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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; lavoro femminile Italia</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Istat, occupazione mai così male dal 1994. &#8211; 434mila posti di lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 10:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[aumento tasso disoccupaziome]]></category>
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L&#8217;occupazione del secondo trimestre del 2009 è diminuita dell&#8217;1,6% rispetto al 2008 registrando un calo di 378mila unità, <strong>dato peggiore dal secondo trimestre 1994</strong>. Lo comunica l&#8217;Istat spiegando che rispetto al primo trimestre in termini destagionaliozzati il calo è dello 0,3% (-58mila unità).</p>
<p><strong>DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE</strong><br />
L&#8217;Istat segnala che il tasso di occupazione nel secondo trimestre è sceso al 57,9% dal 59,2% del secondo trimestre 2008. <strong>Il numero delle persone in cerca di occupazione è salito a un milione 841 mila unità (+137 mila) pari al +8,1% rispetto al secondo trimestre 2008.</strong> Rispetto alla caduta dell&#8217;occupazione e alla crescita più contenuta della disoccupazione l&#8217;Istat segnala un incremento sensibile dell&#8217;inattività con 434 mila unità in più (+3%) concentrato nelle regioni meridionali.<br />
<span id="more-2489"></span><br />
<strong>DONNE E GIOVANI I PIUì COLPITI</strong><br />
La crescita contenuta del tasso di disoccupazione quindi &#8211; spiegano i tecnici Istat &#8211; è dovuta in gran parte a fenomeni di scoraggiamento e quindi alla mancata ricerca di lavoro di molte donne e al ritardato ingresso dei giovani nel mercato. </p>
<p><strong>MEGLIO NEL CENTRO ITALIA</strong><br />
I posti di lavoro &#8211; segnala l&#8217;Istat &#8211; sono stati perduti soprattutto nel Mezzogiorno (271 mila sui 378 mila complessivi) mentre il nord ha perso 117 mila occupati e il centro appena diecimila. Le persone in cerca di occupazione sono invece aumentate prevalentemente al nord (149 mila) mentre il Mezzogiorno ne ha perse 27 mila. Ciò è dovuto alla riduzione degli inattivi concentrata nel Mezzogiorno. Al sud infatti le forze di lavoro si sono ridotte di 298 mila unità a fronte del calo complessivo di 241 mila unità. </p>
<p><strong>UN&#8217;ITALIA DIVISA</strong><br />
Il tasso di disoccupazione totale sale al 7,4% con differenze significative tra nord (5%), centro (6,7%) e Mezzogiorno (12%). L&#8217;Istat segnala anche che la caduta della occupazione è dovuta in gran parte al calo della componente italiana (-399 mila occupati maschi e +163 mila occupate donne) mentre <strong>prosegue la crescita dell&#8217;occupazione degli stranieri (+89 mila unità maschi e +95 mila unità femmine).</strong></p>
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		<title>Lavoro: due donne su tre lavorano per necessità e per essere indipendenti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 22:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/03/lavoro-due-donne-su-tre-lavorano-per-necessita-e-per-essere-indipendenti.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/03/lavoro-due-donne-su-tre-lavorano-per-necessita-e-per-essere-indipendenti.jpg" class="left"/>ROMA &#8211; <strong>Se è vero che una donna su tre lavora per passione, la stragrande maggioranza delle donne italiane lo fanno per necessità o per essere indipendenti economicamente. Solo il 29,7% delle italiane, infatti, considera il lavoro una fonte di realizzazione. Il 50% delle donne lavora per garantirsi l&#8217; indipendenza economica e il 32,4% per necessità. </strong><br />
Questo il quadro dell&#8217; Italia rosa che lavora nel 2009, da un&#8217; indagine condotta dall&#8217; Osservatorio Cera di Cupra sulle pari opportunità. La ricerca è stata effettuata in occasione dell&#8217; 8 marzo, festa della donna, utilizzando un campione di oltre mille donne tra i 18 e i 65 anni.<br />
<span id="more-701"></span><br />
Insomma, il lavoro comporta sicuramente qualche rinuncia, specialmente nell&#8217; ambito della sfera affettiva e della famiglia. In più, per il 52% del campione, se una donna occupa un ruolo professionale più importante del proprio marito o compagno ciò ha un effetto negativo nel rapporto. </p>
<p>Un altro dato che fa riflettere è poi il fatto che più della metà delle donne ritiene che la femminilità sia una carta vincente per la carriera.<br />
<strong><br />
ANCORA INDIETRO RISPETTO ALL&#8217; EUROPA</strong><br />
Ma, rispetto al resto d&#8217; Europa, il lavoro femminile in Italia è ancora troppo lontano dai livelli prefissato lo scorso anno per raggiungere il 60% della popolazione. In particolare questo problema è sentito al Sud Italia, dove l&#8217; occupazione femminile è a livelli bassissimi.<br />
Nel giugno del 2006, una Direttiva europea semplificava e mdernizzava la legislazione comunitaria esistente sulla parità di trattamento fra donne e uomini in materia di occupazione. Dal 2000 a oggi, sei degli otto milioni di posti di lavoro creati nell’ Unione europea sono stati occupati da donne. Attualmente, il tasso di occupazione femminile nei 27 Stati dell’ Ue è pari al 56,3%, con un aumento del 2,7% rispetto al 2000. </p>
<p><strong>CINQUE FATTORI CRITICI</strong><br />
Sono cinque i fattori critici relativi all’ occupazione femminile sottolineati dalla Relazione della Commissione europea:<br />
1)  Un divario ancora molto forte fra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, pari a 15 punti percentuali. Il problema principale è costituito dalla maggiore difficoltà delle donne a conciliare vita professionale e vita privata, tanto è vero che, rileva la Relazione, il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 49 anni si abbassa di 15 punti percentuali quando hanno un bambino, mentre quello degli uomini nella stessa fascia di età aumenta di 6 punti percentuali.</p>
<p>2) Le donne hanno più spesso degli uomini un posto di lavoro a tempo parziale o determinato. </p>
<p>3) L’ aumento dell’occupazione si è verificato nei settori dove le donne rappresentano già la maggior parte dell’ occupazione (pubblica amministrazione e sanità). </p>
<p>4) Rimane uno squilibrio fra donne e uomini per quanto riguarda la loro presenza nei posti dirigenziali, sia politici, sia economici. Meno di un terzo dei dirigenti sono di sesso femminile e nei Parlamenti nazionali la proporzione media di donne è del 24%. </p>
<p>5) Permane uno scarto fra le retribuzioni femminili e quelle maschili: gli uomini sono, infatti, mediamente pagati il 15% l’ ora in più delle donne. </p>
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