L’economia nelle Regioni italiane: la sintesi di Bankitalia
Nel 2009 la recessione ha coinvolto tutti i settori e le aree geografiche. Secondo le stime territoriali provvisorie dell’Istat, il calo del PIL è stato relativamente maggiore nel Nord Ovest (-6,1 per cento) e nel Nord Est (-5,6) rispetto al Centro (-3,9 per cento) e al Mezzogiorno (-4,1). Queste differenze dipendono in misura prevalente dalla diversa composizione settoriale delle aree geografiche. Sulla peggiore dinamica del Nord ha influito l’elevato peso dell’industria in senso stretto. La migliore tenuta dell’attività eco- nomica nel Mezzogiorno e al Centro è dovuta al più elevato peso dei servizi, ridottisi in misura contenuta e piuttosto uniforme tra le aree geografiche.
LA RIPRESA
Dal secondo semestre del 2009 si è avviata una moderata ripresa, sostenuta dal graduale miglioramento delle esportazioni, maggiormente rilevante nel Centro Nord.
Nel 2009 nell’industria si sono ridotti in modo generalizzato la produzione, il fatturato e gli investimenti. Il calo dell’attività è stato più marcato per i beni di investi- mento e intermedi, nei quali sono maggiormente specializzate le imprese del Nord. Fra i settori tradizionali il valore aggiunto è calato maggiormente nel tessile e nel calzaturi- ero, più diffusi nelle regioni del Centro. La caduta della produzione ha portato il grado di utilizzo degli impianti su livelli inferiori ai minimi di inizio anni novanta. In tutte le aree geografiche, ma soprattutto al Nord, sono state le piccole imprese a registrare maggiori difficoltà produttive e reddituali.
In linea con le tendenze del commercio internazionale, le esportazioni si sono bruscamente contratte. Nel 2009 le vendite all’estero sono calate del 21 per cento, con tendenze peggiori della media nel Nord Est e nel Mezzogiorno; in quest’ultima area il calo ha riguardato soprattutto i beni tradizionali. Dall’estate sono emersi segnali di ripresa, confermati anche dagli andamenti dei primi mesi del 2010.
LA TRASFORMAZIONE DELLE IMPRESE
Secondo nostre indagini, molte imprese hanno risposto alla crisi modificando le strategie e i prodotti. Alcune imprese hanno riportato al proprio interno fasi di lavo- razione in precedenza esternalizzate, soprattutto nel Nord Est. Nell’ultimo biennio quasi la metà delle imprese industriali intervistate ha mutato, per tipologia o qualità, i prodotti offerti. L’incidenza è stata più elevata tra le imprese del Centro e del Nord Est. È inoltre proseguita la ricerca di nuovi mercati di sbocco, anche mediante accordi di collaborazione tecnico-produttiva con imprese estere, mentre è rimasta modesta la quota di imprese che hanno acquisito la proprietà di concorrenti o di fornitori. Le imprese industriali e dei servizi privati prevedono per il 2010 una lieve espansione in termini nominali del fatturato e degli investimenti, in misura relativamente omogenea per area geografica. Le imprese che prima della crisi avevano attuato ristrutturazioni tecniche o organizzative, e quelle che avevano maggiormente investito in innovazione e ricerca, presentano aspettative di crescita più favorevoli delle altre.
L’OCCUPAZIONE
Dopo un lungo ciclo espansivo, dall’inizio del 2009 l’occupazione si è ridotta, con una caduta molto accentuata nel Mezzogiorno e nell’industria. Il più contenuto calo nel Nord è dovuto anche al maggior ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Nell’ultimo anno in tutte le aree si è ridotto in modo generalizzato sia il numero dei lavoratori dipendenti con contratti a termine, sia quello dei lavoratori autonomi; sono calate sensibilmente le nuove assunzioni di giovani. Soltanto nel Mezzogiorno è sceso il numero dei lavoratori dipendenti nei servizi, anche per il maggior ricorso rispetto al Centro Nord a contratti temporanei. Nel 2009 il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto maggiormente al Centro Nord, pur restando inferiore alla media nazionale. Nel Mezzogiorno è particolarmente ampia l’incidenza dei lavoratori che rinunciano a effettuare azioni di ricerca attiva di un posto di lavoro (scoraggiati), che escono dal calcolo dei disoccupati. In quell’area il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa nel 2009 è sceso di 1,7 punti percentuali per gli uomini e di 1,0 per le donne.
I PRESTITI BANCARI
Nel 2009 i prestiti bancari si sono ridotti nelle regioni settentrionali; sono rimasti stabili al Centro; hanno continuato a crescere, seppure in rallentamento rispetto all’an- no precedente, nel Mezzogiorno. Le differenze territoriali hanno riflesso soprattutto l’andamento del credito alle imprese, a fronte di una maggiore omogeneità del credito alle famiglie consumatrici, che ha continuato a espandersi in tutte le aree geografiche, sia pure a ritmi inferiori rispetto al 2008.
