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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; consulenza finanziaria</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Harald J. Wester in Alfa Romeo: cambio di vertici per i marchi sportivi made in Italy</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 15:10:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Harald J. Wester assume la carica di amministratore delegato di Alfa Romeo Automobiles, sostituendo Sergio Cravero, che avrà la responsabilità della funzione Product Portfolio Planning &#038; Product Concept. Harald J.Wester [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">
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</script><p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/01/Harald-J.-Wester-in-Alfa-Romeo-cambio-di-vertici-per-i-marchi-sportivi-made-in-Italy.jpg?9f281a" alt="Harald-J.-Wester-in-Alfa-Romeo-cambio-di-vertici-per-i-marchi-sportivi-made-in-Italy" class="left"/><strong>Harald J. Wester</strong> assume la carica di amministratore delegato di Alfa Romeo Automobiles, sostituendo Sergio Cravero, che avrà la responsabilità della funzione Product Portfolio Planning &#038; Product Concept. <strong>Harald J.Wester</strong> manterrà gli attuali incarichi di Chief Technical Officer di Fiat Group e Fiat Group Automobiles e di amministratore delegato di Maserati e di Abarth.</p>
<p>&#8220;<em>La scelta di riunire sotto un&#8217;unica guida i marchi Alfa Romeo, Maserati e Abarth ha l&#8217;obiettivo di esaltare e valorizzare le caratteristiche comuni ai tre brand, in termini di vocazione sportiva e prestazioni motoristiche</em>&#8220;, ha detto Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Group, commentando le nuove nomine. &#8220;<em><strong>Harald J. Wester</strong>, che sta lavorando con grande impegno su più fronti, ottenendo ottimi risultati, apporterà a questo progetto</em> &#8211; ha aggiunto &#8211; <em>la sua grande capacità di leadership insieme ad un solido bagaglio di conoscenze e competenze tecnologiche. Sergio Cravero nel suo nuovo ruolo potrà pienamente utilizzare tutte le proprie capacità tecniche e commerciali</em>&#8220;.</p>
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		<title>Asset Allocation Italia: il Sondaggio Reuters Lipper del dicembre 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 22:10:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I portafogli tornano ad arricchirsi di azioni guardando all&#8217;anno nuovo, in particolare di equity dell&#8217;Eurozona, alleggerendosi di titoli di stato e confermando una predilezione per le emissioni societarie. E&#8217; quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/12/Asset-Allocation-Italia-il-Sondaggio-Reuters-Lipper-del-dicembre-2009.jpg?9f281a" alt="Asset-Allocation-Italia-il-Sondaggio-Reuters-Lipper-del-dicembre-2009" class="left"/>I portafogli tornano ad arricchirsi di azioni guardando all&#8217;anno nuovo, in particolare di equity dell&#8217;Eurozona, alleggerendosi di titoli di stato e confermando una predilezione per le emissioni societarie.<br />
E&#8217; quanto emerge dal sondaggio dell&#8217;ultimo mese 2009 che Reuters-Lipper conduce fra nove primari gestori attivi in Italia.<br />
L&#8217;allocazione aggregata azionaria è cresciuta mediamente al 47,75% a dicembre rispetto al 46,5% del mese precedente, mentre quella obbligazionaria è scesa al 42,6% dal 44,25%. Le variazioni non sono confermate dai dati di mediana, che restano allineati a novembre per entrambe le <strong>asset</strong> class.<br />
Entrambe le rilevazioni suggeriscono tuttavia un incremento del peso delle borse europee &#8211; la mediana passa al 18% dal 15% e la media al 17,6% da 16% sui listini del Vecchio Continente &#8211; rispecchiato in un aumento a 6 da 4 dei gestori che si dichiarano in sovrappeso sull&#8217;azionario dell&#8217;Eurozona.<br />
<span id="more-3554"></span><br />
