...]]]></description>
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</script><p>La ripresa dell&#8217;economia mondiale sta divenendo piu&#8217; generale e in grado di sostenersi da sola tuttavia restano dei rischi potenziali e la crescita mostra due velocita&#8217; fra i paesi emergenti e quelli sviluppati che continuano a recuperare in maniera moderata. Queste le previsioni del rapporto semestrale Ocse secondo cui il tasso di disoccupazione dei paesi dell&#8217;area, la cui crescita del Pil si fermera&#8217; al 2,3% quest&#8217;anno contro il 4,2% del mondo, rimane ben al di sopra dei livelli pre-crisi con una stima in lieve calo al 7,9% che scendera&#8217; al 7,4% nel 2012.</p>
<p><strong>Il debito italiano</strong><br />
L&#8217;Italia deve mantenere la stretta vigilanza sui conti pubblici dimostrata fino a ora a causa del suo alto debito rispetto al Pil. E&#8217; quanto chiede l&#8217;Ocse nel suo economic outlook secondo cui &#8221;<em>dopo aver raggiunto un deficit inferiore a quello previsto nel 2010</em>&#8221;, &#8221;<em>il governo italiano sta mantenendo i suoi precedenti obiettivi di bilancio per il 2011 e 2012</em>&#8221;. Cio&#8217; richiede, nota l&#8217;Ocse, &#8221;<em>un mantenimento dello stretto controllo sulla spesa e sugli ulteriori miglioramenti nelle entrate fiscali&#8217;</em>&#8216;.<br />
<span id="more-7095"></span><br />
<strong>Il rapporto Debito/Pil</strong><br />
Questa vigilanza &#8221;<em>e&#8217; necessaria a causa dell&#8217;altro rapporto debito/Pil, seppure questo sia in via di riduzione nel 2012, oltre al probabile aumento nel costo del finanziamento del debito visto che i tassi di di interesse sono previsti in salita nel medio termine</em>&#8221;. L&#8217;Ocse ricorda inoltre come il piano nazionale di riforme dell&#8217;esecutivo contenga una vasta lista di priorita&#8217; &#8221;che deve essere effettivamente portata a termine in modo da migliorare il potenziale dell&#8217;economia e cosi&#8217; ridurre il peso del debito attraverso la crescita del Pil&#8221;.</p>
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		<title>Istat: un quarto degli italiani sperimenta la povertà. Il quadro devastante di un&#8217;Italia in crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia &#8220;la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia &#8220;<em>la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa</em>&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si legge nel rapporto annuale dell&#8217;Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l&#8217;Italia &#8220;<em>ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell&#8217;Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l&#8217;1,3% registrato dall&#8217;Ue e l&#8217;1,1% dell&#8217;Uem</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia che resta indietro</strong><br />
L&#8217;Istat rileva in particolare negli anni &#8220;<em>un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell&#8217;Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi</em>&#8220;. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, &#8220;<em>per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania</em>&#8220;. Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che &#8220;<em>lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti</em>&#8220;. Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, &#8220;<em>la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta</em>&#8221; e &#8220;<em>in generale si riapre il divario con l&#8217;Europa</em>&#8220;. Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, &#8220;<em>siamo ai livelli del 2000</em>&#8220;, avvertono i tecnici dell&#8217;Istituto.<br />
<span id="more-7073"></span><br />
<strong>Il ruolo dell&#8217;economia estera</strong><br />
Inoltre, il rapporto fa notare che &#8220;<em>il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione</em>&#8220;. Tuttavia, si legge nel volume, &#8220;<em>dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell&#8217;attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all&#8217;inizio del 2011 un&#8217;evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva</em>&#8220;. Guardando sempre all&#8217;estero, i tecnici dell&#8217;Istat evidenziano che &#8220;le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei&#8221;.</p>
<p><strong>Un Italiano su quattro sperimenta la povertà</strong><br />
Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) &#8220;sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale&#8221;. Si tratta di un valore &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; superiore alla media Ue che è del 23,1%.<br />
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un&#8217;intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest&#8217;ultima condizione l&#8217;8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l&#8217;1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).</p>
<p><strong>I livelli dell&#8217;occupazione</strong><br />
&#8220;<em>In Italia l&#8217;impatto della crisi sull&#8217;occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità</em>&#8220;. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d&#8217;età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. </p>
