Moody’s: le politiche di Austerity sono una minaccia per la crescita dell’Europa
Le misure con cui gli Stati europei stanno cercando di mettere sotto controllo la spesa pubblica potrebbero non bastare a salvare i governi da un taglio del rating, cioé da una riduzione del giudizio sul rischio di insolvenza da parte dalle agenzie specializzate. E questo, paradossalmente, anche nel caso in cui le misure riuscissero nell’obiettivo di ridurre la spesa. L’apparente contraddizione è il succo di un report di Moody’s dedicato alle prospettive dei rating sovrani in Europa (European sovereign outlook). E si spiega con l’effetto di rallentamento che le misure di austerity, innescando un circolo vizioso, potrebbero avere sulla convalescente ripresa europea. Meno crescita significa infatti meno entrate fiscali. E un calo delle entrate rischia di ricreare squilibri nei conti pubblici. “In considerazione della dimensione della sfida fiscale e della necessità di portare avanti per molti anni stringenti politiche fiscali – spiega l’agenzia nel report – Moody’s ritiene che i rischi per la crescita economica rappresentino chiaramente un rischio di revisione al ribasso dei rating sovrani“.
LA CRESCITA ECONOMICA DELL’EUROPA
Un pericolo “particolarmente forte” in Europa “dove la crescita economica è destinata probabilmente ad essere inferiore rispetto al resto del mondo a causa dei processi in corso di riduzione del debito“. I governi, rileva Moody’s, stanno infatti tagliando i deficit con provvedimenti dolorosi, pluriennali (il riequilibrio dei conti pubblici proseguirà fino al 2013 con l’obiettivo di portare il disavanzo sotto il 3% del Pil) e simultanei. Senza contare che la crescita deve fare anche i conti con la progressiva riduzione dell’indebitamento da parte di banche, imprese e famiglie, dopo il boom del credito negli anni 2002-2007.
LA FORBICE NELLE ECONOMIE EUROPEE
Un delevereging che “può sottrarre l’1-1,5% annuo” in termini di Pil per i prossimi 3-4 anni. Continua intanto anche ad agosto, sulla base dell’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) calcolato da Markit, l’espansione del manifatturiero e dei servizi in Eurolandia. Oltre a una leggera frenata del ritmo di espansione rispetto a luglio, quello che emerge dai dati è anche un allargamento della forbice che separa la crescita delle economie più forti – Francia e Germania – e quelle più piccole e più colpite dalla crisi, specialmente nell’area mediterranea. “Questo è quello che abbiamo visto nel secondo trimestre – ha commentato Rob Dobson di Markit – dove abbiamo avuto una forte crescita, specie in Germania e in parte in Francia, con un certo squilibrio rispetto alle performance contenute di Spagna, Italia e Grecia“.
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