<strong>L&#8217;EUROZONA</strong><br />
&#8220;<em>Continuiamo a privilegiare l&#8217;area euro sia per azionario che per i governativi che per il credito</em>&#8220;, ha detto Sergio Bertoncini, strategist di Credit Agricole AM sgr che partecipa al sondaggio. <em>&#8220;In questa regione l&#8217;exit strategy sarà infatti meno aggressiva rispetto a quanto avverrà negli Stati Uniti</em>&#8220;.<br />
Per Bertoncini, che non si aspetta una risalita dei tassi di interesse sulle due sponde dell&#8217;Atlantico prima dell&#8217;estate, la Fed agirà più rapidamente sul costo del denaro a fine 2010.<br />
Dal momento che il numero di gestori in sovrappeso sull&#8217;azionario complessivamente non cambia rispetto a novembre &#8211; è overweight la maggioranza relativa di 5 <strong>asset</strong> manager su 9 &#8211; i numeri potrebbero essere letti come un semplice arrotondamento al termine di uno degli anni migliori per le borse dell&#8217;ultimo ventennio. L&#8217;indice MSCI delle borse mondiali ha guadagnato quest&#8217;anno il 30% dopo aver bruciato oltre il 40% di capitalizzazione nel 2008 con l&#8217;esplosione della crisi globale.</p>
<p><strong>IL RISCHIO</strong><br />
L&#8217;avversione al rischio scatenata alla fine di novembre dai problemi debitori di Dubai è stata mitigata dal salvagente da 10 miliardi di dollari lanciato a sorpresa da Abu Dhabi. A inizio dicembre l&#8217;indice MSCI delle borse mondiali ha aggiornato i massimi dell&#8217;anno sopra i 302 punti, per poi proseguire lateralmente poco sotto i 300 punti.<br />
L&#8217;allocazione settoriale, illustrata dal sondaggio, continua a seguire una certa cautela: i farmaceutici sono sovrappesati all&#8217;unanimità, bancari e ciclici sono per lo più in sottopeso, anche se si riducono gli underweight sugli industriali. Restano in favore IT e tlc, sovrappesati rispettivamente dal 55,56% e dal 44,44% del campione.<br />
Oltre che su energetici e materiali di base Credit Suisse punta sui tecnologici che sono favoriti da un dollaro debole, e sui farmaceutici. &#8220;Questi ultimi hanno utili stabili e dividendi che incominciano ad essere interessanti in un clima di bassi tassi a breve e potrebbero essere difensivi nella seconda parte dell&#8217;anno se dovesse emergere incertezza&#8221;, spiega Francesco Fonzi, senior portfolio manager che ha preso parte al sondaggio.</p>
<p><strong>COSA ASPETTARSI DAL 2010</strong><br />
In generale, secondo Fonzi, nel 2010 l&#8217;approccio all&#8217;investimento sarà più diversificato: &#8220;<em>ci sarà una maggiore attenzione ai dividendi e un ritorno ai temi di qualità: promettono migliori performance le grandi capitalizzazioni e i titoli cosiddetti &#8216;growth&#8217;</em>&#8220;.<br />
Questo significa, rispetto al 2009, meno esposizione al mercato e più stock-picking.&#8221;Diventa importante spendere meno rischio e spenderlo meglio&#8221;, sottolinea Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni che fa parte del panel.</p>
<p><strong>MENO BOND USA E GIAPPONESI</strong><br />
Il ridimensionamento sull&#8217;allocazione percentuale al reddito fisso trova conferma in un aumento a 5 da 4 dei gestori che si dichiarano in sottopeso su questa asset class. La riduzione interessa, a livello di esposizione, i governativi Usa e giapponesi che registrano un aumento delle posizioni in sottopeso; confermato il favore per i corporate bond (sovrappesati ancora dal 66,67% del campione), nonostante differenziali di rendimento più stretti con i titoli di stato.<br />
Bertoncini è più pessimista sui governativi a stelle e strisce anche perchè &#8220;negli Stati Uniti c&#8217;è stata più offerta di carta e il debito pubblico appare in condizioni più critiche rispetto all&#8217;area euro&#8221;, spiega.<br />
Aumenta, viceversa, il numero dei sovrappesi (a 4 da 2) sulla carta della zona euro in un mese che ha visto le tre principali agenzie di rating declassare il merito di credito sovrano della Grecia.</p>