<p><strong>La disoccupazione giovanile</strong><br />
Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Si tratta del 22,1% degli under 30, percentuale in aumento rispetto al 20,5% del 2009. Lo sottolinea l&#8217;Istat nel rapporto annuale 2010, in cui esamina il fenomeno dei cosiddetti NEET (Not in education, employment or training). L&#8217;incremento riguarda soprattutto i giovani del Nord Est, gli uomini e i diplomati, ma anche gli stranieri. Infatti, nel 2010, sono 310 mila gli stranieri NEET.</p>
<p><strong>Crisi al Sud come al Nord</strong><br />
Nel biennio di crisi economica 2009-2010 &#8220;<em>più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno</em>&#8220;, dove l&#8217;occupazione si é ridotta di 280 unità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto Istat 2010, in cui si evidenzia però come la recessione abbia colpito fortemente anche le Regioni del Nord, dove si contano 228 mila occupati in meno. &#8220;<em>Le Regioni centrali</em> &#8211; si legge nel rapporto &#8211; <em>sono rimaste invece sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il risparmio delle famiglie</strong><br />
Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, &#8220;<em>sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell&#8217;Uem</em>&#8220;, ovvero dell&#8217;eurozona. L&#8217;Istat sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, &#8220;<em>il valore più basso dal 1990</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;esclusione del lavoro femminile dopo la maternità</strong><br />
Sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. E&#8217; quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell&#8217;Istat, in base ad un&#8217;indagine condotta tra il 2008 e il 2009 sulla vita lavorativa delle madri. Si tratta dell&#8217;8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato e la percentuale sale al 13,1% per le donne giovani nate dopo il 1973. In generale, sottolinea l&#8217;Istat, il 15% delle donne smette di lavorare per la nascita di un figlio.</p>
<p><strong>I sostegni sanitari</strong><br />
Quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno. Si tratta di persone che vivono sole o con altre persone con limitazioni, o in un contesto familiare parzialmente o del tutto incapace di rispondere ai loro bisogni. Il 37,6% di queste persone è residente nel Mezzogiorno. Lo afferma il rapporto annuale dell&#8217;Istat. Considerato il mix di più fonti di aiuti (informale, pubblico e privato) sono state sostenute nel 2009 il 27,7% delle famiglie (erano il 16,9 nel 2003), con un valore massimo nel nord-est (32,2%) e minimo nel Mezzogiorno (26,1%) dove però c&#8217;é più bisogno. L&#8217;Istat rileva più aiuti dove le famiglie sono già sostenute. Nel nord-est, ad esempio, il 19,7% delle famiglie con almeno una persona con più di 80 anni ha ricevuto cura e assistenza grazie al sostegno congiunto di più tipi di operatori o servizi; nelle altre zone i valori sono più bassi, intorno al 13,5%. Nel complesso, nel 2009 gli aiuti informali, pubblici e privati, hanno raggiunto il 36,7% delle famiglie con bambini sotto i 14 anni (30,5% nel 1998); sono risultate in aumento anche le famiglie con bambini aiutate dal settore pubblico (da 3,4 del 1998 a 6,3%), stabili invece i nuclei che si rivolgono a strutture private (11,5%). Gli aiuti sono cresciuti per le madri che lavorano (da 43,1% del 1998 a 48,9% del 2009), comprese quelle single (da 38,1% a 47,1%). Per le famiglie con anziani, il ricorso esclusivo ai servizi a pagamento è più alto nel Mezzogiorno (13,7%), al Centro (13,5%) e nel nord-est (13,4%) rispetto al nord-ovest (10,6%). Nel 2009, l&#8217;aiuto economico da altre persone non coabitanti, da Comuni o altri enti pubblici e privati, ha raggiunto appena il 3,4% delle famiglie con anziani contro il 6,3% registrato per il totale delle famiglie. Circa 700 mila famiglie di anziani sono state raggiunte solo da aiuti pubblici (3% della categoria) o da una combinazione di aiuti pubblici con altre fonti di aiuto (4,8%).</p>
<p><strong>Le cure informali</strong><br />
La rete di aiuto e cura informale in Italia si regge sulle donne. Sono loro a svolgere i due terzi del totale delle ore svolte, ben 2,1 miliardi l&#8217;anno. Emerge dal rapporto annuale dell&#8217;Istat, secondo il quale, sono aumentati gli aiuti gratuiti fra persone che non coabitano (care giver): erano il 20,8% nel 1983, sono stati il 26,8% nel 2009. Diminuiscono, però, le famiglie aiutate (dal 23,2% al 16,9%), soprattutto quelle con anziani (dal 28,9% al 16,7%). Sono invece in aumento gli aiuti economici erogati dai care giver, il 19,9% contro il 15% del 1998. Questi aiuti hanno raggiunto il 20,6% delle famiglie (18,9%); i destinatari sono soprattutto famiglie con persona di riferimento disoccupata (67,1%) e quelle con madre sola casalinga (42,7%). Anche se sono il fulcro degli aiuti informali, le donne hanno diminuito il tempo dedicato a questa attività (da 37,3 ore al mese nel 1998 a 31,1 nel 2009) perché hanno