Confindustria, cala l’occupazione nelle aziende associate
La sesta indagine Confindustria sul mercato del lavoro registra gli effetti della crisi sull’occupazione nelle imprese associate. Nel 2009, infatti, l’occupazione dipendente nelle aziende associate si è contratta del 2,2% (-3,1% nell’industria, dove più ampia è stata la caduta del valore aggiunto). È calata l’occupazione sia a tempo determinato, sia a tempo indeterminato, quest’ultima di più nelle piccole imprese (-1,5%, dopo il -3,0% nel 2008) che nelle medie (-0,8%) e nelle grandi (-1,1%).
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La produttività del lavoro italiano arranca: negli ultimi 30 anni è cresciuta ad una media annua dell’1,2% e già nell’ultimo decennio il suo valore è risultato negativo dello 0,5%. Ma nel periodo 2007-2009, pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, la produttività ha fatto registrare un vero e proprio crollo: -2,7 per cento in media d’anno. Lo rileva l’Istat che ha reso note le serie storiche riferite a diverse misure di produttività per gli anni 1980-2009. Dai dati Istat emerge inoltre il contributo rilevante alla produttività fornito dal capitale, soprattutto negli investimenti non Itc, e il fatto che tra tutti i settori produttivi, l’agricoltura sia l’unico che non ha mostrato andamenti negativi né nell’ultimo decennio, né nell’ultimo triennio.
Nel 2009 la recessione ha coinvolto tutti i settori e le aree geografiche. Secondo le stime territoriali provvisorie dell’Istat, il calo del PIL è stato relativamente maggiore nel Nord Ovest (-6,1 per cento) e nel Nord Est (-5,6) rispetto al Centro (-3,9 per cento) e al Mezzogiorno (-4,1). Queste differenze dipendono in misura prevalente dalla diversa composizione settoriale delle aree geografiche. Sulla peggiore dinamica del Nord ha influito l’elevato peso dell’industria in senso stretto. La migliore tenuta dell’attività eco- nomica nel Mezzogiorno e al Centro è dovuta al più elevato peso dei servizi, ridottisi in misura contenuta e piuttosto uniforme tra le aree geografiche.
Accordo separato, senza la Fiom, fra Fiat e sindacati sul rilancio dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’intesa complessiva prevede sedici punti. Quello che avrebbe convinto la maggioranza dei sindacati è l’istituzione di una commissione paritetica per le sanzioni nei confronti dei lavoratori che non rispetteranno l’accordo. L’intesa sarà sottoposta a referendum il 22 giugno.
Prosegue a maggio la flessione del mercato dell’auto nell’Unione europea a 27 che il mese scorso ha chiuso con un -9,3% segnando un totale di 1.129.508 di nuove vetture immatricolate, contro le 1.245.656 unità registrate a maggio del 2009. Lo comunica l’Associazione dei costruttori europei (Acea). Ad aprile il mercato europeo aveva segnato il primo calo dell’anno (-7,4% a 1.134.701 unità). In Italia le vetture consegnate il mese scorso sono state 163.700 unità, in calo del 13,8% rispetto a maggio 2009.
Confindustria promuove a pieni voti la linea del rigore che impronta la manovra varata dal Governo. Quelle messe in campo dall’esecutivo, infatti, sono interventi che gli industriali chiedono da tempo. Ma ”mancano interventi strutturali per incidere sui meccanismi della spesa pubblica”. All’indomani della presentazione del Governo delle misure di correzione dei conti pubblici, è questo il giudizio che arriva dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella sua relazione dal palco dell’assemblea annuale dell’organizzazione.
Ad aprile le nuove immatricolazioni delle auto nell’Unione Europea sono tornate a scendere dopo dieci mesi di rialzi: il calo rispetto allo stesso mese del 2009 è del -7,4% a 1.134.701 unità, con una brusca inversione di tendenza dopo il + 10,8% (per 1.637.478 immatricolazioni) messo a segno a marzo. E’ quanto emerge dai dati comunicati dall’Associazione dei costruttori europei (Acea). Sul mercato italiano il calo è stato del 15,7 per cento con 159.971 unità immatricolate rispetto alle 189.661 dello stesso mese del 2009.
Produzione industriale in rialzo a marzo. ”Nel mese di marzo 2010, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice della produzione industriale destagionalizzato, con base 2005=100, ha registrato una diminuzione dello 0,1 per cento rispetto a febbraio 2010; la variazione della media del trimestre gennaio-marzo rispetto a quella dei tre mesi precedenti e’ pari a piu’ 1,4 per cento -rileva l’Istat- L’indice della produzione corretto per gli effetti di calendario ha registrato in marzo un aumento tendenziale del 6,4 per cento (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 22 di marzo 2009), mentre nel primo trimestre la variazione rispetto allo stesso trimestre del 2009 e’ stata di piu’ 3,1 per cento (i giorni lavorativi sono stati 62 come nel 2009)”.
Il Fmi rivede le stime di crescita per l’Italia. Il pil nel 2010 salirà dello 0,8% mentre nel 2011 la ripresa accelererà al +1,2%. In ambedue i casi si tratta di una revisione al ribasso delle stime: rispetto alle previsioni di gennaio 2010, il pil 2010 dell’Italia è stato ridotto di 0,2 punti percentuali, mentre quello 2011 di 0,1 punti. Il Fondo Monetario Internazionale rivede invece al rialzo le stime di crescita dell’ economia mondiale per il 2010: quest’anno il pil globale crescerà del 4,2% (+0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio) mentre nel 2011 salirà del 4,3% (stima invariata). Secondo l’istituto le economie avanzate metteranno a segno un progresso del 2,3% nel 2010 e del 2,4% l’anno seguente.
Gli effetti della crisi in Italia continuano a farsi sentire pesantemente. A lanciare l’allarme stavolta è la Banca d’Italia: la ripresa è debole, i consumi non ripartono e la disoccupazione è sempre in aumento. La ripresa in Italia è ancora debole, sottolinea Bankitalia nel Bollettino economico. Anche se “il rialzo dell’attività industriale nel primo bimestre del 2010, unitamente ai segnali congiunturali positivi provenienti dai sondaggi qualitativi, prefigura una ripresa della crescita nei primi tre mesi dell’anno“, sull’intensità e i tempi della ripresa “pesano tuttavia la perdurante debolezza dei consumi delle famiglie e l’incertezza sulla capacità dell’economia italiana di agganciarsi al recupero degli scambi internazionali“. Nel complesso del 2009 la contrazione dei consumi (-1,8%) ha riflesso soprattutto l’andamento del reddito disponibile delle famiglie.



