<p><strong>LE EXIT STRATEGIES</strong><br />
&#8220;<em>Sui governativi Ue preferiamo i segmenti medi e lunghi della curva perchè non vediamo exit strategy nel primo semestre 2010 e il rischio inflazione resta basso</em>&#8220;, osserva Bertoncini.<br />
Per Trivelli l&#8217;allargamento del differenziale di rendimento fra i titoli di stato greci e il decennale tedesco &#8220;<em>potrebbe diventare una scommessa speculativa interessante perchè crediamo che sulla Grecia avrà più peso il cappello dell&#8217;euro</em>&#8220;, ha detto.<br />
Un tema destinato a tenere banco fra gli investitori l&#8217;anno prossimo, infine, sarà la direzione del dollaro dopo il recente recupero che ha spinto il biglietto verde sui massimi degli ultimi tre mesi.<br />
&#8220;<em>Manteniamo una view positiva sia in virtù della politica monetaria della Fed sia perchè l&#8217;economia Usa crescerà di più rispetto a quella Ue</em>&#8220;, osserva Bertoncini. &#8220;<em>Inoltre secondo i modelli quantitativi, il dollaro è ancora molto sottovalutato</em>&#8220;. </p>
<p>Fonte: Reuters Italia</p>
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		<title>Conflitti commerciali: la conciliazione tramite Camera di Commercio</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 22:10:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La realtà dei rapporti commerciali spesso determina la nascita di conflitti che possono sorgere tra imprese oppure tra imprese consumatori. La tipologia di queste controversie, tuttavia, è tale da richiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/conflitti-commerciali-la-conciliazione-tramite-camera-di-commercio.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/conflitti-commerciali-la-conciliazione-tramite-camera-di-commercio.jpg" class="left"/>La realtà dei rapporti commerciali spesso determina la nascita di conflitti che possono sorgere tra imprese oppure tra imprese consumatori.<br />
La tipologia di queste controversie, tuttavia, è tale da richiedere soluzioni rapide, poco dispendiose, sicure, che siano in grado di conservare le relazioni ed i rpporti commerciali tra imprese che agiscono nel medesimo settore o nella stessa area geografica e &#8211; d&#8217; altro canto &#8211; che consentano ai consumatori di ottenere la tutela necessaria anche rispetto alle controversie di valore più esiguo.<br />
Tali esigenze non trovano adeguata risposta nei tribunali, che hanno tempi e costi eccessivi, che non sempre si adattano ai bisogni delle moderne economie di mercato, e che a volte fanno desistere le parti nella ricerca di soluzioni.<br />
Per ovviare a tutto questo le Camere di Commercio italiane, in attuazione della Legge n. 580 del 1993, hanno istituito un servizio di <strong>conciliazione</strong> che si pone come strumento di risoluzione alternativa delle liti.<br />
<span id="more-3063"></span><br />
<strong>PERCHE&#8217; LA CONCILIAZIONE</strong><br />
La conciliazione tramite Camera di Commercio si caratterizza per:<br />
* la rapidità dei tempi di soluzione;<br />
* la semplicità del procedimento;<br />
* i costi ridotti e predeterminati;<br />
* la riservatezza della procedura. </p>
<p><strong>A CHI RIVOLGERSI</strong><br />
Sia le imprese che i consumatori possono rivolgersi al servizio di conciliazione attivo nelle Camere di Commercio, per tentare di porre fine alla controversia nata tra loro, grazie all&#8217; intervento di un terzo indipendente ed imparziale, che renda più semplice la possibilità che questi trovino una soluzione amichevole.<br />
In questo modo la composizione della controversia si raggiunge sulla base dell&#8217; effettiva volontà delle parti, magari con una soluzione creativa.<br />
Se le parti riescono a trovare una soluzione, firmano un accord che tra loro ha la medesima efficacia di un contratto; in caso contrario esse possono abbandonare il procedimento in ogni momento. </p>