sempre meno tempo a disposizione; in calo anche il tempo degli uomini (da 26,4 a 21,5). L&#8217;età media dei care giver si è alzata, da 43,2 anni nel 1983 a 50,1 nel 2009. In particolare, sono aumentati soprattutto nella classe di età 65-74 anni (da 20,2% a 32,7%) e fra gli over75 (da 9,3% a 16,3%). Nel 6,6% dei casi i care giver sono volontari e risiedono più frequentemente al Nord (8,1% nel nord-ovest, 7,5% nel nord-est). L&#8217;assistenza informale agli adulti è diminuita nel corso degli anni (da 759,3 milioni di ore nel 1998 a 730,5 milioni nel 2009) mentre è aumentata di oltre il 50% quella per i bambini (da 805,5 milioni di ore l&#8217;anno a 1 miliardo 322 milioni); in calo le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, in aumento quelle per compagnia ed accompagnamento. Le donne sono coinvolte per lo più nelle attività domestiche (84,5%), assistenza di audlti (73%), cura di bambini (66,7%), aiuto nello studio (61,5%). L&#8217;Istat lancia un allarme: la catena di solidarietà femminile fra madri e figlie su cui si fondava la rete di aiuti informale &#8220;rischia di spezzarsi&#8221; perché le donne sono sempre più sovraccariche di lavoro all&#8217;interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra la cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti.</p>
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		<title>Bilancia commerciale: il disavanzo italiano arriva a 3,493 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 12:25:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat comunica che il saldo della bilancia commerciale del mese di marzo 2011 si è chiuso con un disavanzo di 3,943 miliardi di euro dal deficit di 1,689 miliardi registrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Bilancia-commerciale-il-disavanzo-italiano-arriva-a-3493-miliardi-di-euro.jpg?9f281a" alt="Bilancia-commerciale-il-disavanzo-italiano-arriva-a-3493-miliardi-di-euro" class="left"/>L&#8217;Istat comunica che il saldo della bilancia commerciale del mese di marzo 2011 si è chiuso con un disavanzo di 3,943 miliardi di euro dal deficit di 1,689 miliardi registrato nello stesso mese del 2010. Le esportazioni sono aumentate del 14,1% in termini tendenziali, le importazioni del 20,4%. Il disavanzo dei primi tre mesi tocca i 14,2 miliardi, in crescita rispetto agli 8,6 miliardi registrati nello stesso periodo del 2010. Al netto dei prodotti energetici, il saldo registra un avanzo di 1,4 miliardi, inferiore ai 2,9 miliardi del primo trimestre 2010.</p>
<p><strong>Gli scambi</strong><br />
Gli scambi solo con i Paesi europei segnano in marzo un saldo negativo di 1,079 miliardi che si raffronta al deficit di 147 milioni registrato nello stesso mese del 2010.<br />
Gli scambi con i Paesi extra europei segnano un deficit di 2,864 miliardi, rivisto lievemente dal disavanzo di 2,871 miliardi comunicato in via preliminare il 21 aprile scorso.<br />
<span id="more-7029"></span><br />
<strong>I dati della bilancia commerciale</strong><br />
Di seguito i dati forniti da Istat per la bilancia commerciale complessiva (in mln di euro):</p>
<p>BILANCIA COMMERCIALE mar 11 feb 11 mar 10<br />
Saldo -3.943 -3.642r -1.689<br />
Import 38.394 33.467r 31.890<br />
Export 34.451 29.825r 30.201</p>
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		<title>Conti pubblici dell&#8217;Europa precari: l&#8217;allarme della Bce</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:48:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conti pubblici]]></category>
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		<description><![CDATA[La situazione dei conti pubblici nell&#8217;area euro è &#8220;ancora precaria&#8221; e occorre &#8220;un ambizioso sforzo di consolidamento pluriennale nella maggior parte dei Paesi membri&#8220;. A lanciare l&#8217;allarme è la Banca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Conti-pubblici-dellEuropa-precari-lallarme-della-Bce.jpg?9f281a" alt="Conti-pubblici-dellEuropa-precari-lallarme-della-Bce" class="left"/>La situazione dei conti pubblici nell&#8217;area euro è &#8220;<em>ancora precaria</em>&#8221; e occorre &#8220;<em>un ambizioso sforzo di consolidamento pluriennale nella maggior parte dei Paesi membri</em>&#8220;. A lanciare l&#8217;allarme è la Banca centrale europea nel suo rapporto annuale 2010. I rischi di contagio della crisi finanziaria ad altri Paesi dell&#8217;area euro &#8220;<em>sono rimasti</em>&#8221; nel corso del 2010. Ma &#8220;<em>guardando in avanti lo scenario principale per la stabilità finanziaria è ampiamente favorevole</em>&#8220;. A scriverlo è la Banca centrale europea nel suo rapporto annuale, pur sottolineando che &#8220;<em>il livello d&#8217;interezza che circonda questa prospettiva rimane alto</em>&#8220;.<br />
<span id="more-6944"></span><br />
<strong>Le banche centrali preoccupate</strong><br />
