Finanza: il mercato dei derivati in Italia
Il mercato italiano dei derivati è l’ Italian Derivative Market (IDEM). Il primo mercato a trattare derivati fu il CBOT nel 1848. Vengono negoziati sia in Borsa che in mercati over the counter (fuori borsa) e sono generalmente caratterizzati da leva finanziaria, rappresentando quindi strumenti finanziari di particolare rischio. Inoltre, i mercati su cui vengono negoziati sono normalmente caratterizzati da liquidità molto minore rispetto al mercato azionario, ed ancora peggio per i derivati tipicamente “sartoriali” (per esempio gli swap, che vengono “confezionati su misura”). Vengono spesso concettualmente equiparati alle scommesse, più che a degli “investimenti”.
I DERIVATI
La massa di derivati circolante nel mondo ammonta a 300 trilioni di dollari, di cui cento depositati nelle banche statunitensi. La legislazione statunitense prevede la denominazione di un fondo pensionistico per le istituzioni finanziarie private che investono almeno il 25% del loro capitale in entità finanziarie classificate a loro volta come fondi pensione, che sono soggette a limitazioni prudenziali nelle scelte d’ investimento in difesa del capitale che dovrà pagare la pensione ai titolari di quote del fondo.
I RISCHI DEI DERIVATI
Per l’ elevato rischio, un derivato dovrebbe essere presente negli investimenti dei fondi pensione solamente per tutelare da un rischio di segno opposto maggiore: più direttamente il fondo se veramente seguisse una politica di investimenti prudenti e a basso rischio, non avrebbe necessità dei derivati per tutelarsi (eviterebbe l’ alto rischio e basta). In particolare, è di discutibile legalità la vendita di derivati a soggetti non qualificati (vedi sentenza N. 2709/2007 della Corte di Appello di Milano), vista la difficoltà di determinarne correttamente il valore di mercato corretto, particolarmente ardua nel caso di derivati esotici e strutturati.
FONDI PENSIONE E DERIVATI
Alcuni fondi pensione sostengono di investire in derivati allo scopo di aumentare le entrate, a fronte delle fluttuazioni di mercato. Uno studio della Bank of New York e della Casey, Quirk & Associates prevede per l’ anno 2008 un aumento degli investimenti delle aziende private in derivati da 5 a 300 miliardi di dollari. Privati ed aziende, quasi sempre privi di una conoscenza finanziaria sofisticata, non hanno normalmente alcun modo di determinare correttamente il pricing dei derivati esotici e strutturati, nè di valutarne il rischio.
GLI AGGREGATI FINANZIARI
La Federal Reserve ha annunciato sul proprio sito web che la banca centrale statunitense non pubblicherà più le statistiche periodiche sulla consistenza della massa monetaria aggregata M3 (che comprende anche gli aggregati finanziari). In tale termine rientra in primo luogo la moneta emessa, si teme, per contrastare un fenomeno mondiale di vendita delle riserve in dollari iniziato da parte di Cina (30% del PIL in dollari) e Giappone. Gli accordi di Bretton Woods, non più validi, prevedevano che il dollaro fosse moneta di riserva, che la banca centrale non avrebbe cambiato con la Federal Reserve.
Alan Greenspan diede impulso all’ emissione e diffusione di strumenti derivati. È rilevabile la particolarità di un titolo su mutui e ipoteche già esistenti, e di asset nominali registrati in attivo di bilancio anche se non rappresentano entità reali, diversamente da azioni e obbligazioni che sono almeno teoricamente collegate a investimenti in beni reali.
PREZZI E ACQUISTO DI DERIVATI
L’ emissione di prestiti bancari per acquistare derivati a fini speculativi (vendite al rialzo) ha un effetto di decrescita dei prezzi poiché viene emessa una quantità di moneta che non è corrisposta da un aumento della ricchezza reale. Così, si deprezza il potere di acquisto della moneta rispetto ai beni/servizi.
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