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		<title>Professioni di intermediazione: l&#8217; information brokering nell&#8217; e-commerce</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 22:10:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217; information brokering è un servizio di intermediazione che comprende il recupero, l&#8217; interpretazione e l&#8217; organizzazione di informazioni e di documenti rivolto ad aziende o a privati. I settori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/professioni-di-intermediazione-l-information-brokering-nell-e-commerce.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/professioni-di-intermediazione-l-information-brokering-nell-e-commerce.jpg" class="left"/><strong>L&#8217; information brokering</strong> è un servizio di intermediazione che comprende il recupero, l&#8217; interpretazione e l&#8217; organizzazione di informazioni e di documenti rivolto ad aziende o a privati. I settori in cui l&#8217; <strong>information brokering</strong> è maggiormente richiesto sono la ricerca di mercato e la ricerca sui brevetti.<br />
L&#8217; <strong>information broker</strong> è l’ intermediario tra le fonti di informazione, che oggi risiedono principalmente sulla rete Internet (in particolare le banche dati online), e i clienti che vi sono interessati. Il suo lavoro si svolge prevalentemente su commissione.<br />
<span id="more-2831"></span><br />
<strong>COME E&#8217; NATO L&#8217; INFOBROKERING</strong><br />
L&#8217; <strong>infobrokering</strong> nacque negli anni Settanta negli Stati Uniti. Inizialmente venne visto come la possibilità di separare la funzione libraria-archivistica dall&#8217; edificio, la biblioteca, in cui tradizionalmente si svolgeva. I primi professionisti che esercitarono funzioni di <strong>infobrokering</strong> furono infatti dei bibliotecari, che decisero di uscire dai confini della loro biblioteca per eseguire ricerche bibliografiche a pagamento come freelance.<br />
Tra i pionieri della professione di <strong>infobrokering</strong> sono citate Darlene Waterstreet di Milwaukee, Susan Klement e Alice Sizer e Kelly Warnken.</p>
<p><strong>UN MANUALE PER SPECIALISTI DELL&#8217; INFORMAZIONE</strong><br />
Nel 1976 Susan Klement creò quello che è considerato il primo manuale per specialisti dell&#8217; informazione. S&#8217;intitolava &#8220;Bozza di un corso per mansioni bibliotecarie alternative&#8221; (Draft Proposal for a Graduate Course on Alternatives in Librarianship) e venne pubblicato sul Canadian Library Journal nel fascicolo di aprile del 1977.<br />
Sempre nel 1977 Kelly Warnken pubblicò il primo archivio di informazioni a pagamento, che da allora continua ad essere pubblicato ancora oggi e si è esteso ai fatti che accadono in tutto il mondo.</p>
<p><strong>I DATA BASE DI INFORMAZIONI</strong><br />
Si può però considerare il 1987 (anno di nascita della prima associazione professionale di infobroker, l&#8217;Association of Indipendent Information Professionals, AIIP) come anno rappresentativo della fase più significativa della storia di questa professione. Risalgono a questo periodo, infatti, la nascita dei grandi host e la costruzione dei primi database bibliografici remoti, caratterizzati da costi e complessità tali da essere inaccessibili agli utenti finali e a volte perfino alle stesse biblioteche.<br />
Nella seconda metà degli anni &#8217;90 l&#8217; esplosione del fenomeno Internet ha profondamente modificato la rilevanza e il ruolo di questa figura professionale, determinando un certo ridimensionamento delle prospettive che sembravano aprirsi tra la fine degli anni &#8217;80 e gli inizi degli anni &#8217;90.</p>
<p><strong>L&#8217; INFOBROKERING OGGI</strong><br />
