Come cambia la nuova Imu

Continua a tenere banco nella politica italiana, sopratutto per quel che riguarda il campo tasse, la questione dell’Imu. Il governo sta cercando di studiare a fondo diverse possibilità che possono portare a modificare la tassa dell’Imu ed agevolare in questo modo i diversi cittadini.

Si tratta come sempre di un lavoro alquanto complicato e pesante, ma sicuramente ci sarà una nuova Imu. A tal proposito, lasciando da parte i suggerimenti dei notai per migliorare l’Imu, arriva la nuova proposta del ministero dell’Economia e delle Finanze fatta alle forze politiche che riguarda diverse soluzioni e qualsiasi verrà presa in considerazione chiaramente sarà attivabile dal 2014.

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I suggerimenti dei notai per migliorare l’Imu

I notai italiani hanno una posizione ben precisa sull’Imposta Municipale Unica (Imu). Secondo quanto reso noto oggi dal Consiglio Nazionale del Notariato, infatti, la tassazione degli immobili può diventare sostenibile soltanto se si punta all’equilibrio tra l’imposizione fiscale sul patrimonio e quella sui trasferimenti. La giornata odierna è stata sfruttata per l’audizione del Consiglio stesso in Senato, più precisamente il Commissione Finanze. I notai, inoltre, sono convinti della necessità di diversi interventi e misure per migliorare la pubblicità immobiliare e potenziare la circolazione dei diritti che sono tutelati dalla carta costituzionale. Di che tipo di riforma si tratta nello specifico?

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Cgia Mestre: gli albergatori i più colpiti dall’Imu

Non saranno certo contenti gli albergatori del nostro paese di quanto certificato dall’ultima analisi della Cgia di Mestre: secondo l’associazione veneta, infatti, sono proprio loro i soggetti maggiormente colpiti per quel che riguarda il versamento dell’Imposta Municipale Unica (Imu). Si tratta di un esborso finanziario pari a 8.450 euro per ogni singola persona, una cifra davvero molto alta. La confederazione mestrina ha voluto esaminare nel dettaglio quali sono le categoria economiche italiane che vengono interessate da questa imposizione fiscale e il primato è andato proprio agli albergatori. Lo studio in questione, inoltre, si è avvalso dell’applicazione di quella che attualmente l’aliquota ordinaria, vale a dire il 7,6 per mille, nonostante i comuni abbiano la facoltà di aumentarla fino al 10,6 per mille.

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