Misure e sacrifici, la ricetta della Grecia per uscire dalla crisi il 24 maggio

di Carlo Valuta Commenta

Tra Austerity e tasse indirette, il parlamento è atteso da uno stress test definitivo, nonché dal confronto con l'Eurogruppo. Riuscirà Tsipras a tenere unita la maggioranza e a tenere a bada la minoranza di Syriza?

In Grecia l’allarme suona ancora. Tsipras lo sa, stringe i denti e per scaramanzia non mette la cravatta. Lo aveva annunciato con un sorriso il giorno della sua rielezione: la indosserà solo quando il Paese sarà fuori dalla crisi.

GRECIA

Questo momento, facendo gli scongiuri o sperando più concretamente che tutto vada per il verso giusto, potrebbe arrivare il 24 maggio.

Mancano tredici giorni a questa data. Ma prima c’è da risolvere la questione austerity. Il parlamento è atteso da uno stress test definitivo, nonché dal confronto con l’Eurogruppo. Riuscirà Tsipras a tenere unita la maggioranza e a tenere a bada la minoranza di Syriza?

I più informati ritengono che il periodo nero sia quasi alle spalle. Ma il partito conserva un’ala radicale che non ha ancora metabolizzato la riforma sulle pensioni.

Ora c’è da agguantare il nulla osta agli aiuti, così da discutere del debito e non esercitare nuovi e pesanti tagli per la popolazione. Secondo i più informati non mancheranno le tensioni, se si analizzano gli elementi correttivi presenti nel provvedimento che verrà presentato nel corso dei prossimi giorni.

Le nuove tasse indirette raggiungeranno infatti l’1% del Prodotto interno lordo (1,8 miliardi). Si parla nel frattempo di un varo del board del fondo per le privatizzazioni e soprattutto si parla di clausole di salvaguardia imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Elementi che potrebbero scattare in caso di sforamento degli obiettivi di bilancio nei prossimi mesi.

I cittadini sono costantemente sul ‘chi va là?’, in attesa di novità e in attesa di vedere nuovamente l’arcobaleno. Attendono la tanto agognata ripresa, che farebbe scaturire una più ampia protezione sociale. Dal 24 maggio 2016 al 2018, però, la strada è ancora lunga. L’avanzo primario dovrà raggiungere, per forza, il 3,5% previsto.

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