Crisi finanziaria e mutui: Draghi spiega i rischi del periodo che stiamo vivendo
Ad un anno dal culmine della crisi, le condizioni dei mercati sono migliorate considerevolmente ed é ritornata la fiducia nel sistema finanziario“. Ma “la reazione dei mercati ai recenti problemi finanziari di Dubai ci rammenta che essi restano insolitamente vulnerabili alle turbolenze”. A dirlo è il governatore della Banca d ‘Italia e presidente del Financial Stability Board Mario Draghi, che durante un suo intervento al Congresso del Partito popolare europeo tratteggia luci e ombre della ripresa dalle peggiore crisi finanziaria dal 1929: “stiamo entrando in un momento delicato” – ha spiegato Draghi – con “elevati rischi” di spiazzamento del mercato.
MOMENTO CRITICO PER I MUTUI
Un momento particolarmente critico per i mutui, visto che ci si aspetta sul piano globale un riscatto globale dei prestiti per i prossimi tre anni fra i 3.000 e i 4.000 miliardi di dollari, una cifra raddoppiata rispetto alla metà di questo decennio. Parlando poche ore dopo che la Spagna è stata colpita dal peggioramento delle prospettive sul rating, aggiungendo nuovi scossoni ai mercati già preoccupati per la tenuta dei conti pubblici della Grecia, Draghi ha messo l’accento sui livelli elevatissimi raggiunti dal debito su scala globale, che rischiano di mettere sotto sforzo la ripresa se non gestiti con accortezza. “La crisi – ha spiegato il governatore durante una tavola rotonda – ha comportato un massiccio trasferimento del debito dal settore privato al settore pubblico” e “le finanze pubbliche dei paesi sviluppati si sono deteriorate ad un ritmo mai prima registrato in periodi di pace”.
FISCO E PREVIDENZA
Una situazione che probabilmente impedirà di riportare i deficit dei paesi europei sotto le soglie limite fino al 2014. E che di fronte alle sfide fiscali a lungo termine in materia di sanità, sistema previdenziale e cambiamento climatico, porterà il debito pubblico dei paesi Ocse ad oltrepassare il 100% del Pil nel 2010.
LE BANCHE
L’ uscita dalla crisi richiederà particolare attenzione alle banche: quelle europee – ha avvertito Draghi – hanno bisogno di rafforzare il proprio capitale, perché pur essendo sfuggite alla crisi degli asset tossici hanno comunque sofferto la recessione, e ora le perdite sui prestiti concessi a famiglie e imprese “stanno montando velocemente”. Ed è “fondamentale” – ha aggiunto – risolvere il problema dell’azzardo morale legato alla necessità di evitare ad ogni costo il fallimento delle istituzioni sistemiche “troppo grandi per fallire”: un problema reso ancora più scottante dalla crisi. Con la Federal Reserve ancora attenta a non dare segnali di stretta al credito e la Banca centrale europea che ha già dato i primi segnali di exit strategy, Draghi ha delineato anche il percorso da seguire nel ritirare le misure d’emergenza messe a punto per arginare la crisi: è ancora troppo presto – ha detto – per ritirare il sostegno pubblico all’economia e alle istituzioni finanziarie, ma non lo è affatto per preparare la exit strategy: un richiamo affinché i Paesi e le istituzioni abbiano ben chiaro come ridurre gradualmente l’intervento pubblico.
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