Commercio privo di criticità sostituendo con i camion le navi? Potrebbe essere secondo alcuni un modo per evitare la chiusura dello stretto di Hormuz.

Salvare il commercio con il trasporto su gomma?
Sebbene si tratti di una alternativa molto particolare, questa possibilità è al vaglio degli esperti per salvare il commercio generale. E tentare di contenere le spese. In fin dei conti le tensioni geopolitiche tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo non lasciano molto spazio di manovra.
Lo stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. Ogni giorno attraversano queste acque milioni di barili di petrolio e grandi quantità di gas naturale dirette verso Europa, Asia e Stati Uniti. Quando si parla di una possibile chiusura, i mercati internazionali reagiscono immediatamente con forti aumenti del prezzo dell’energia.
In questo contesto è emersa una proposta alternativa: trasportare petrolio e merci via terra, utilizzando lunghi convogli di camion attraverso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’idea è stata rilanciata da diversi media internazionali e analisti logistici, mentre alcune compagnie di trasporto avrebbero già iniziato a sperimentare corridoi terrestri per ridurre la dipendenza dalle rotte marittime del Golfo Persico.
Secondo alcune ricostruzioni, Arabia Saudita ed Emirati starebbero cercando di creare una rete logistica capace di collegare i porti del Golfo con quelli affacciati sul Mar Rosso o sul Mar Arabico, evitando così il passaggio obbligato nello stretto per il commercio.
Possibilità ma anche molti limiti

L’idea nasce da una considerazione semplice: se le petroliere non possono attraversare Hormuz, almeno una parte delle merci potrebbe essere trasferita su gomma. In teoria, migliaia di camion potrebbero spostare carburante, componenti industriali e beni strategici da un lato all’altro della penisola arabica. Alcuni osservatori hanno descritto questa soluzione come un “ponte terrestre” d’emergenza per limitare i danni economici di un blocco navale.
Tuttavia, la fattibilità reale del progetto è molto più laboriosa. Le navi cargo e le petroliere trasportano quantità enormi di merci che sarebbe quasi impossibile sostituire completamente con i camion. Una singola superpetroliera può contenere milioni di barili di greggio, mentre un camion cisterna ne trasporta una quantità minima in confronto. Per ottenere lo stesso volume servirebbero decine di migliaia di viaggi, con costi enormi e tempi molto più lunghi.
Esistono poi problemi infrastrutturali. Le autostrade della penisola arabica non sono progettate per sostenere un traffico continuo di convogli giganteschi destinati a sostituire il commercio marittimo globale. A questo si aggiungono i rischi legati al clima desertico, alla sicurezza delle rotte e ai controlli doganali tra diversi Paesi.
Gli esperti ritengono quindi che i camion possano rappresentare soltanto una soluzione temporanea e limitata, utile per alcune merci strategiche ma incapace di sostituire davvero il traffico navale internazionale.
Sembrerebbero più adatte alternative già esistenti, come gli oleodotti sauditi ed emiratini che collegano il Golfo al Mar Rosso. Anche queste infrastrutture, però, non sarebbero sufficienti a compensare completamente la chiusura dello stretto. La discussione sui camion da usare per il commercio dimostra quanto il mondo dipenda ancora da pochi snodi strategici.