Il cuore dell&#8217; attività di <strong>infobrokering</strong> consiste nell&#8217; esame delle informazioni richieste dal cliente (selezione, analisi e valutazione), in particolare nel comprendere i processi che richiedono tali informazioni. L&#8217; <strong>information broker</strong> organizza i dati secondo la richiesta, li confeziona in un abstract, una scheda, una relazione, una raccolta di link, e li fornisce al committente. Nel più breve tempo possibile, il materiale è reso fruibile anche a un non specialista.</p>
<p>Le funzioni dell&#8217; <strong>information broker</strong> possono essere così riassunte:<br />
    * Comprensione ed accettazione delle richieste del committente<br />
    * Pianificazione della strategia di ricerca<br />
    * Attuazione della ricerca<br />
    * Presentazione dei risultati<br />
    * Costante aggiornamento su metodi e strumenti.</p>
<p>Le ditte di grandi dimensioni possiedono al proprio interno un reparto apposito per la ricerca di documentazione. Invece le aziende di medie dimensioni, come le case editrici, le agenzie pubblicitarie, ecc. possono usufruire dei servizi di infobroker indipendenti in outsourcing. Nel mercato anglosassone molti infobroker si sono organizzati in veri e propri studi professionali.</p>
<p>Nel mercato dell&#8217; informazione, la “merce” più richiesta è quella economica e finanziaria. La specializzazione tecnica degli infobroker si è resa ormai imprescindibile (es. industria chimica, industria dei brevetti).<br />
D&#8217; altra parte l&#8217; informazione che si può trovare liberamente in rete è ormai disponibile a tutti, grazie ai motori di ricerca che utilizzano algoritmi sempre più potenti. In questo contesto, gli <strong>information broker</strong> possono conservare un vantaggio concorrenziale se aggiungono alle informazioni recuperate altri servizi, di elevato valore aggiunto (es. consulenza di mercato, corsi di formazione, controllo dei contenuti, ecc.).</p>
<p><strong>L&#8217; INFOBROKERING NELL&#8217; E-COMMERCE</strong><br />
Ecco un esempio di attività di IB online, nel settore dell&#8217; e-commerce. Il committente è una banca che deve valutare un&#8217; operazione con una società che produce macchine agricole. Il lavoro dell&#8217; information broker sarà di reperire informazioni relative alla società (bilancio, forma societaria, credenziali), relative al mercato (come e dove si posiziona nel mercato italiano ed europeo), relative alle società che svolgono la stessa attività in Italia, in Europa, nel mondo. Infine all&#8217; information broker potrebbe anche essere richiesto di aggregare queste informazioni in un documento contenente tutti gli elementi richiesti sotto forma di testo e tabelle. Quello che alla fine consegna un Infobroker non è altro che uno <strong>studio di settore</strong>. È in tutto questo che l&#8217; information broker dimostra la sua diversità rispetto alle professioni che si fanno sul Web, come per esempio il Websurfer.</p>
<p><strong>LE BANCHE DATI ON LINE</strong><br />
Le banche dati utilizzate dagli information brokers possono essere distinte, in base al contenuto, in quattro tipologie:<br />
* Banche dati di informazione primaria: Contengono il testo integrale o le parti fondamentali di documenti originali come ad es. articoli di riviste, di quotidiani, testi di leggi, copie di brevetti, ecc.<br />
* Banche dati di informazione secondaria: Contengono indicazioni bibliografiche, generalmente corredate di sommari, relative a vari tipi di pubblicazioni originali<br />
* Directory online Contengono elenchi di imprese o altri operatori economici<br />
* Banche dati numeriche: Contengono dati numerici e tabelle corredati di indicazioni volte a facilitarne l&#8217; accesso e la manipolazione</p>
<p>Dal punto di vista del copyright, l&#8217; information broker è esclusivamente un mediatore, un veicolo per la richiesta dell&#8217; utente e in nessun caso può assumersi alcuna responsabilità nei confronti del diritto di copia.</p>
