I vantaggi della stabilità dei prezzi per l’economia e per il mercato unico europeo
La stabilità dei prezzi influisce in senso positivo sul tenore di vita contribuendo a un numero di fattori economici che sono indice di sicurezza. Nella parte precedente abbiamo visto i motivi per cui inflazione e deflazione sono di norma ritenuti fenomeni indesiderabili. Esse infatti comportano costi e svantaggi notevoli. La stabilità dei prezzi consente di evitare questi costi e off re benefici importanti a tutti i cittadini in quanto contribuisce in diversi modi al raggiungimento di livelli elevati di benessere economico, ad esempio sotto forma di un alto tasso di occupazione.
BENEFICI DELLA STABILITA’ DEI PREZZI
Anzitutto, la stabilità dei prezzi consente di individuare meglio le variazioni dei prezzi dei beni espressi in termini di altri beni, i cosiddetti “prezzi relativi”, in quanto tali variazioni non sono celate da quelle del livello complessivo dei prezzi. Si immagini, ad esempio, che un determinato prodotto subisca un rincaro del 3%. Se il livello generale dei prezzi nell’economia è stabile, i consumatori interpreteranno correttamente tale rincaro come un aumento del prezzo relativo del prodotto e su questa base potranno decidere di limitarne l’acquisto. In presenza di inflazione elevata e instabile, risulta invece più difficile capire se e come è variato il prezzo relativo dello stesso prodotto. Il rincaro potrebbe di fatto nascondere una diminuzione del prezzo relativo e quindi rendere più opportuno l’acquisto di quantitativi relativamente superiori di un prodotto il cui prezzo è aumentato di “appena” il 3%.
Analogamente, in caso di generale deflazione, i consumatori potrebbero non rendersi conto del fatto che il ribasso di un prodotto specifi co rispecchia l’andamento generale
dei prezzi e non un calo del prezzo relativo del prodotto in questione. Di conseguenza, essi potrebbero essere erroneamente indotti ad acquistarne quantitativi troppo elevati.
Prezzi stabili evitano dunque a imprese e consumatori di interpretare in modo scorretto le variazioni del livello generale dei prezzi come variazioni dei prezzi relativi e consentono loro di adottare decisioni di consumo e di investimento meglio informate.
L’incertezza circa l’evoluzione futura del tasso di inflazione può inoltre indurre le imprese ad adottare decisioni sbagliate in materia di occupazione. Si ipotizzi, a fi ni illustrativi, che in un contesto di infl azione elevata un’impresa interpreti erroneamente un aumento del 5% del prezzo di mercato dei propri beni come un ribasso in termini relativi, in quanto non si è resa conto del fatto che in epoche recenti l’infl azione è scesa ad esempio dal 6 al 4%. Essa potrebbe essere pertanto indotta a investire meno e licenziare manodopera per ridurre la propria capacità produttiva, in modo da non incorrere in perdite connesse alla diminuzione percepita del prezzo relativo dei propri beni. Tale decisione finirebbe tuttavia per rivelarsi sbagliata, in quanto per il calo dell’inflazione i salari nominali dei dipendenti potrebbero aumentare meno di quanto aveva ipotizzato l’impresa. Verrebbe così a crearsi quello che gli economisti defi niscono una “distorsione” nell’allocazione delle risorse. In sostanza, si avrebbe uno spreco di risorse, quali il capitale e il lavoro, poiché alcuni dipendenti sarebbero licenziati a causa dell’andamento instabile dei prezzi.
LA VARIAZIONE DEI PREZZI DEI BENI
Un analogo spreco viene a crearsi se lavoratori e sindacati sono incerti quanto al futuro quadro infl azionistico e chiedono quindi un aumento piuttosto consistente dei salari
nominali per evitare che elevati tassi di infl azione futuri determinino un calo significativo delle retribuzioni reali. In tali circostanze, se l’impresa nutre aspettative di infl azione
inferiori, percepirà un dato aumento dei salari nominali come un incremento piuttosto consistente di quelli reali e potrebbe essere pertanto indotta a ridimensionare il proprio
organico o almeno ad assumere un numero di lavoratori inferiore a quello che avrebbe assunto se non avesse avuto tale “percezione”.
La stabilità dei prezzi riduce l’incertezza sull’infl azione e concorre quindi a evitare casi di errata allocazione di risorse come quelli descritti in precedenza. Aiutando il mercato a
indirizzare le risorse dove possono essere impiegate in modo più produttivo, una stabilità durevole dei prezzi accresce l’effi cienza dell’economia e quindi il benessere delle famiglie.
EFFETTI SUL CREDITO
In secondo luogo, se i creditori hanno la certezza che i prezzi resteranno stabili in futuro, non richiederanno un rendimento aggiuntivo (ossia il “premio per il rischio di infl azione”) come compenso per i rischi di infl azione connessi alla detenzione di attività nominali sul più lungo periodo (cfr. il riquadro 3.2 per maggiori dettagli). Riducendo tali premi, e determinando pertanto tassi di interesse nominali inferiori, la stabilità dei prezzi concorre ad accrescere l’efficienza con cui i mercati dei capitali assegnano le risorse aumentando di conseguenza gli incentivi a investire. Ciò promuove a sua volta la creazione di posti di lavoro e, più in generale, il benessere economico.
ATTIVITA’ DI COPERTURA
In terzo luogo, il mantenimento credibile della stabilità dei prezzi riduce anche la probabilità che i singoli cittadini e le imprese distolgano risorse da utilizzi produttivi per
tutelarsi, ossia “coprirsi”, contro l’infl azione o la defl azione, ad esempio agganciando il valore dei contratti nominali all’evoluzione dei prezzi. Poiché una piena indicizzazione
è impossibile o troppo costosa, in un contesto di infl azione elevata esiste l’incentivo ad accumulare beni reali che in tali circostanze conservano il loro valore meglio della
moneta o di determinate attività fi nanziarie. Un accumulo eccessivo di beni, tuttavia, non costituisce chiaramente una decisione di investimento effi ciente e ostacola la crescita
dell’economia e dei redditi reali.
EFFETTI DISTORSIVI DEI REGIMI FISCALI
In quarto luogo, i regimi fi scali e di sicurezza sociale possono determinare incentivi che influiscono in senso distorsivo sul comportamento economico. In molti casi, tali distorsioni sono esacerbate dall’infl azione o dalla defl azione, in quanto di norma i sistemi fiscali e di sicurezza sociale non prevedono l’indicizzazione delle aliquote impositive e dei contributi previdenziali al tasso di infl azione. Ad esempio, incrementi salariali intesi a compensare i lavoratori per l’andamento dell’infl azione potrebbero determinare l’assoggettamento a un’aliquota impositiva più elevata, un fenomeno noto come “drenaggio fiscale”. La stabilità dei prezzi riduce gli eff etti distorsivi connessi all’impatto dell’inflazione o della deflazione sui regimi fiscali e di sicurezza sociale.
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