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Attacchi a Giulio Tremonti: il ministro dell’economia nel mirino

 
isayblog4
22 aprile 2011
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Attacchi-a-Giulio-Tremonti-il-ministro-delleconomia-nel-mirinoCome se non bastassero le fibrillazioni dentro il Pdl, caratterizzate dalle tensioni fra ex azzurri ed ex aennini, il pressing dei Responsabili, i malumori della Lega, nella maggioranza scoppia ora la ‘grana’ Giulio Tremonti.
A far scattare la scintilla ci ha pensato Giancarlo Galan che in una intervista concessa a ‘Il Giornale’ ha sparato ad alzo zero contro il ministro dell’Economia, reo a suo giudizio di aver abbandonato la strada del liberismo per sposare la causa del rigore sacrificando il sogno di ridurre le tasse. E’ quanto basta per far andare su tutte le furie il titolare del Tesoro che ottiene prima le rassicurazioni del presidente del Consiglio con una nota in cui viene confermato il pieno sostegno alla politica del rigore di Via XX Settembre.

Il faccia a faccia con Berlusconi
Poi, in serata, si reca a Palazzo Grazioli per un lungo faccia a faccia con il Cavaliere dove ottiene, arrivando a minacciare le dimissioni (si racconta in ambienti del Pdl), ancora nuove rassicurazioni dal premier che oltretutto si dissocia dalla sortita di Galan. Una presa di posizione che avrebbe convinto Tremonti quale avrebbe lasciato palazzo Grazioli rasserenato. Il neoministro dei Beni culturali aveva spiegato nell’intervista al Giornale che bisogna “arginare lo spettro di Giulio Tremonti che aleggia su qualunque decisione del governo“, perché se è vero che il ministro dell’Economia ha il merito di aver ‘salvato’ l’Italia dalla “fine della Grecia, fra due anni non possiamo certo fare la campagna elettorale su un argomento simile. Traduzione: con Tremonti si perdono le elezioni“.

Il caso Tremonti
A far scalpore, sopratutto nel Pdl, non è solo il fatto che Galan sia un berlusconiano della prima ora, cresciuto dentro Publitalia e presente a fianco del leader sin dalla prima ora, ma anche lo spazio che il quotidiano della famiglia Berlusconi ha dato all’intervista (apertura di prima pagina dal titolo emblematico “Scoppia il caso Tremonti”), per non parlare dell’editoriale che la accompagna in cui Alessandro Sallusti non lesina critiche al titolare di via XX settembre. Indizi sufficienti, per qualcuno, a far scorgere dietro l’iniziativa l’ombra del Cavaliere.

La politica del rigore
Lo stesso Tremonti, racconta chi lo conosce bene, ci avrebbe visto lo zampino del premier, tanto da chiederne conto direttamente a lui prima telefonicamente poi di persona e pretendendo una repentina sconfessione di Galan. Presa di distanza che arriva, appunto, nel primo pomeriggio con una nota molto netta diffusa da palazzo Chigi, in cui Berlusconi “ribadisce il suo pieno sostegno all’azione” di Tremonti, sottolineando che si tratta di una politica economica “condivisa e approvata dal Cdm” grazie alla quale si è potuto garantire la tenuta del bilancio, la sicurezza del risparmio e la coesione sociale. Linea che, conclude la nota facendo tramontare le speranze di chi chiede una inversione di rotta, “deve essere mantenuta in un contesto di permanenti turbolenze finanziarie nel mondo“. Sia come sia, nel partito in molti si aspettano uno show down. “Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine“, ragiona un fedelissimo del Cavaliere che vede nel rapporto fra il presidente del Consiglio e professore il vero snodo della legislatura. Ma se tutti concordano sul fatto che un ‘caso Tremonti’ esiste, le letture divergono.

Non è il momento di fare polemiche
I ‘buonisti’ sostengono che il “mandante” dell’operazione Galan vada cercato a via dell’Umiltà e cioé nel partito, non a Grazioli. E sostengono che a voler azzoppare il “potente Giulio” (espressione di un dirigente del Pdl) siano ministri e dirigenti, anche per trovare un capro espiatorio ad una eventuale sconfitta alle amministrative. E’ la stesse corrente di pensiero che descrive un Berlusconi irritato con Galan perché alla vigilia del voto “non è il momento di fare polemiche“.

L’oppressione fiscale in Italia
Tra l’altro, sottolineano le stesse fonti, proprio ieri Tremonti ha riconosciuto l’eccessiva “oppressione fiscale” nel Paese, ribadendo di voler riformare il sistema. Proprio quello che chiede Berlusconi in vista delle prossime politiche. L’altra lettura, opposta, vede una netta contrapposizione fra premier e ministro. Con il primo che, sospettoso del legame del secondo con la Lega e delle sue ambizioni personali, ha voluto mandare un messaggio preciso: così rischi di avere tutti contro. Possibile anche che la verità stia nel mezzo: Berlusconi da una parte approva lo ‘scappellotto’ a Tremonti, dall’altra lo difende. Anche perché, ragiona un esponente pidiellino, a lui conviene avere un ministro che sa dire dei ‘no’ e che tiene a bada la speculazione. A condizione che Tremonti non diventi un ostacolo sulla strada del consenso popolare. Perché, spiega un altro stretto consigliere del premier, “se il ministro non si metterà in riga allora lo scontro sarà inevitabile“.

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