Fiat: accordo separato con i sindacati per Pomigliano, la Fiom non ci sta
Accordo separato, senza la Fiom, fra Fiat e sindacati sul rilancio dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’intesa complessiva prevede sedici punti. Quello che avrebbe convinto la maggioranza dei sindacati è l’istituzione di una commissione paritetica per le sanzioni nei confronti dei lavoratori che non rispetteranno l’accordo. L’intesa sarà sottoposta a referendum il 22 giugno.
IL RIFIUTO DELLA FIOM
Questo testo “è irricevibile” e “pone problemi seri di contrasto con la Costituzione“, sottolinea Enzo Masini, coordinatore nazionale Fiom-Cgil per il settore Auto, al termine del confronto fra Fiat e sindacati. Anche il referendum, evidenzia, “è basato sulla minaccia dei lavoratori che sono ricattati dalla Fiat, che ha imposto di accettare deroghe a leggi e contratti“.
“Abbiamo molto rispetto per la scelta dei lavoratori e domani discuteremo con loro a Pomigliano“, aggiunge Masini, ma resta il fatto che “questo referendum dice in sostanza se si vuole lavorare oppure no e quindi è basato su una minaccia per i lavoratori“.
CRISI E DIRITTI
Prima ancora, il leader di Fiom Giorgio Cremaschi non aveva lasciato spazio a dubbi: “Ribadisco il nostro no all’accordo su Pomigliano. La nostra posizione è molto chiara, noi non pensiamo che per affrontare la crisi si debba rinunciare a dei diritti“.
L’accordo separato è stato preceduto oggi dall’appello del presidente del Senato Renato Schifani secondo il quale “Pomigliano è un banco di prova per tutti. Non può e non deve prevalere la logica dei veti incrociati. Non è più il tempo del no o della fuga. Per salvare l’occupazione e la dignità del lavoro serve uno sforzo comune ed un sano realismo. Pomigliano non deve chiudere“.
IL GOVERNO: ACCORDO IMPORTANTE
Mentre subito dopo la firma, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti ha commentato: “L’accordo su Pomigliano è la rivincita dei riformisti su tutti gli altri“. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l’accordo “è straordinariamente importante perché la Fiat ha deciso di procedere ugualmente pensando che l’intesa fosse sottoscritta da organizzazioni che rappresentano la grande maggioranza dei lavoratori“. Quindi, “si va avanti. Mi auguro che Fiom e Cgil – precisa Sacconi – non vogliano ostacolare questo percorso che non riguarda solo la Fiat ma tutto il Mezzogiorno“.
LAVORO O DIRITTI?
In un’intervista su ‘Repubblica’ oggi il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha chiesto a Marchionne un ripensamento: “Non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma. E il ‘piano B’ sarebbe anche una sua sconfitta“.
CHI E’ D’ACCORDO
Il fronte del sì. Per il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina, l’accordo sulla Fiat di Pomigliano “non contiene nessuna violazione alle norme di legge e allo Statuto dei lavoratori, che in ogni caso non potrebbero essere modificati dalla trattativa e dall’accordo sindacale“. Farina evidenzia che “se vi fossero infatti materie indisponibili alla contrattazione lo sarebbero per tutti i sindacati e non solo per la Cgil“.
Sulla stessa linea il leader della Uilm, Rocco Palombella: “E’ meglio firmare l’intesa, anche se riduce i rischi ma mantiene in piedi lo stabilimento. Non il contrario. Ho ricevuto pieno mandato dalla direzione a siglare l’intesa e programmare il referendum tra i lavoratori già la prossima settimana“.
Favorevole al piano Fiat anche l’Ugl. “Siamo qui per rispettare l’impegno preso venerdì scorso per sottoscrivere un accordo che può ridare occupazione e competitività allo stabilimento di Pomigliano d’Arco e all’intero territorio” afferma il vicesegretario dei metalmeccanici, Antonio D’Anolf.
In serata poi arrivano le dichiarazioni a favore della firma del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: “Dovremmo preoccuparci quando chiudono le fabbriche, non quando aprono“. Bonanni si dice “molto contento” dell’esito dell’accordo per la fabbrica Fiat di Pomigliano. “In questo modo garantiamo tante altre fabbriche, non solo Pomigliano, attraverso investimenti notevoli senza soldi pubblici. Perche’ questo e’ il primo grande investimento che si fa, senza soldi pubblici, in piena crisi”, dice il segretario della Cisl, lasciando la sede del Partito democratico dopo un incontro con Pier Luigi Bersani.
IL PARERE DI BERSANI
A stretto giro di posta il commento dello stesso Bersani sull’accordo: “Adesso l’obiettivo deve essere quello di avere l’investimento, a tutto questo si poteva arrivare senza esporsi a obiezioni di natura giuridica” per questo bisogna tenere presente che la vicenda Pomigliano, “presenta punti problematici e non di esemplarità“.
“Continuo a pensare che, con la buona volontà da parte di tutti, sarebbe stato possibile raggiungere i termini dell’accordo senza sfiorare delicate questioni di tipo giuridico -è la premessa del segretario del Pd- Giunti a questo punto, credo che bisogna valutare l’esito del referendum, cosi’ come penso sarebbe giusto ascoltare sempre quello che hanno da dire i lavoratori“. Bersani aggiunge: “adesso, e lo dico al governo, bisogna fare in modo che una vicenda eccezionale non prenda il carattere di esemplarità“.
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