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		<title>Intermediazione finanziaria: cosa sapere</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 22:10:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se, ipoteticamente, il mercato fosse perfettamente competitivo, se gli scambisti primari fossero razionali e disponessero tutti delle stesse informazioni (assenza di asimmetria informativa), se gli scambi non fossero condizionati dall’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/intermediazione-finanziaria-cosa-sapere1.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/intermediazione-finanziaria-cosa-sapere1.jpg" class="left"/>Se, ipoteticamente, il mercato fosse perfettamente competitivo, se gli scambisti primari fossero razionali e disponessero tutti delle stesse informazioni (assenza di asimmetria informativa), se gli scambi non fossero condizionati dall’ incertezza e non ci fossero costi di transazione, allora non ci sarebbero ragioni per l’ esistenza degli <strong>intermediari finanziari</strong>.</p>
<p><strong>CHI E&#8217; L&#8217; INTERMEDIARIO FINANZIARIO</strong><br />
Generalmente, lo scambio di risorse finanziarie avviene mediante il lavoro dell’ <strong>intermediario finanziario</strong>, il quale, come è stato detto in precedenza, prende risorse dai soggetti “in surplus” (che hanno un surplus di risorse finanziarie) e dà ai soggetti “in deficit” (che hanno un deficit di risorse finanziarie e ne hanno bisogno per continuare la propria attività produttiva).</p>
<p>Gli elementi principali di questi scambi regolati dall&#8217; <strong>intermediario finanziario</strong> sono tempo ed incertezza.<br />
<span id="more-2826"></span><br />
<strong>IL FATTORE TEMPO NEGLI SCAMBI FINANZIARI</strong><br />
Infatti, il datore di fondi effettua una prestazione immediata in cambio di una prestazione futura, differita rispetto al momento attuale, che consiste nella restituzione del capitale ricevuto e nel pagamento della remunerazione pattuita.</p>
<p>Una parte A (soggetto in surplus) si priva del capitale C al tempo t=0, per avere, ad una certa data futura t=T, il capitale maggiorato dell’ interesse maturato tra t=0 e t=T. Viceversa, la parte B riceve il capitale C al tempo t=0, per restituirlo maggiorato degli interessi I.</p>
<p><strong>IL FATTORE INCERTEZZA NEGLI SCAMBI FINANZIARI</strong><br />
Oltre all’ elemento temporale, l’ altro parametro che caratterizza gli scambi finanziari è costituito dall’ incertezza. In particolare, l’ incertezza non è sempre “esterna” al contratto (l’ affidabilità della controparte del contratto) ma può anche essere “interna”, nel caso in cui il contratto contempla delle clausole che rendono variabile la prestazione del prenditore (ad esempio, i contratti indicizzati).<br />
Pertanto, l’ informazione svolge un ruolo fondamentale nella formazione delle decisioni relative agli scambi finanziari.</p>
<p><strong>I SERVIZI DELL&#8217; INTERMEDIARIO FINANZIARIO</strong><br />
L&#8217; evidente basso valore aggiunto dell&#8217; attività ha portato ad una competizione sull&#8217; unico elemento differenziante: il prezzo delle commissioni. Per evitare una guerra commerciale che portasse ad un crollo dei profitti, gli intermediari hanno deciso di arricchire la propria offerta, in modo tale che per l&#8217; investitore non risultasse più indifferente, a parità di commissione, la scelta dell&#8217; operatore a cui rivolgersi.</p>
<p>    * La prima differenziazione è costituita dai servizi di consulenza: l&#8217; intermediario può fornire informazioni sulla situazione dei mercati, o anche dei consigli sui titoli da acquistare o vendere; solitamente il prezzo per questo servizio è basso, in quanto è propedeutico allo svolgimento di una o più operazioni su cui il broker intascherà la commissione.</p>
