Uscita dalla crisi: l’Ocse traccia la rotta

di Roberto R Commenta

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha tracciato la rotta (certa?) per una uscita dalla crisi. Tra le righe del “menu” dell’organizzazione – quasi una sorta di programma elettorale – c’è il taglio del cuneo fiscale, la revisione del sistema delle agevolazioni, lo spostamento della tassazione dal reddito ai consumi, l’abbandono dell’ipotesi di qualsiasi condono. Raccomandazioni fiscali e non, che l’Italia – secondo l’Ocse – dovrebbe sottoscrivere per poter uscire dal pantano già nel 2013.

Nel proprio report denominato “Obiettivo crescita per il 2013“, l’Ocse – pur riconoscendo all’Italia i passi avanti fatti con le riforme già compiute, ribadisce altresì la necessità di proseguire sulla strada delle politiche strutturali per poter tornare a crescere e contrastare in tal modo la piaga più importante della crisi, la disoccupazione (vedi anche Ocse: l’Italia faccia attenzione al debito).

Pertanto, l’Ocse invita ll’Italia a “proseguire sulla riforma del mercato del lavoro rendendo più flessibili le assunzioni e i licenziamenti e accorciando i tempi dei procedimenti giudiziari e realizzando contemporaneamente la rete universale di protezione sociale già in programma“. Stando all’Ocse, il sistema di tutela italiano andrebbe riequilibrato in favore della protezione del reddito, più che del posto di lavoro.

Oltre a quanto sopra, l’organizzazione invita a ridurre le distorsioni e gli incentivi all’evasione, diminuendo le alte aliquote fiscali e riaffermare la volontà di evitare i condoni. Ancora, l’organizzazione suggerisce – appena la situazione dei conti pubblici lo permetterà – di ridurre il cuneo fiscale rendendo più conveniente la tassazione diretta sul lavoro. Occorre infine cercare di ridurre le barriere alal concorrenza, puntare verso liberalizzazioni e istruzione. Un ultimo cenno Ocse alla scuola italiana, che costerebbe troppo e darebbe risultati eccessivamente scarsi. Bisogna pertanto migliorare efficienza ed equità, adottando magari il modello anglosassone, con tasse universitarie più alte, ma prestiti agli studenti con rimborso condizionato al reddito (vedi anche Salgono pressione fiscale e disoccupazione in Italia: l’allarme dell’Ocse).

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