Le banche centrali dell&#8217;Eurosistema sono &#8220;<em>particolarmente preoccupate</em>&#8221; per le riforme insufficienti della governance economica europea varate dopo la crisi finanziaria. Lo sottolinea la Banca centrale europea nel suo rapporto annuale, spiegando che i timori riguardano &#8220;<em>l&#8217;insufficiente automaticità</em>&#8221; delle sanzioni e chiedendo &#8220;<em>l&#8217;introduzione di misure politiche e di reputazione oltre alle sanzioni finanziarie</em>&#8221; per i Paesi che sforano i limiti relativi ai conti pubblici.</p>
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		<title>Deficit e debito Italia: ancora indietro per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 07:41:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 2010 il deficit dell&#8217;Italia è stato pari al 4,6% del pil, mentre il debito pubblico al 119%. Sono i dati riportati da Eurostat, l&#8217;Ufficio statistico dell&#8217;Unione europea, basati sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/debito-pubblico-italia.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/debito-pubblico-italia.jpg" class="left"/>Nel 2010 il deficit dell&#8217;Italia è stato pari al 4,6% del pil, mentre il debito pubblico al 119%. Sono i dati riportati da Eurostat, l&#8217;Ufficio statistico dell&#8217;Unione europea, basati sulla prima notifica del 2011 delle cifre fornite da parte degli stati membri.<br />
Secondo i dati riportati da Eurostat, l&#8217;Italia è passata da un deficit del 5,4% nel 2009 al 4,6% del 2010. Nel 2008 era stato del 2,7% e nel 2007 dell&#8217;1,5%. Nel 2010 le uscite sono state pari al 50,5% del pil mentre le entrate al 46,0%, rispetto al 51,8% e al 46,5% del 2009.<br />
Il debito pubblico, invece, nel 2010 ha raggiunto 1.843.015 milioni di euro, pari al 119% del pil, rispetto al 116,1 del 2009. Nel 2008 era invece stato pari al 106,3% e nel 2008 al 103,6%.<br />
<span id="more-6910"></span><br />
<strong>L&#8217;impegno dei paesi europei</strong><br />
Bruxelles ricorda anche che l&#8217;Italia, nel quadro dei programmi di assistenza finanziaria ai paesi dell&#8217;eurozona in difficoltà, ha prestato l&#8217;equivalente dello 0,3% del pil, pari a 3.890 milioni di euro.<br />
Il deficit dei paesi dell&#8217;eurozona è sceso nel 2010 al 6,0% rispetto al 6,3% del 2009, mentre il debito pubblico è salito all&#8217;85,1% rispetto al 79,3% dell&#8217;anno precedente.<br />
Nell&#8217;Ue a 27 paesi, invece, nel 2010 il deficit è sceso al 6,4% dal 6,8% del 2009, mentre il debito è aumentato, salendo all&#8217;80,0% rispetto al 74,4% dell&#8217;anno precedente.</p>
<p><strong>Chi sta peggio</strong><br />
Nel 2010 deficit record per l&#8217;Irlanda con il 32,4%, seguita dalla Grecia con il 10,5% e dalla Gran Bretagna con il 10,4%, poi Spagna (9,2%), Portogallo (9,1%), Polonia e Slovacchia (entrambe 7,9%), Lettonia (7,7%), Lituania (7,1%), e Francia (7,0%). I deficit minori sono invece stati registrati in Lussemburgo (1,7%), Finlandia (2,5%) e Danimarca (2,7%). L&#8217;Estonia è l&#8217;unico paese che ha registrato un surplus, pari allo 0,1% del pil, mentre il bilancio della Svezia è stato in equilibrio (0,0%). La Germania ha invece avuto un deficit del 3,3%. Complessivamente, quindi, 21 stati membri su 27 hanno migliorato i loro conti, mentre 6 hanno visto un peggioramento.<br />
Per quanto riguarda il debito, invece, nel 2010 maglia nera alla Grecia con il 142,8% del pil, seguita dall&#8217;Italia (119,0%), e poi dal Belgio (96,8%), Irlanda (96,2%), Portogallo (93,0%), Germania (83,2%), Francia (81,7%), Ungheria (80,2%), Gran Bretagna (80,0%), Austria (72,3%), Malta (68,0%), Olanda (62,7%), Cipro (60,8%) e Spagna (60,1%). Sono quindi 14 paesi su 27 ad avere un debito superiore al 60% del pil, soglia massima fissata dal Patto di stabilità e crescita.</p>
<p><strong>&#8230;e chi sta meglio</strong><br />
I paesi meno indebitati, secondo i dati di Bruxelles, sono stati invece Estonia (6,6%), Bulgaria (16,2%) e Lussemburgo (18,4%), seguiti da Romania (30,8%), Slovenia (38,0%), Lituania (38,2%), Repubblica Ceca (38,5%) e Svezia (39,8%).</p>
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		<title>Spesa pubblica: in Italia scende il deficit ma sale il debito, l&#8217;allarme Fmi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 07:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Restano rischi sulla sostenibilità dei conti pubblici nelle economie avanzate, a fronte di debito e spesa pubblica ancora alti. E&#8217; questa la fotografia scattata nell&#8217;ultimo Fiscal Monitor Report del Fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Spesa-pubblica-in-Italia-scende-il-deficit-ma-sale-il-debito-lallarme-Fmi.jpg?9f281a" alt="Spesa-pubblica-in-Italia-scende-il-deficit-ma-sale-il-debito-lallarme-Fmi" class="left"/>Restano rischi sulla sostenibilità dei conti pubblici nelle economie avanzate, a fronte di debito e spesa pubblica ancora alti. E&#8217; questa la fotografia scattata nell&#8217;ultimo Fiscal Monitor Report del Fondo monetario internazionale.<br />
&#8220;<em>Restano rischi elevati sulla sostenibilità di bilancio, in quanto sui progressi di alcune regioni hanno inciso i ritardi nel consolidamento di bilancio di altre aree</em>&#8221; si legge nel testo. Il disavanzo dei paesi industrializzati nel 2011 dovrebbe attestarsi al 7,1%, nel 2012 al 5,2%. &#8220;<em>I deficit restano alti, e il debito pubblico dovrebbe sforare il tetto del 100%, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, mentre la spesa raggiungerà livelli record</em>&#8220;, aggiunge l&#8217;Fmi.<br />