I prestiti al settore manifatturiero si sono significativamente contratti in tutte le macroaree nel 2009. Vi si è associata, ad eccezione del Mezzogiorno, una diminuzione dei prestiti alle imprese delle costruzioni. I finanziamenti alle imprese dei servizi sono diminuiti esclusivamente nelle regioni settentrionali.
Nei primi mesi dell’anno in corso si è avuta una lieve ripresa dei finanziamenti bancari, che ha interessato in prevalenza il Mezzogiorno e le ripartizioni settentrionali.
LA SOFFERENZA DELLE IMPRESE
Nel 2009 il flusso di nuove sofferenze delle imprese in rapporto ai prestiti è au- mentato di circa un punto percentuale al Centro Nord, attestandosi al 2,4 per cento; un peggioramento di entità analoga ha caratterizzato il Mezzogiorno, con un tasso di decadimento che risulta di quasi un punto percentuale più elevato rispetto al resto del Paese. Per le famiglie consumatrici l’indicatore è aumentato in modo omogeneo nelle diverse aree geografiche, di circa mezzo punto percentuale. Alla fine dell’anno risultava pari all’1,3 per cento al Centro Nord e all’1,5 per cento nel Mezzogiorno.
In tutto il Paese, la domanda di credito delle imprese è stata sostenuta dalle esi- genze di ristrutturazione del debito e di finanziamento del capitale circolante, mentre l’attività di investimento ha continuato a fornire un contributo negativo. Nel Mezzo- giorno, rispetto alle altre macroaree, le imprese hanno aumentato di più la richiesta per il finanziamento del capitale circolante e ridotto di meno quella di prestiti per investimenti fissi. L’irrigidimento dell’offerta di credito si è progressivamente attenuato nel corso del 2009.
Nei primi mesi del 2010 sono proseguiti i segnali di miglioramento delle condi- zioni di offerta sia per le imprese, in particolare nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno, sia per le famiglie. Vi si è associato un aumento della domanda di finanziamenti bancari.
L’ACCESSO AL CREDITO
L’accesso al credito per le imprese di dimensioni minori è stato facilitato, anche nel periodo di crisi, dall’attività di garanzia svolta dai confidi. Il migliore andamento del credito assistito da garanzia, che riflette sia i finanziamenti alle imprese che ricorrevano ai confidi già all’inizio del biennio di crisi sia quelli alle imprese che vi hanno fatto ricorso successivamente, si riscontra in tutti i settori produttivi e in tutte le aree del paese; è stato particolarmente significativo nelle regioni nord orientali e in quelle meridionali.
LA FINANZA PUBBLICA
Nel comparto della finanza pubblica decentrata è proseguito nel 2009 il moni- toraggio dei costi della sanità, soprattutto nei confronti delle Regioni caratterizzate da ampi disavanzi sanitari, che a partire dal 2007 si sono impegnate ad adottare misure di riduzione dei costi, attraverso la sottoscrizione di Piani di rientro. L’esperienza dei pri- mi tre anni di attuazione dei Piani fa emergere un rallentamento dei costi della sanità, che ha contribuito a ridurne i disavanzi, senza tuttavia riuscire ad annullarli; nel Lazio e nel Molise i disavanzi rimangono di entità considerevole.
LA PERCEZIONE DELLA QUALITA’ DEI SERVIZI
Secondo un’indagine condotta dall’Eurostat sulla percezione dei cittadini circa la qualità dei servizi in 76 città europee è emerso come il livello di gradimento espresso nella media delle 6 città italiane sia inferiore rispetto a quello medio delle altre città europee per tutti i profili considerati. La media italiana nasconde un divario di qualità percepita molto ampio tra le due città meridionali (Napoli e Palermo), da un lato, che si collocano costantemente oltre la settantesima posizione nella graduatoria delle città europee ordinate secondo livelli decrescenti di soddisfazione, e le città ubicate nel Nord del Paese, dall’altro, che presentano livelli di soddisfazione decisamente più elevati, in alcuni casi migliori della media europea.
IL DISTACCO DEL MERIDIONE
Alla fine del 2009, è stata effettuata la verifica intermedia sui progressi raggiunti dalle regioni meridionali riguardo al meccanismo premiale degli Obiettivi di servizio. Tale sistema, introdotto con il Quadro strategico nazionale 2007-2013, condiziona l’erogazione di risorse aggiuntive al raggiungimento di specifici target che misurano la disponibilità e la qualità di quattro servizi pubblici: l’istruzione, i servizi per la prima infanzia e per gli anziani, la gestione dei rifiuti urbani e il servizio idrico. Nella veri- fica intermedia gli avanzamenti più significativi sono stati raggiunti dalla Sardegna, dall’Abruzzo, dalla Calabria e dalla Basilicata; risultati modesti sono stati invece conse- guiti dalla Sicilia e dal Molise.
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