Fiat: operai reintegrati di Melfi invitati a stare a casa
Si presenteranno domani in fabbrica per riprendere il lavoro i tre operai della Fiat di Melfi, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, reintegrati lo scorso 9 agosto dal giudice del lavoro di Melfi. Erano stati licenziati perche’ accusati di aver ostacolato il lavoro dei colleghi durante un corteo interno, bloccando un carrello robotizzato che trasferisce componenti alle linee di montaggio. Per il giudice del lavoro i licenziamenti erano pero’ antisindacali ed e’ stato deciso il reintegro. La Fiat ha pero’ depositato il ricorso al giudice del lavoro e ha inviato un telegramma ai tre lavoratori con cui invita a non presentarsi in fabbrica oggi. I tre operai, sostenuti dalla Fiom Cgil di cui sono delegati sindacali e iscritti, hanno annunciato che andranno alla Fiat per riprendere la propria posizione lavorativa.
LA DIFFIDA DAL LAVORO
E la Fiom Cgil ha diffidato la Fiat Sata di Melfi a far riprendere regolarmente il posto di lavoro a Lamorte, Barozzino e Pignatelli. ”Vi diffidiamo a consentire nella giornata del 23 agosto p. v. l’accesso in azienda dei signori”, ”riservandoci in difetto ogni azione, oltre che sul fronte sindacale, anche in sede penale, civile e di esecuzione”, si legge nella lettera che è sottoscritta anche dai tre operai con una postilla in cui gli stessi ”dichiarano di accettare l’offerta di ‘immediata reintegra nel posto di lavoro’ del 18 agosto” e ”di non accettare le successive contrarie disposizioni aziendali”, queste ultime giunte con un telegramma.
RENITEGRO O NON REINTEGRO?
La Fiom scrive la diffida proprio a seguito della comunicazione dell’azienda ”con la quale, smentendo le precedenti comunicazioni inviate il 18 agosto u.s. ai nostri delegati ed iscritti Fiom, esonerate gli stessi dalla prestazione lavorativa, con cio’ non procedendo alla loro effettiva reintegrazione nel posto di lavoro”.
Per il sindacato cio’ non e’ possibile in quanto ”l’interesse tutelato dall’art. 28 Legge n. 300/70 e’ quello di avere, per la Fiom-Cgil, la presenza quotidiana in azienda dei suoi delegati Lamorte e Barozzino (e del suo iscritto Pignatelli) illegittimamente licenziati, onde consentire loro di espletare effettivamente – tra l’altro – tutte le funzioni e le prerogative attinenti al loro ruolo”.
LA POSIZIONE DEL SINDACATO
Il sindacato sottolinea poi che ”in ogni caso, il decreto del Tribunale di Melfi del 9 agosto 2010 appare – nella sostanza – non ottemperato, con conseguente violazione dell’art. 360 del codice penale” e come riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione penale; e che ”la posizione aziendale non puo’ trovare alcuna legittimazione nella pendenza del giudizio di opposizione in quanto, ai sensi del secondo comma dell’art. 28 Legge n. 300/70, l’efficacia esecutiva del decreto non puo’ essere revocata fino a quando la sentenza del Tribunale di Melfi, in funzione di giudice del lavoro, non definira’ detto giudizio”.
Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, “la Fiat sbaglia a non reintegrare i tre lavoratori” dopo la decisione del giudice. ”Sbaglia – sostiene – a rincorrere le provocazioni della Fiom perche’ la rafforza: rischia di essere la faccia opposta della Fiom. Spero che si ravveda da questo atteggiamento“.
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