<span id="more-6828"></span><br />
<strong>Deficit e debito</strong><br />
&#8220;<em>La maggior parte delle economie industrializzate ha ridotto il deficit quest&#8217;anno, ma negli Usa l&#8217;aggiustamento è in sospeso, mentre in Giappone è stato posticipato già prima che si verificasse il sisma che comporta costi finanziari addizionali</em>&#8220;. Quanto al debito &#8220;<em>continua a crescere nella maggior parte dei paesi industrializzati, e le necessità di finanziamento sono a livelli storicamente alti</em>&#8220;. &#8220;<em>E&#8217; dunque essenziale ridurre il debito nel medio termin</em>e&#8221; afferma l&#8217;Fmi, sottolineando che &#8220;<em>sono necessari progressi sul fronte delle riforme strutturali per rafforzare la crescita e l&#8217;equità sociale</em>&#8220;.<br />
Il dito è puntato contro gli aumenti della spesa pubblica, sanità e pensioni in primis. &#8220;<em>La pressione della spesa pubblica, che è rimasta ampiamente immutata, resta significativa</em>&#8220;, afferma l&#8217;Fmi. Il tutto a fronte di riforme &#8220;limitate&#8221;. &#8220;<em>In particolare l&#8217;aumento della spesa sanitaria resta un rischio per la sostenibilità finanziaria, visto che incide a lungo sul debito</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I mercati finanziari</strong><br />
Quanto ai mercati finanziari, &#8220;<em>sebbene le condizioni dei mercati siano adesso favorevoli per molti, i mercati in passato hanno hanno reagito tardi e male deteriorando le condizioni di bilancio</em>&#8220;.<br />
In Italia, spiega l&#8217;Fmi, come nelle principali economie europee &#8220;<em>scende il deficit ma sale il debito</em>&#8220;. </p>
<p><strong>Il deficit</strong><br />
L&#8217;Fmi conferma poi le stime diffuse ieri sempre dal Fondo di un deficit al 4,3% nel 2011 e al 3,5% nel 2012. In generale nella zona euro il disavanzo nel 2011 dovrebbe attestarsi al 4,4% per poi scendere al 3,6% nel 2012. Il deficit ha imboccato un percorso in discesa ma &#8220;n<em>el 2016 è previsto comunque attestarsi a livelli superiori a quelli prima della crisi, seppur di poco</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il debito</strong><br />
Quanto all&#8217;andamento del debito che nel 2010 si è attestato al 119%. Secondo il Fiscal Monitor Report per raggiungere l&#8217;obiettivo di un rapporto con il Pil al 60% entro il 2020 l&#8217;Italia avrà bisogno di una correzione del 3,2%. Un aggiustamento inferiore a quello necessario per Usa e Giappone (tra l&#8217;11 e oltre 13%), Francia, Spagna e Gran Bretagna di uno sforzo compreso tra il 5% e il 10%, mentre Germania, Canada e appunto Italia potranno limitarsi a una correzione compresa tra il 3 e il 4%. Tra i Paesi europei messi in ginocchio dalla crisi, al Portogallo viene richiesto un intervento di circa il 6%, mentre Grecia e Irlanda dovranno spingersi oltre il 10%.<br />
I conti pubblici italiani, aggiunge infine l&#8217;Fmi, si &#8220;<em>sono deteriorati in misura minore rispetto ad altri paesi</em>&#8220;. Il debito resta alto, osserva, &#8220;<em>ma il deterioramento non è così accentuato</em>&#8220;. I target di bilancio &#8220;<em>sono più o meno appropriati</em>&#8221; ha proseguito, spiegando che il deficit 2010 è stato &#8216;più basso&#8217; delle previsioni, favorendo &#8220;<em>un miglioramento dei conti pubblici</em>&#8220;.</p>
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		<title>Tremonti: il G20 non basta più contro la crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 08:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse e Imposte]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica Italia]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[politiche economiche usa]]></category>
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		<description><![CDATA[La soluzione per la finanza pubblica in Italia non è tassare di più, &#8220;non sarebbe una cosa buona per il Paese&#8220;, al contrario è &#8220;aumentare le tasse a chi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La soluzione per la finanza pubblica in Italia non è tassare di più, &#8220;<em>non sarebbe una cosa buona per il Paese</em>&#8220;, al contrario è &#8220;<em>aumentare le tasse a chi non le paga</em>&#8221; e poi &#8220;<em>spendere di meno</em>&#8220;. E&#8217; questa &#8220;<em>l&#8217;unica via</em>&#8221; indicata dal ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, che sull&#8217;evasione fiscale parla di &#8220;<em>grandissimi risultati</em>&#8220;.<br />
Spazia dall&#8217;economia interna, alla politica e finanza estera toccando il tema del nucleare, il ministro intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai 3 &#8220;<em>In mezz&#8217;ora</em>&#8220;. Alla proposta della Cgil di introdurre una patrimoniale, in media l&#8217;1% per le famiglie con finanze nette per 800mila euro, che potrebbe generare un gettito di circa 18 miliardi l&#8217;anno, Tremonti replica che &#8220;<em>un governo che ha tolto l&#8217;Ici sulla prima casa ha evidentemente una politica diversa</em>&#8221; e quindi &#8220;<em>la tassa giusta è sull&#8217;evasione fiscale</em>&#8220;.<br />
