Riforma fiscale, due sole aliquote Irpef. Via gli studi di settore per l’opposizione

Riforma-fiscale-due-sole-aliquote-Irpef.-Via-gli-studi-di-settore-per-lopposizioneLa priorità politica è individuata, e sostanzialmente concordata fra il premier Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti. Ora saranno i tecnici del ministero dell’Economia a preparare il terreno per i prossimi passi da compiere sulla strada che porta alla riforma fiscale. Secondo quanto risulta all’ADNKRONOS, a via XX Settembre entrerà nel vivo già da lunedì, in concomitanza con il ritorno a Palazzo Chigi del Cavaliere, il lavoro necessario ad arrivare al più presto (entro le prossime due settimane) all’apertura di un tavolo con le parti sociali.

I VINCOLI DI TREMONTI
Tremonti, in questi giorni, continua ad insistere su tre fattori chiave: ”Prudenza, consenso, rispetto dei vincoli di bilancio”. Tre fattori che, secondo quanto riferiscono fonti del ministero, escludono la possibilità che si possa procedere per strappi. Non c’è spazio per tagli di tasse che non siano coerenti con una riforma fiscaleorganica, strutturale” del sistema. L’approdo di un percorso, che ”non sarà breve né semplice”, dovrà essere un avviso comune tra parti sociali e governo.

DUE ALIQUOTE IRPEF
L’obiettivo finale di una riforma che arrivi, come auspicato dal premier Berlusconi, ad un sistema che preveda due sole aliquote Irpef, al 23 e al 33% è, allo stato attuale, ”solo un target di prospettiva”. Sarebbe, si spiega in Via XX Settembre, ”il risultato ottimale” di un processo di riforma su cui incidono diverse variabili. E la prima, la più consistente, è la tenuta dei conti pubblici. Perché, come ha più volte ripetuto Tremonti, ”non c’è spazio per nuovo deficit”.

PROPOSTE ALTERNATIVE: ABOLIZIONE DEGLI STUDI DI SETTORE
“La proposta è sbagliata – ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani al Tg1 -, porta troppi soldi verso i ricchi. Se vogliamo discutere di Irpef per lavoro e famiglia, superamento degli studi di settore, di rendita finanziaria e lotta all’evasione si venga in Parlamento, noi le nostre proposte le abbiamo“.
Sempre dal Partito democratico a Berlusconi arriva poi l’invito ad accogliere la proposta di ”abolire gli Studi di Settore”, un’opportunità concreta ‘’semplificare il sistema fiscale italiano, senza continuare a fare propaganda sulla Grande Riforma”.

L’ABOLIZIONE DELL’IRAP
Dal 1994, il presidente Berlusconi – sottolinea Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del Pd – ha fatto il presidente del Consiglio per quasi un decennio continuando a promettere imminenti rivoluzioni fiscali. L’ultima volta è stato ad ottobre scorso quando si è impegnato davanti all’assemblea di Confcommercio ad un primo intervento sull’Irap nella Finanziaria allora in corso di approvazione. Non solo non è successo nulla, ma nella Finanziaria per il 2010 il governo ha dato libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo”. Oggi, aggiunge, ”Berlusconi ha un’opportunità subito a disposizione: accolga la proposta del Pd di abolire gli Studi di Settore. Sarebbe anche una risposta concreta, dopo tanta retorica sul dialogo”.


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3 commenti:

  1. strangelove, 11. gennaio 2010, 15:38

    L’IPOCRISIA DEI SINDACALISTI E DELLA SINISTRA
    I sindacati assieme al PD stanno da tempo facendo una gran cagnara per tassare le cosiddette rendite finaziarie, cioè le azioni, i bot, i btp, i fondi etc, in altre parole il risparmio delle famiglie. Un’altro modo con cui questa stangata viene chiamata è armonizzazione delle rendite finanziarie. Però in tutti i paesi in cui il risparmio viene tassato, i veri detentori di patrimoni trasferiscono in tutta legalità la loro residenza in paesi come la Svizzera dove i soldi delle persone non vengono tassati. Per esempio così hanno fatto le famiglie Agnelli e De Benedetti e molte altre ricche dinastie italiane. Il fatto è che chi paga queste tasse sono proprio i lavoratori, i pensionati, i cittadini comuni con loro risparmi raccolti dopo una vita di lavoro. E la cruda realtà è che i sindacalisti hanno tutto l’interesse a veder crescere questa forma di imposizione fiscale sui beni delle persone, perchè così facendo i loro fondi pensione acquisirebbero una fiscalità di vantaggio. Gli ipocriti del sindacato sono in pieno conflitto d’interesse. Si tratta di quello stesso conflitto di interesse che li ha portati ad accogliere con entusiamo lo scippo del TFR ai lavoratori, dato poi in gestione ai fondi pensione di estrazione sindacale. Il problema è che i sindacati non proteggono più l’interesse dei lavoratori ormai da anni. Per questo i salari sono bassi. Essi oggi fanno solo gli interessi legati alla loro casta e per favorirli non esitano a chiedere senza vergogna che si tassino i risparmi delle persone. Un altro esempio della loro ipocrisia? Ricordate il cuneo fiscale di Prodi? In campagna elettorale Prodi lo promise ai lavoratori fra l’entusiasmo sindacale. Poi Prodi e la sinistra lo regalarono naturalmente a confindustria nel più totale silenzio dei sindacati, che proprio in quel periodo erano intenti ad incassare la gestione del TFR. Avevano cioè la bocca troppo piena per dire bao senza sputare la salsiccia! E oggi ecco che questi parassiti tornano alla carica per mettere le mani nelle tasche della gente.

     
  2. Ciccio, 13. gennaio 2010, 0:43

    Anche questo fondo pensione è di estrazione sindacale?
    http://www.mediolanumgestionefondi.it/251_256.htm

     
  3.  

    [...] Riforma fiscale, due sole aliquote Irpef. Via gli studi di settore per l’opposizione La priorità politica è individuata, e sostanzialmente concordata fra il premier Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti. Ora saranno i tecnici del ministero dell’Economia a preparare il terreno per i prossimi passi da compiere sulla strada che porta alla riforma fiscale . blog: MondoFinanzaBlog.com | leggi l'articolo [...]

     

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