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Creval avvia la razionalizzazione della propria struttura

 
Simone
10 agosto 2012
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L’attuale parola d’ordine per il Credito Valtellinese è semplicità: in effetti, il gruppo bancario sta ridimensionando in maniera adeguata la propria struttura, cercando di ridurre allo stesso tempo i costi e puntando tutto sulle attività più prettamente bancarie. La giornata di ieri è stata fondamentale in questo senso. Il consiglio di amministrazione di Creval ha fornito la propria approvazione definitiva al progetto che prevede di razionalizzare il sistema interno, con l’obiettivo finale focalizzato sull’ottenimento di una vera e propria Banca Unica.

Le operazioni realizzate sono presto dette. Anzitutto, l’istituto ha ceduto le attività di una delle proprie holding principali, la Asset Management, la quale detiene un controllo di maggioranza sulla società di gestione del risparmio Anima. Tutti questi business vengono gestiti dalla banca valtellinese mediante un’altra Sgr, Aperta, ma anche tramite Lussemburgo Gestioni (il 70% fa capo alla stessa Creval, mentre il restante 30% è di competenza della Banca Popolare di Cividale). Lo scorso 30 giugno, inoltre, gli assets in gestione erano pari a 2,5 miliardi di euro, senza dimenticare i seicento milioni per quel che concerne i prodotti di soggetti terzi. L’intesa di ieri ha un valore complessivo di trentatré milioni di euro e prevede un iter ben preciso da seguire: al Credito Valtellinese, infatti, viene richiesto di sottoscrivere un aumento di capitale riservato della stessa Asset Management, in modo da arrivare a una quota non lontana dai tre punti percentuali.

Secondo gli stessi vertici bancari, il gruppo non avrà più nessuna “fabbrica prodotto”, di conseguenza l’attenzione sarà spostata verso l’attività bancaria, come fissato nel piano di sviluppo. La vera e propria razionalizzazione di Creval è cominciata comunque lo scorso anno, quando alcune controllate sono state incorporate nella capogruppo, mentre altre si sono fuse nel Credito Artigiano, un evidente tentativo di rafforzare il patrimonio e di abbattere i costi, in un momento storico che non è certo semplice e agevole per gli istituti di credito italiani.

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