<p>    * La seconda differenziazione è rappresentata dal cosiddetto &#8220;<strong><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2009/10/28/strumenti-per-gli-investitori-finanziari-on-line-trading/">trading on line</a></strong>&#8220;: questo servizio permette all&#8217; investitore connesso ad una rete informatica di inviare gli ordini all&#8217; intermediario. La comodità e la velocità di trasmissione rende più allettante anche per i piccoli risparmiatori l&#8217; investimento sui mercati, con un conseguente aumento delle transazioni e del relativo guadagno degli operatori.</p>
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		<title>Strumenti per gli investitori finanziari: short selling o vendita allo scoperto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 22:10:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proseguiamo nella nostra esplorazione del mondo della finanza: tra gli strumenti a disposizione del trader v&#8217; è quello che viene definito short selling. LO SHORT SELLING La vendita allo scoperto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/strumenti-per-gli-investitori-finanziari-short-selling-o-vendita-allo-scoperto.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/strumenti-per-gli-investitori-finanziari-short-selling-o-vendita-allo-scoperto.jpg" class="left"/>Proseguiamo nella nostra esplorazione del mondo della finanza: tra gli strumenti a disposizione del trader v&#8217; è quello che viene definito <strong>short selling</strong>. </p>
<p><strong>LO SHORT SELLING</strong><br />
La vendita allo scoperto, chiamata anche <strong>short selling</strong> (o semplicemente short) oppure vendita a nudo, è un&#8217; operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti terzi, di titoli non direttamente posseduti dal venditore. Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo <strong>short selling</strong> vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest&#8217; ultimo. Pertanto la vendita allo scoperto si configura come un prestito non di denaro bensì di titoli e, come solitamente accade in quello di denaro, vi è un interesse da corrispondere al datore del prestito.<br />
<span id="more-2814"></span><br />
<strong>COME FUNZIONA LA VENDITA ALLO SCOPERTO</strong><br />
Nella vendita allo scoperto, l&#8217; ammontare dell&#8217; interesse da pagare cresce in relazione all&#8217; aumento della durata di questo prestito di titoli, poiché chi effettua la vendita a nudo deve, entro una certo lasso temporale, acquistare sul mercato (quindi a prezzo di mercato) i titoli, rifondendoli così al prestatore: questa operazione è tecnicamente definita ricopertura dello scoperto. Per l&#8217; acquirente lo <strong>short selling</strong> attuato dal venditore è praticamente invisibile e perciò ininfluente, sicché per il compratore non vi è differenza tra i titoli acquistati da una vendita allo scoperto o non allo scoperto.</p>
<p><strong>VANTAGGI DELLO SHORT SELLING</strong><br />
Siccome l&#8217; incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo <strong>short selling</strong> viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell&#8217; operazione di <strong>short selling</strong> sarà risultato in profitto. </p>
<p><strong>QUANDO SI PERDE CON LO SHORT SELLING</strong><br />
Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell&#8217; operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome &#8220;short&#8221; (tr. &#8220;breve&#8221;) poiché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti. </p>
<p><strong>UN INVESTIMENTO A BREVE TERMINE</strong><br />
Quindi la tecnica dello short viene normalmente considerata come un&#8217; operatività finanziaria di tipo prettamente speculativo e orientata verso un&#8217; orizzonte temporale d&#8217;  investimento di breve periodo. Per questo è generalmente sconsigliabile usare lo short selling come tecnica d&#8217;investimento di medio e lungo termine.</p>