<span id="more-6715"></span><br />
<strong>Il contrasto all&#8217;evasione fiscale</strong><br />
Terreno su cui &#8220;<em>stiamo agendo con grandissimi risultati, inattesi perfino in Europa dove pensavano dessimo numeri a vanvera, invece sono soldi in cassa</em>&#8220;. </p>
<p><strong>L&#8217;energia nucleare e le rivolte nel medio oriente</strong><br />
E sul nucleare, rileva che &#8220;<em>se lo avessimo avremmo un tasso di crescita molto più alto di altri</em>&#8220;. Passando alle rivolte in Nord Africa e Medio Oriente, il ministro suggerisce di &#8220;<em>destinare una quota dell&#8217;iva, via volontariato, per aiutare quei popoli in casa loro</em>&#8220;, ribadisce che la catena delle rivoluzioni &#8220;<em>arriverà in Asia</em>&#8221; e sulla Siria, &#8220;<em>ho come l&#8217;impressione che non c&#8217;é il petrolio e che la voglia di intervento sia minore</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Effetto domino</strong><br />
Sul rischio di ripercussioni di questi disordini sulla nostra moneta, Tremonti osserva che &#8220;<em>in ballo non c&#8217;é la stabilità dell&#8217;euro ma tutta l&#8217;architettura finanziaria del mondo. Se il capo di una rivolta dice &#8216;questi soldi che stanno a Wall Street stanno meglio al servizio del mio popolo&#8217; e li ritira è evidente che succede qualcosa di un po&#8217; complicato</em>&#8220;. &#8220;<em>Il vecchio mondo è finito, quello molto controllato dall&#8217;America, molto organizzato sul petrolio, sui fondi sovrani, sugli investimenti più o meno lungimiranti di molti sovrani che manovrano enormi capitali e può essere che ci sia una catena di crisi politiche, il caso della Siria è indicativo. Sta cambiando il mondo e mettere in conto che ci siano anche fatti di impatto finanziario è doveroso</em>&#8220;. </p>
<p><strong>Il G20 non basta più</strong><br />
Il mondo cambia e &#8220;<em>non basta più il G20. Mentre il G7 controllava il mondo occidentale in modo completo, il G20 rappresenta l&#8217;80% della ricchezza del mondo ma non rappresenta il mondo</em>&#8220;. Infine, Tremonti è chiaro sulle imminenti nomine in alcune grandi aziende pubbliche e anche non completamente pubbliche: &#8220;<em>Leggo sul giornale &#8216;Al Ministero del Tesoro si lavora per&#8230;&#8217;: le posso assicurare che si lavora, ma questo non é lavoro</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Le norme anti-Opa</strong><br />
&#8220;<em>Lo abbiamo detto: noi abbiamo intenzione di presentare in Europa, tradotta in italiano, la legge francese</em>&#8220;, afferma infine il ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti a proposito delle misure anti-opa messe in campo dopo il caso Parmalat.</p>
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		<title>Manovra strutturale anticrisi per il 2012: l&#8217;Ue chiede più dello 0,5 per cento</title>
		<link>http://www.mondofinanzablog.com/2011/03/25/manovra-strutturale-anticrisi-per-il-2012-lue-chiede-piu-dello-05-per-cento/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politiche economiche europa]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa economica]]></category>

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		<description><![CDATA[La correzione strutturale del deficit nella maggior parte dei Paesi europei dovrebbe essere per il 2012 &#8220;ben superiore allo 0,5% del Pil&#8221; attualmente previsto. Lo si legge nel comunicato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La correzione strutturale del deficit nella maggior parte dei Paesi europei dovrebbe essere per il 2012 &#8220;<em>ben superiore allo 0,5% del Pil</em>&#8221; attualmente previsto. Lo si legge nel comunicato che ha chiuso il vertice tra i capi di Stato e di governo europei riuniti da ieri a Bruxelles. Anche la Bce aveva chiesto circa un mese fa maggiori sforzi di risanamento, sollecitando una correzione di almeno l&#8217;1% per quei Paesi che hanno un elevato debito pubblico come l&#8217;Italia.<br />
&#8220;<em>Le politiche fiscali per il 2012 dovrebbero puntare a ristabilire la fiducia mantenendo la dinamica del debito su un sentiero sostenibile e assicurando che i deficit siano ridotti sotto il 3% del Pil nei tempi concordati dal Consiglio. Questo richiede nella maggior parte dei casi aggiustamenti strutturali ben al di sopra dello 0,5% del Pil</em>&#8220;, si legge nella bozza.<br />
<span id="more-6712"></span><br />
<strong>La situazione dell&#8217;Italia</strong><br />
&#8220;<em>Il consolidamento dovrebbe essere prioritario per gli Stati membri che si trovano ad affrontare ampi deficit strutturali o una alta o rapida crescita nei livelli del debito pubblico</em>&#8220;, continua la bozza. L&#8217;Italia, secondo le ultime stime macroeconomiche e di finanza pubblica pubblicate a fine settembre, conta di ridurre al 2,7% del Pil il deficit nel 2012 dal 3,9% del 2011. In termini strutturali, cioé corretto per il ciclo economico e al netto delle misure una tantum, l&#8217;indebitamento netto migliora nel 2012 di 0,7 punti percentuali.</p>
