Lavoro: due donne su tre lavorano per necessità e per essere indipendenti
ROMA – Se è vero che una donna su tre lavora per passione, la stragrande maggioranza delle donne italiane lo fanno per necessità o per essere indipendenti economicamente. Solo il 29,7% delle italiane, infatti, considera il lavoro una fonte di realizzazione. Il 50% delle donne lavora per garantirsi l’ indipendenza economica e il 32,4% per necessità.
Questo il quadro dell’ Italia rosa che lavora nel 2009, da un’ indagine condotta dall’ Osservatorio Cera di Cupra sulle pari opportunità. La ricerca è stata effettuata in occasione dell’ 8 marzo, festa della donna, utilizzando un campione di oltre mille donne tra i 18 e i 65 anni.
Insomma, il lavoro comporta sicuramente qualche rinuncia, specialmente nell’ ambito della sfera affettiva e della famiglia. In più, per il 52% del campione, se una donna occupa un ruolo professionale più importante del proprio marito o compagno ciò ha un effetto negativo nel rapporto.
Un altro dato che fa riflettere è poi il fatto che più della metà delle donne ritiene che la femminilità sia una carta vincente per la carriera.
ANCORA INDIETRO RISPETTO ALL’ EUROPA
Ma, rispetto al resto d’ Europa, il lavoro femminile in Italia è ancora troppo lontano dai livelli prefissato lo scorso anno per raggiungere il 60% della popolazione. In particolare questo problema è sentito al Sud Italia, dove l’ occupazione femminile è a livelli bassissimi.
Nel giugno del 2006, una Direttiva europea semplificava e mdernizzava la legislazione comunitaria esistente sulla parità di trattamento fra donne e uomini in materia di occupazione. Dal 2000 a oggi, sei degli otto milioni di posti di lavoro creati nell’ Unione europea sono stati occupati da donne. Attualmente, il tasso di occupazione femminile nei 27 Stati dell’ Ue è pari al 56,3%, con un aumento del 2,7% rispetto al 2000.
CINQUE FATTORI CRITICI
Sono cinque i fattori critici relativi all’ occupazione femminile sottolineati dalla Relazione della Commissione europea:
1) Un divario ancora molto forte fra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, pari a 15 punti percentuali. Il problema principale è costituito dalla maggiore difficoltà delle donne a conciliare vita professionale e vita privata, tanto è vero che, rileva la Relazione, il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 49 anni si abbassa di 15 punti percentuali quando hanno un bambino, mentre quello degli uomini nella stessa fascia di età aumenta di 6 punti percentuali.
2) Le donne hanno più spesso degli uomini un posto di lavoro a tempo parziale o determinato.
3) L’ aumento dell’occupazione si è verificato nei settori dove le donne rappresentano già la maggior parte dell’ occupazione (pubblica amministrazione e sanità).
4) Rimane uno squilibrio fra donne e uomini per quanto riguarda la loro presenza nei posti dirigenziali, sia politici, sia economici. Meno di un terzo dei dirigenti sono di sesso femminile e nei Parlamenti nazionali la proporzione media di donne è del 24%.
5) Permane uno scarto fra le retribuzioni femminili e quelle maschili: gli uomini sono, infatti, mediamente pagati il 15% l’ ora in più delle donne.
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