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		<title>Finanza: broker, dealer e intermediari del mercato finanziario</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 22:10:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando il trading on-line diventa &#8220;troppo stretto&#8221; oppure ci si vuole affidare a figura professionali per i propri investimenti e giochi di borsa, l&#8217; investitore si trova davanti a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/finanza-broker-dealer-e-intermediari-del-mercato-finanziario.gif?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/finanza-broker-dealer-e-intermediari-del-mercato-finanziario.gif" class="left"/>Quando il trading on-line diventa &#8220;troppo stretto&#8221; oppure ci si vuole affidare a figura professionali per i propri investimenti e giochi di borsa, l&#8217; investitore si trova davanti a una serie di professionisti che deve saper scegliere bene: da loro, infatti, dipenderanno i suoi futuri guadagni o le sue eventuali perdite.<br />
I principali sono tre: i <strong>broker</strong>, gli intermediari del mercato finanziario e i <strong>dealer</strong>. Vediamo chi sono e quali difference ci sono nel loro lavoro. </p>
<p><strong>IL BROKER</strong><br />
Il <strong>broker</strong> è un professionista che ricerca e acquista, per conto del cliente, nel mercato di riferimento, il prodotto che offre il miglior rapporto qualità-prezzo.<br />
In Italia è entrata in uso l&#8217; accezione di <strong>broker</strong> come intermediario del mercato finanziario.</p>
<p><strong>L&#8217; INTERMEDIARIO DEL MERCATO FINANZIARIO</strong><br />
L &#8216;intermediario finanziario è un operatore specializzato del mercato finanziario che offre un servizio di negoziazione di titoli per conto terzi. Il mercato finanziario è l’ insieme degli scambi che si realizzano mediante la negoziazione di titoli. I clienti dell&#8217; intermediario sono gli investitori, che decidono cosa comprare o vendere; essi trasmettono i loro ordini ai <strong>broker</strong> e questi ultimi effettuano le operazioni sul mercato.<br />
<span id="more-2822"></span><br />
<strong>CHE DIFFERENZA C&#8217; E&#8217; TRA BROKER E DEALER</strong><br />
Infine c&#8217; è il <strong>dealer</strong>, una figura che viene spesso confusa con il broker. Il <strong>dealer</strong> è infatti un vero e proprio speculatore che agisce in autonomia nei confronti del cliente.<br />
Tra queste due figure di intermediari finanziari esistono però due differenze importanti:</p>
<p>1. Prima tra tutte sicuramente è il concetto di rischio: nel caso del broker ricade in capo al cliente che gli commissiona un determinato ordine, mentre nel caso del <strong>dealer</strong> la responsabilità ricade pienamente in capo all&#8217; intermediario stesso. Infatti con riguardo al <strong>dealer</strong>, quand&#8217; anche questi prenda a titolo di prestito risorse finanziarie da una banca o da privati, risiede proprio nella natura del contratto di prestito la motivazione della responsabilità dell&#8217; intermediario: il prestatore non ha infatti la facoltà di disporre su come il <strong>dealer</strong> deve usare le risorse prestate, ma può soltanto esigere la restituzione del capitale al termine e gli interessi relativi ad esso connessi.</p>
<p>2. Il ruolo del broker è poi anche per sua natura differente da quello del <strong>dealer</strong>: il broker si configura per lo più come un operatore in cui si limitano a confluire domanda ed offerta di strumenti finanziari, ma è di per sé un attore passivo nell&#8217; ambito delle contrattazioni in quanto non può eseguire proposte sue sul mercato ma si limita ad eseguire quelle dei clienti. Il <strong>dealer</strong> invece è visto più come uno &#8220;speculatore&#8221; in quanto sulla base delle informazioni in suo possesso sfrutta opportunità offertegli dal mercato acquistando titoli quando sono sottovalutati e rivendendoli quando sono a rialzo.</p>
<p>L&#8217; ordinamento italiano prevede che per entrambe le figure l&#8217; attività sia esercitata in veste di società per azioni. Accade spesso comunque che un broker integri anche la figura del <strong>dealer</strong>.</p>
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