<p>Fonte: Reuters</p>
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		<title>Divieto di cultura: dal 26 al 28 marzo la protesta nazionale contro i tagli alla cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 05:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica Italia]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico Italia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovo contratti di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[scioperi lavoratori]]></category>

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		<description><![CDATA[La scritta &#8221;divieto di cultura&#8221; sovrapposta a un&#8217;antica maschera teatrale sarà l&#8217;immagine simbolo della campagna di informazione, in programma dal 26 al 28 marzo, promossa da Federculture, Agis, Fai e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/03/Divieto-di-cultura-dal-26-al-28-marzo-la-protesta-nazionale-contro-i-tagli-alla-cultura.jpg?9f281a" alt="Divieto-di-cultura-dal-26-al-28-marzo-la-protesta-nazionale-contro-i-tagli-alla-cultura" class="left"/>La scritta &#8221;<strong>divieto di cultura</strong>&#8221; sovrapposta a un&#8217;antica maschera teatrale sarà l&#8217;immagine simbolo della campagna di informazione, in programma dal 26 al 28 marzo, promossa da Federculture, Agis, Fai e la Conferenza delle Regioni. Obiettivo dell&#8217;iniziativa, secondo il responsabile cultura dell&#8217; Anci e assessore alla cultura del comune di Genova, Andrea Ranieri, &#8221;<em>e&#8217; quello di sensibilizzare i cittadini riguardo la &#8216;recessione culturale&#8217; che, a causa dei tagli alla cultura perpetrati dal governo, il Paese sta vivendo</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Divieto di cultura</strong><br />
Sarà una campagna a tappeto con manifesti, locandine e spot. Sulla carta, dal vivo e in Rete, complici i principali social network. &#8221;<em>Vogliamo entrare in tutte le case degli italiani, anche in quelle di chi non ascolta la lirica e non va a teatro, per dire ai cittadini che senza cultura l&#8217;Italia non ha né identità né futuro</em>&#8221;.<br />
&#8221;<em>I tagli</em> -rincara il presidente dell&#8217;Agis, Paolo Protti- <em>non riguardano solo noi ma tutti, perche&#8217; quello che viene messo in pericolo rappresenta, oltre che un indotto di enormi dimensioni, anche un collante sociale che ha a che fare con il nostro stare insieme, il nostro modo di vivere</em>&#8221;. <span id="more-6696"></span>Una lotta che, sottolinea Protti, &#8221;<em>non si esaurisce in queste tre giornate. Continueremo a far sentire la nostra voce. Bisogna far capire alla gente che, per portare il Fus a livelli decenti, basterebbe accorpare le elezioni al referendum</em>.&#8221;</p>
<p><strong>La giornata mondiale del teatro</strong><br />
Nell&#8217;ambito della campagna si inserisce anche la mobilitazione del mondo teatrale che il 27 marzo, in segno di protesta, non celebrera&#8217; la Giornata mondiale del teatro, durante la quale, invece, si svolgeranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sui palcoscenici italiani.</p>
<p><strong>Le richieste al Governo</strong><br />
Sono in particolare otto le richieste rivolte al governo e al Parlamento dai promotori dell&#8217;iniziativa:<br />
&#8221;<em>Affermare la centralità della cultura nelle politiche economiche e sociali nazionali. Assicurare livelli certi e adeguati di finanziamento del settore che ne permettano l&#8217;esistenza e lo sviluppo, a partire dal reintegro del Fondo unico dello spettacolo (Fus). Introdurre forme di incentivazioni fiscali per le donazioni a favore della cultura. Garantire il Tax-credit e il Tax-shelter al cinema, attraverso risorse pubbliche o coinvolgendo tutte le realtà che utilizzano il prodotto film, e non gravando sugli spettatori o sulle imprese. Sostenere l&#8217;occupazione e lo sviluppo delle professionalità del settore, anche attraverso opportuni interventi formativi. Investire su una efficace valorizzazione e tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale, coinvolgendo anche gli enti locali. Promuovere i processi di modernizzazione nella gestione e nella produzione, anche sostenendo la creatività giovanile. Attuare politiche culturali di livello europeo</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Riforme anti-implosione</strong><br />
&#8221;<em>Non pensiamo che il sistema sia perfetto</em> -ha detto Ranieri-<em>, certo che c&#8217;è bisogno di riforme, ma qui si rischia l&#8217;implosione. Molte realtà non hanno nessuna certezza dei finanziamenti, come ci puo&#8217; essere risanamento se non ci sono certezze&#8221;. Certo, continua Ranieri, &#8221;accogliamo con piacere le ultime dichiarazioni provenienti dal governo, e in particolare da Tremonti, ma alle parole devono però seguire i fatti</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Lo sciopero dei lavoratori</strong><br />
