Cercare lavoro: la conoscenza diretta
E’ un dato di fatto che spesso le aziende in cerca di personale non si avvalgono dei canali formali e ufficiali, ma preferiscono affidarsi a segnalazioni e passaparola. Questo non solo perchè vogliono abbattere i costi, ma soprattutto per contare su rapporti dif iducia con i nuovi collaboratori.
Una segnalazione, tuttavia, non è necessariamente una raccomandazione, ma può essere un canale cruciale per un’organizzazione. Ottenere rassicurazioni in merito alle reali capacità, competenze e affidabilità di un candidato è decisivo per un’azienda. Inoltre, per certe posizioni legate a settori specialistici, il passaparola regna sovrano dal momento che i professionisti a disposizione sono pochi.
Poter contare su qualcuno di fidato, sia esso un conoscente, un fornitore, un partner professionale o un collega, che garantisca per quella certa persona o anche solamente sappia indicare la persona giusta al posto giusto, permette all’azienda di rendere più efficacie la sua ricerca.
LA FORZA DEI LEGAMI DEBOLI
Appurato che quello della conoscenza diretta è un canale di ricerca del personale usato spesso dalle aziende, non resta che capire come sfruttarlo al meglio, imparandone regole e meccanismi. Per prima cosa, va considerata la “forza dei legami deboli“, teoria concepita negli anni Settanta dal sociologo americano Mark Granovetter. Quest’ultimo, nel processo di ricerca del lavoro, ha evidenziato la scarsa importanza dei legami forti, cioè ad alta intensità di contatti e contenuto emotivo (come con amici intimi o parenti), a favore di quelli deboli, ovvero i contatti meno frequenti e dal minore contenuto emotivo (intrattenuti con conoscenti o amici di amici). Secondo lo studioso essi consentono di raggiungere un maggior numero di persone e, quindi, di informazioni. Se cercate lavoro, dunque, è più facile trovarlo attraverso la segnalaziomne di un conoscente, che non attraverso la “raccomandazione” di una parente.
SMALL WORLDS
Un’altra teoria interessante è quella sugli Small Worlds. Gli esperimenti condotti dallo psicologo Stanley Milgram dimostrerebbero che ognuno di noi è collegabile a qualsiasi altra persona per mezzo di pochi legami interpersonali. Nel 2001, poi, Duncan Watts, professore alla Columbia University, replicando con l’aiuto di internet gli esparimenti di Milgram scoprì che il numero medio di intermediari era sei. Ecco la teoria dei sei gradi di separazione.
In soldoni, significa che bastano poche “connessioni” per raggiungere persone (potenziali datori di lavoro) che apparentemente sembrano irraggiungibili.
LA RETE DI CONTATTI PERSONALI
Quello che la sociologia del lavoro chiama “network” non è altro che la rete personale che si getta sul mondo per raccogliere informazioni preziose su posti vacanti e fare da ponte verso le posizioni ambite. Come fare? Innanzitutto bisogna ricordare che chiunque può essere considerato un contatto utile nel momento in cui ci si mette alla ricerca di lavoro. Non solo quindi familiari ed amici, ma anche ex colleghi, fornitori, professori, compagni di palestra o di calcetto, sindacalisti, persone conosciute in chat (i legami deboli). Tutti possono fornire indicazioni strategiche sia su opportunità di inserimento, su come si lavora in una data azienda, su chi gestisce le risorse umane o sullo stato di salute e prosperità di quest’ultima. Si tratta di vere e proprie scorciatoie che permettono di evitare di sprecare energie e imboccare strade sbagliate.
Vedremo in seguito come sfruttare a questo scopo anche i social network.
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