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  • 23
  • giu
  • 2010

Variazione complessiva dei prezzi: problemi di misurazione

Variazione-complessiva-dei-prezzi-problemi-di-misurazioneQualunque tentativo di attribuire un singolo valore numerico alla variazione complessiva dei prezzi si scontra con una serie di difficoltà derivanti da diversi motivi. La prima va ricercata nella progressiva perdita di rappresentatività di un dato paniere, dovuta al fatto che nel tempo i consumatori tendono a sostituire i beni più costosi con altri più economici. A titolo di esempio, un rincaro della benzina potrebbe indurre alcuni a utilizzare meno l’automobile e ad acquistare invece quantitativi superiori di altri beni. Pertanto, se le ponderazioni non vengono corrette, la variazione dell’indice potrebbe lievemente sovrastimare i “veri” aumenti dei prezzi.

LA QUALITA’ DEI PRODOTTI
La seconda diffi coltà è riconducibile al fatto che risulta a volte difficile tenere conto degli effetti di variazioni della qualità dei prodotti. Se la qualità di un determinato prodotto migliora, l’aumento di prezzo riconducibile a tale miglioramento non può essere ritenuto infl azionistico, in quanto non riduce il potere d’acquisto della moneta. In orizzonti temporali lunghi, tali incrementi di qualità sono normali. Ad esempio, le autovetture di oggi sono molto diverse da quelle fabbricate negli anni settanta, che a loro volta si distinguevano notevolmente da quelle di vent’anni prima. Gli istituti di statistica dedicano molto tempo agli adeguamenti necessari per tenere conto delle variazioni di qualità, ma la natura degli stessi li rende diffi cili da stimare.

PRODOTTI NUOVI
Anche la comparsa di prodotti nuovi, categoria che non comprende le ulteriori versioni di prodotti già esistenti (ad esempio i nuovi tipi di cereali da colazione), costituisce un
fenomeno rilevante che presenta delle diffi coltà. Come è avvenuto nel caso dei lettori DVD, trascorre necessariamente del tempo prima che i prezzi dei nuovi prodotti possano
essere inclusi nell’indice in quanto è necessario raccogliere informazioni su aspetti quali le quote di mercato, i canali distributivi principali e le marche più diff use. Un ritardo
eccessivo, tuttavia, rende l’indice non più pienamente rappresentativo delle effettive variazioni medie dei prezzi cui sono esposti i consumatori.

LA SOGLIA DI VARIAZIONE
In passato, vari studi economici hanno rilevato una distorsione piccola ma positiva nella misurazione degli indici dei prezzi al consumo utilizzati dai singoli paesi, e hanno
avanzato l’ipotesi che fino a una determinata soglia di infl azione, ad esempio 1⁄2 punto percentuale, si potesse comunque parlare di stabilità “eff ettiva” dei prezzi. Benché non
siano disponibili stime accurate di tale distorsione nell’area dell’euro, vale a dire nei paesi dell’UE che hanno adottato la moneta unica, due ordini di motivi inducono a ritenerla
piuttosto contenuta. Anzitutto, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), ossia un IPC armonizzato per tutti i paesi dell’area, costituisce un concetto relativamente
recente. In secondo luogo l’Eurostat, l’istituto della Commissione europea responsabile per questo ambito statistico a livello dell’UE, ha tentato di ovviare a eventuali distorsioni
di misurazione dello IAPC definendo opportuni standard statistici.

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