IOR, indici azionari cattolici e chi li rispetta

Lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, spesso indicato come la “banca vaticana”, è uno degli enti maggiormente specializzati in investimenti etici. Scopriamo chi rientra in quelli che sono gli “indici azionari cattolici”.

Lo IOR e gli indicatori etici

Dobbiamo ricordare che lo IOR non è una banca commerciale tradizionale e non opera come un grande gestore aperto al pubblico, ma amministra patrimoni destinati a opere religiose e caritative. Proprio per questo, negli anni ha sviluppato criteri molto rigorosi per selezionare gli strumenti finanziari in cui investire, ispirandosi direttamente alla dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Gli indici e i portafogli di riferimento adottati dallo IOR seguono un principio chiaro: il rendimento economico non può essere separato dalla coerenza morale. Questo significa che vengono esclusi investimenti in società coinvolte in attività considerate incompatibili con l’insegnamento cattolico, come la produzione di armi controverse, la pornografia, il gioco d’azzardo.

E ancora la sperimentazione su embrioni o la produzione di contraccettivi. Allo stesso tempo, si privilegiano imprese che rispettano la dignità del lavoro, promuovono condizioni occupazionali eque, tutelano l’ambiente e operano con trasparenza.

Negli ultimi anni lo IOR ha rafforzato il proprio sistema di controlli interni e di selezione, introducendo linee guida sempre più dettagliate. La valutazione non si limita al settore di attività, ma prende in considerazione anche il comportamento concreto delle aziende, come le politiche ambientali, il rispetto dei diritti umani e la qualità della governance. In questo senso, l’approccio della banca vaticana si avvicina ai criteri ESG, ma con un’attenzione specifica agli aspetti etici legati alla visione cristiana della persona e della società.

Ecco le realtà identificate moralmente

Per quanto riguarda le realtà considerate coerenti con questi principi, lo IOR si affida in genere a istituzioni finanziarie solide e riconosciute a livello internazionale, purché rispettino standard elevati di trasparenza e conformità normativa. Nella sua lista di realtà etiche rientrano Asml, Deutsche Telekom, Sap, Banco Santander, Hermes, Bbva, Prosus, Vinci, UniCredit e Allianz. Una selezione eseguita insieme a Morningstar tra i titoli americani ed europei “pienamente conformi ai principi dell’etica cattolica”.

Le banche devono operare in Paesi con sistemi di vigilanza affidabili e dimostrare una reputazione solida sul piano etico e legale. Non si tratta quindi di un elenco pubblico di “banche cattoliche”, ma di una selezione basata su criteri stringenti che riguardano stabilità finanziaria, correttezza operativa e compatibilità con i valori della Chiesa.

In alcuni casi rientrano in questa visione anche istituti che, pur non essendo confessionali, adottano politiche di finanza responsabile e di investimento sostenibile. L’elemento decisivo non è l’etichetta religiosa, ma la coerenza concreta con principi come il rispetto della vita, la centralità della persona, la promozione del bene comune e la lotta alla corruzione.

Corrisponderanno davvero a tali principi? Sarebbe curioso intrecciare questi dati con l’opinione di clienti ed ex clienti delle suddette realtà.

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