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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; storia dell&#8217;economia</title>
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		<title>Economisti italiani: Giacomo Acerbo, l&#8217; economia durante il fascismo</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 22:10:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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<p><strong>CHI ERA GIACOMO ACERBO?</strong><br />
Figlio di un’ antica famiglia appartenente all&#8217; alta nobiltà locale, si laureò in agronomia a Pisa nel 1912. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu a capo, insieme al fratello Tito, di un folto gruppo di interventisti e volontari.</p>
<p>Dalla guerra non tornò vivo suo fratello, al quale Giacomo era molto legato; decorato con tre medaglie d’ argento al valor militare e congedato col grado di capitano, Giacomo si avviò alla carriera universitaria come assistente di discipline economiche. Contemporaneamente promosse l&#8217; Associazione dei combattenti di Teramo e Chieti che dopo le elezioni del 1919 si staccò dalla Associazione nazionale e costituì il Fascio di combattimento provinciale.</p>
<p>Il 18 novembre 1928, in Milano, Giacomo Acerbo sposò Giuseppina Marenghi, appartenente a una delle famiglie più facoltose dell&#8217; epoca di Milano e specializzate nell&#8217; imprenditoria tessile; testimoni delle nozze furono Francesco Paolo Michetti e Gabriele d&#8217; Annunzio.<br />
<span id="more-2252"></span><br />
<strong>L&#8217; ATTIVITA&#8217; POLITICA</strong><br />
Eletto nel 1921 con il &#8220;Blocco Nazionale&#8221;, si pone come guida dei conservatori locali e moderatore degli eccessi squadristici. Affiliato alla Massoneria, a livello nazionale contribuì al patto di pacificazione con i socialisti, e a novembre fu eletto nel comitato centrale del PNF.</p>
<p>Accompagnò poi Mussolini a ricevere dal re l&#8217; incarico ministeriale e lo assistette nella formazione del governo, assumendo l&#8217; incarico di sottosegretario alla presidenza.<br />
Legò il suo nome alla riforma elettorale maggioritaria &#8211; la «legge Acerbo» &#8211; votata nel novembre 1923. Nuovamente deputato nel 1924 e insignito del titolo di barone dell&#8217; Aterno, fu coinvolto marginalmente nelle inchieste sul delitto Matteotti e lasciò il sottosegretariato alla presidenza del consiglio.</p>
<p>Nel gennaio 1926 fu eletto vicepresidente della Camera dei Deputati, carica che detenne sino al 1929, quando diventò ministro dell&#8217; Agricoltura e delle Foreste e si dedicò ai progetti di bonifica integrale. <strong>Contribuì con Gabriele d&#8217; Annunzio all&#8217;istituzione della provincia di Pescara nel gennaio 1927.</strong></p>
<p>Nel 1940 viene pubblicato il suo libro su <em>I fondamenti della dottrina fascista della razza</em>, ove la questione antisemita è quasi elusa e viene osteggiato il razzismo di tipo biologico a favore di quello spiritualistico. Anche in scritti posteriori Acerbo ribadi l&#8217; infondatezza delle tesi razziste in Italia.</p>
<p><strong>IL 1943</strong><br />
Il 25 luglio votò l&#8217; ordine del giorno Grandi, che sostanzialmente esautorava Benito Mussolini restituendo il comando delle Forze Armate al re, definendosi servo umile e assoluto di Vittorio Emanuele III. T<strong>ornato presso la propria casa di Loreto Aprutino, dopo l&#8217; 8 settembre sfuggì all&#8217;arresto da parte della Polizia italiana, che per cinque membri del Gran Consiglio si trasformò nella condanna a morte emessa dal Processo di Verona della RSI.</strong> Per mesi si rifugiò presso i suoi contadini, dando asilo nelle proprie campagne agli aviatori alleati abbattuti in quelle zone, fino a quando fu catturato dagli Alleati e condannato dall&#8217; Alta Corte di giustizia alla pena di morte, poi commutata in 48 anni di reclusione e successivamente ridotti a 30 anni. Trasferito presso il carcere dell&#8217; isola di Procida, per il breve periodo rimastovi insegna matematica agli ergastolani presenti. Annullata la sentenza dalla Cassazione, fu poi riabilitato e nel 1951 fu riammesso all&#8217; insegnamento universitario.</p>
<p>Successivamente nominato all&#8217; unanimità Professore Emerito dal Senato Accademico dell&#8217; Università La Sapienza di Roma, nel 1962 fu insignito dal Presidente della Repubblica Antonio Segni della medaglia d’ oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell&#8217; arte. Nel 1953 e nel 1958 si candidò alle elezioni con i monarchici, ma senza successo.</p>
<p>Appassionato e collezionista di antiche ceramiche di Castelli nel 1957 aprì ai visitatori di tutto il mondo le porte della Galleria delle antiche ceramiche abruzzesi.</p>
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