Riguardo al collegamento tra questa iniziativa e lo sciopero del 25 marzo dei lavoratori, a chiarire gli eventuali dubbi ci ha pensato Protti. &#8221;<em>E&#8217; bene che le due cose restino distinte</em> -ha affermato il presidente dell&#8217;Agis-,<em> abbiamo scelto di non mettere in atto una serrata perché siamo imprenditori, dobbiamo far quadrare il bilancio, rispettare i contratti e pagare gli stipendi. Comunque il 25, tranne in qualche caso particolare, abbiamo consigliato alle nostre aziende di restare chiuse&#8217;</em>&#8216;.</p>
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		<title>Debito pubblico ancora in aumento: l&#8217;allarme di Bankitalia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 14:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tasse e Imposte]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico Italia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/03/Debito-pubblico-ancora-in-aumento-lallarme-di-Bankitalia.jpg?9f281a" alt="Debito-pubblico-ancora-in-aumento-lallarme-di-Bankitalia" class="left"/>Con un aumento di 36 miliardi rispetto al mese precedente, a gennaio 2011 il debito delle amministrazioni pubbliche ha toccato un nuovo record a 1.879,9 miliardi di euro. Lo segnala Bankitalia nel supplemento al Bollettino statistico &#8216;Finanza pubblica&#8217; di marzo 2011. Nello stesso mese del 2010 l&#8217;indebitamento era pari a 1.790,8 miliardi. Il debito delle amministrazioni locali a gennaio 2011, poi, sale a 111,606 miliardi di euro in risalita rispetto ai 110,953 miliardi di dicembre 2010 ma in leggero calo rispetto ai 112,391 miliardi dello stesso mese dell&#8217;anno precedente. A gennaio 2011 le entrate tributarie del Bilancio dello Stato &#8211; si rileva ancora nel Bollettino &#8211; hanno toccato i 30,64 miliardi di euro con una crescita di 1,8 miliardi (+6,4%) rispetto allo stesso mese del 2010.<br />
<span id="more-6637"></span><br />
<strong>Le entrate tributarie</strong><br />
Dal ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze arrivano invece i dati dello scorso anno contenuti nel Bollettino delle entrate tributarie per il periodo gennaio-dicembre 2010. Nel 2010 le entrate tributarie al netto delle una tantum hanno registrato un aumento dello 0,3% con un gettito di 403.289 milioni di euro (+1.339 milioni di euro rispetto all&#8217;anno precedente). Il gettito Iva ha fatto registrare un incremento del 4,0% (+4.437 milioni di euro), sostenuto tanto dal gettito dell&#8217;imposta sugli scambi interni (+0,9%), quanto dal gettito dell&#8217;imposta sulle importazioni (+32,4%). L&#8217;anno si è chiuso con un risultato molto positivo degli incassi da ruoli relativi ad attività di accertamento e controllo che hanno generato entrate pari a 5.993 milioni di euro, facendo registrare un incremento del 17,9% rispetto al 2009. Dal bollettino emerge anche l&#8217;incremento del 4,4% dell&#8217;Ire (+6.917 milioni di euro), che è imputabile al buon andamento del gettito delle ritenute nel loro complesso (+3,0%) rispetto al quale si conferma, in specie, l&#8217;andamento positivo delle ritenute versate dai lavoratori autonomi, e la dinamica significativamente positiva dell&#8217;imposta versata in autoliquidazione (+10,2% rispetto al 2009).</p>
<p><strong>Il gettito Ires</strong><br />
Inoltre, il gettito Ires torna ai livelli del 2009 con un calo limitato allo 0,4% (-167 milioni di euro). Questo risultato risente tra l&#8217;altro di un fattore tecnico normativo, correlato ai versamenti dell&#8217;addizionale Ires introdotta dal 2009 con il decreto legge 112/2008 che, per effetto del meccanismo del saldo e dell&#8217;acconto con cui si versa l&#8217;imposta, ha generato nel primo anno di versamento maggiori entrate una tantum rispetto al 2010. In lieve recupero risulta il gettito delle imposte sulle transazioni che, nel complesso, presentano un calo limitato allo 0,2%.</p>
<p><strong>Il gettito da altre imposte</strong><br />
In leggera flessione risulta l&#8217;imposta di fabbricazione sugli oli minerali e l&#8217;imposta di consumo sul gas metano che, per il suo meccanismo di calcolo, riflette i consumi dell&#8217;anno precedente. In lieve calo il gettito complessivo delle imposte relative ai giochi, ai tabacchi e alle successioni e donazioni, che fa registrare una flessione dello 0,4%. Complessivamente, le entrate tributarie del Bilancio dello Stato del 2010 hanno evidenziato maggiori entrate lorde rispetto alle previsioni, sostanzialmente neutralizzate da maggiori rimborsi e compensazioni.<br />
&#8221;<em>Indifferente ai dati, il ministero dell&#8217;Economia continua a fare propaganda sui risultati delle entrate</em>&#8221;, afferma Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria del Pd. &#8221;<em>Se si entra nel dettaglio si vede che a pagare sono i soliti noti, i redditi da lavoro dipendente e da pensione</em>&#8220;. Inoltre, spiega, &#8221;<em>quando l&#8217;economia va giù le entrate crollano molto di più di quanto dovrebbero, mentre quando l&#8217;economia si riprende le entrate rimangono indietro</em>&#8221;.</p>
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