Fiat: arrivano le proposte del Governo per Termini Imerese
“La Fiat ha dichiarato di volerlo chiudere, nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650mila a 900mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro”. Claudio Scajola, ospite di Maurizio Belpietro a ‘La Telefonata’, parla della situazione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese per il quale è prevista la chiusura per gli inizi del 2012. ”Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale. Con Fiat – dice il ministro dello Sviluppo economico – il discorso su Termini Imerese è chiuso, ma Fiat non ostacolerà e aiuterà una soluzione diversa”.
LE OFFERTE DEL GOVERNO PER FIAT
Allo stato ”abbiamo 8, 9, 10 offerte che stiamo valutando e presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto del ministero dello Sviluppo. Abbiamo tempo un anno e mezzo prima che cessi lo stabilimento di Termini”, ricorda il ministro. Quanto a Pomigliano d’Arco, ”oggi soffre la crisi di produzione dell’Alfa Romeo, ma nell’accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite: quindi per Pomigliano -assicura Scajola- c’è un percorso di crescita”.
GLI INCENTIVI
Poi il ministro parla degli incentivi dati negli ultimi anni: ”La Fiat ha avuto, come molti, aiuti sullo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti. Certo è che questi incentivi sono quelli che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi’‘. Sono incentivi che ”non dovranno essere restituiti, ma c’è l’impegno per sviluppare l’italianità. Non c’è dubbio che in passato Fiat ha dato prove di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne, la Fiat ha investito sull’auto. Allora, via le polemiche, ma la Fiat si ricordi che l’Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani”.
IL PARERE DEGLI INDUSTRIALI
A confermare le parole del ministro dello Sviluppo economico anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: ”Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, ci sono otto o nove proposte tra le quali alcune degne di attenzione. Bisogna scegliere quelle concrete, che possono stare in piedi, ed essere di mercato“. A margine della Mobility Conference, in corso all’Assolombarda di Milano, su ‘Reti europee, intermodalità, trasporto pubblico’, il presidente di Confindustria ha osservato che ”purtroppo lo stabilimento di Termini Imerese, per problemi logistici e di efficienza, non riesce a stare in piedi e il vero problema è come reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo ed ecco, quindi, che giudico positivo il fatto che via siano delle proposte”.
LA POSIZIONE DEI SINDACATI
Sul piede di guerra i sindacati. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni “Fiat deve chiudere immediatamente la partita su Termini Imerese ma anche presentare un piano industriale complessivo preciso e concreto per proseguire la strategia di rilancio del gruppo perché su questo c’è un silenzio assordante“.
Mentre Luigi Angeletti, ribadisce che la Uil non si rassegnerà “al fatto che si chiuda uno stabilimento, come quello di Termini Imerese, in cambio di niente o di assistenza“. Quanto alle proposte alternative, aggiunge: “Non conosco né gli acquirenti né la consistenza delle proposte ma è necessario che se Fiat vuole cessare di produrre auto debba indicare soluzioni alternative perché fare impresa non è compito nè delle Regioni, né dei governi e tantomeno dei sindacati“, prosegue. La soluzione alla vicenda di Termini, d’altra parte, non puo’ essere solo quella “relativa all’impiego di ammortizzatori sociali ma deve essere una risposta produttiva“, conclude.
Tags: crisi economica Italia, fallimenti aziendali, statistiche occupazione, strategie aziendali
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